Corpus Domini, Papa Francesco: “Eucaristia scuola di benedizione, antidoto a indifferenza”

Papa Francesco è il quarto Papa a visitare la parrocchia di Santa Maria Consolatrice a Casal Bertone, ma è il primo a celebrarvi la Solennità del Corpus Domini. Dopo Ostia lo scorso anno, la scelta del Pontefice quest’anno è caduta sulla zona del Tiburtino lasciando così da parte per il secondo anno consecutivo la celebrazione tra San Giovanni e Santa Maria Maggiore che invece si svolgeva il giovedì.

L’omelia del Papa si incentra su due parole: dire e dare. Dire, nel senso di benedire. Così fa Cristo prendendo i 5 pani per sfamare la folla. “La benedizione – sottolinea Francesco – fa di cinque pani il cibo per una moltitudine: fa sgorgare una cascata di bene. Perché benedire fa bene? Perché è trasformare la parola in dono. Quando si benedice, non si fa qualcosa per sé, ma per gli altri. Benedire non è dire belle parole, non è usare parole di circostanza; è dire bene, dire con amore”.

“L’Eucaristia – ricorda il Papa – è una scuola di benedizione. Dio dice bene di noi, suoi figli amati, e così ci incoraggia ad andare avanti. Veniamo a Messa con la certezza di essere benedetti dal Signore, e usciamo per benedire a nostra volta, per essere canali di bene nel mondo”.

Francesco dunque invita i sacerdoti a non aver “paura di benedire, il Signore desidera dire bene del suo popolo, è contento di far sentire il suo affetto per noi. E solo da benedetti possiamo benedire gli altri con la stessa unzione d’amore. È triste invece vedere con quanta facilità oggi si  fa il contrario, si maledice, si disprezza, si insulta. Presi da troppa frenesia, non ci si contiene e si sfoga rabbia su tutto e tutti. Spesso purtroppo chi grida di più e più forte, chi è più arrabbiato sembra avere ragione e raccogliere consenso. Non lasciamoci contagiare dall’arroganza, non lasciamoci invadere dall’amarezzaIl popolo di Dio ama la lode, non vive di lamentele; è fatto per le benedizioni, non per le lamentazioni”.

Dopo il dire, ecco il dare. Dopo aver benedetto, il pane viene distribuito, ma non nel senso di consumo ma come “mezzo di condivisione”. La moltiplicazione dei pani fatta da Gesù non è una magia. Egli “prega, benedice quei cinque pani e comincia a spezzarli, fidandosi del Padre. E quei cinque pani non finiscono più. Questa non è magia, è fiducia in Dio e nella sua provvidenza”.

Oggi si tende ad accumulare, guadagnare, ma “l’economia del Vangelo moltiplica condividendo, nutre distribuendo, non soddisfa la voracità di pochi, ma dà vita al mondo. Non avere, ma dare è il verbo di Gesù”.

Gesù insegna ai suoi discepoli la condivisione. “Ciò che abbiamo – sottolinea il Pontefice – porta frutto se lo diamo e non importa che sia poco o tanto. Il Signore fa grandi cose con la nostra pochezza. Egli non compie prodigi con azioni spettacolari, ma con cose umili. Quella di Dio è un’onnipotenza umile, fatta solo di amore”.

Tutto ciò lo apprendiamo dalla Eucaristia. “Lì c’è Dio racchiuso in un pezzetto di pane. Semplice ed essenziale, Pane spezzato e condiviso, l’Eucaristia che riceviamo ci trasmette la mentalità di Dio. E ci porta a dare noi stessi agli altri. È antidoto contro il mi spiace, ma non mi riguarda, contro il non ho tempo, non posso, non è affare mio, contro il guardare dall’altra parte”.

Dalla Eucaristia – conclude Francesco – impariamo ad agire anche a Roma “affamata di amore e di cura”.

Al termine della Messa la Processione Eucaristica viene guidata dal Cardinale Angelo De Donatis, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma. Al termine il Papa imparte la Benedizione Eucaristica.