AGI/YouTrend: l’incerto appeal del partito di Renzi

Quanto potrebbe valere il partito di Matteo Renzi? “Se stiamo alle stime di EMG, una lista renziana potrebbe puntare ad arrivare al 10%, potendo contare su uno zoccolo duro intorno al 4%”, dice Salvatore Borghese di YouTrend, che spiega: “Molti di questi, a giudicare sia dai dati EMG che da quelli Euromedia, sarebbero voti provenienti da attuali elettori democratici”. Ma, rileva Borghese, “questa lista avrebbe ben poco appeal al di fuori del bacino Pd. La cosa non dovrebbe sorprendere, dal momento che lo stesso Matteo Renzi non e’, ormai da molto tempo,- una figura politica che gode di un consenso trasversale, come lo fu nel periodo 2013-2014: nel suo ultimo Atlante Politico, l’istituto Demos diretto da Ilvo Diamanti quantifica in meno di uno su quattro (23%) la quota di italiani che esprime un giudizio pari o superiore alla sufficienza nei confronti dell’ex premier. Certamente – ricorda Borghese – in passato c’e’ stato un tempo in cui, fondando un partito nuovo, Matteo Renzi avrebbe potuto aspirare a raccogliere percentuali significative. Oggi, non e’ piu’ cosi'”. Se e’ vero che Renzi ha vinto le primarie per la leadership del partito con il 70% sia nel 2013 che nel 2017, gia’ nel corso del 2018, dopo la tremenda sconfitta al referendum del 4 marzo, gli elettori democratici hanno mostrato di preferire un cambiamento. Secondo un sondaggio Ipsos risalente a poco piu’ di un anno fa (luglio 2018), se a contendersi la segreteria fossero stati Renzi e Zingaretti, gli elettori delle primarie avrebbero preferito il governatore del Lazio con il 43%, contro il 32% dell’ex premier. Piu’ avanti, a dicembre, e’ stato l’istituto EMG di Fabrizio Masia a tentare una stima del potenziale elettorale di un’ipotetica “lista Renzi”. Secondo questo sondaggio, solo il 10% degli elettori avrebbe preso in considerazione di votare per questo nuovo partito (di cui solo il 4% con certezza). Tra gli elettori del Pd questa percentuale saliva al 38% (di cui il 15% certi): una quota consistente, ma comunque minoritaria. Un’ulteriore misurazione, ancora meno benevola nei confronti del progetto renziano, e’ quella realizzata da Euromedia lo scorso febbraio. Secondo l’istituto di Alessandra Ghisleri, solo un elettore del Pd su quattro avrebbe gradito un’eventuale scissione da parte di Renzi (e la quota di chi avrebbe apprezzato “molto” era quasi irrilevante: il 2,9%). “Va detto – osserva Borghese – che cifre simili che parlavano di un potenziale elettorale attorno al 10%, per lo piu’ proveniente da elettori del Partito democratico, erano state rilevate, giusto un anno prima, anche per quella che poi e’ stata Liberi e uguali, la lista unitaria di sinistra guidata da Piero Grasso e che comprendeva anche gli ex Pd Bersani, D’Alema e Speranza. Ma, alle elezioni, quella lista si fermo’ poco sopra il 3%, a testimoniare come le stime sul potenziale elettorale possano essere fuorvianti quando si parla di nuovi soggetti”. (AGI)