Pd, parte l’era Zingaretti: Martina e Lotti per posti in direzione. Mozione Giachetti-Ascani non votera’ Gentiloni presidente – ECCO ITER ASSEMBLEA

L’inizio ufficiale e’ previsto per le 10,30 di domani, domenica 17 marzo, ma la giornata dei leader del Partito Democratico comincera’, come da tradizione e salvo sorprese, all’alba con le ultimi riunioni delle correnti per assegnare i posti in direzione. Zingaretti ha infatti voluto accelerare l’iter per la formazione di tutti gli organi statutari dopo la sua vittoria alle primarie. Un modo per farsi trovare subito pronti alla campagna elettorale per le europee, ma non solo. Il 24 marzo si vota in Basilicata e il neo segretario sogna di debuttare con una vittoria. Per questo, la prima uscita ufficiale di Zingaretti segretario sara’ in Basilicata, lunedi’ 18 marzo. Prima di quel momento, pero’, occorre rendere il Partito democratico pienamente operativo, insediando l’assemblea nazionale, eleggendo il suo ufficio di presidenza, votando la direzione nazionale. Poi, arrivera’ la segreteria, sulla quale Zingaretti sembra avere gia’ le idee chiare con, tra gli altri, Paola De Micheli vice segretaria, Andrea Martella responsabile organizzativo, Giuseppe Provenzano al Welfare, Michele de Pascale agli Enti Locali. Nuovo tesoriere sara’ il senatore Luigi Zanda, mentre Paolo Gentiloni e’ stato indicato quale prossimo presidente dell’Assemblea e, per estensione, del partito. Le correnti, dunque, alle 10,30 avranno pronte le loro liste di candidati alla direzione. Ma non si procedera’ immediatamente al voto. Il primo passo sara’ la lettura dei risultati definitivi delle primarie e la proclamazione di Nicola Zingaretti nel ruolo di segretario da parte del presidente della Commissione Congresso, Gianni Dal Moro. A quel punto Nicola Zingaretti salira’ sul palco e presentera’ la sua prima relazione da segretario con i punti programmatici del suo mandato: un intervento della durata di 40 minuti, al netto degli innesti ‘a braccio’ del segretario. I temi portanti saranno quelli legati all’Europa, anche in vista delle elezioni di maggio, ma soprattutto l’apertura del Partito Democratico all’esterno, al mondo dell’associazionismo, ai movimenti, con particolare attenzione alle donne che si sono mobilitate contro il disegno di legge Pillon e alle centinaia di migliaia di cittadini che, con il corte People di Milano, si sono mobilitate contro la recrudescenza razzista nel Paese. Inoltre l’ambiente: tema centrale nell’agenda di Nicola Zingaretti che ha voluto dedicare la vittoria alle primarie alle giovane Greta Thunberg.  Al termine della relazione si votera’ l’Assemblea, il suo presidente e l’ufficio di presidenza con i due vice. L’Assemblea Nazionale del Pd e’ composta, da Statuto, da mille persone. Il numero dei componenti dell’Assemblea, pero’, aumenta per la presenza dei membri di diritto: gli ex segretari, i segretari dei partiti fondatori, gli ex premier, gli ex ministri, i titolari di cariche istituzionali e di quelle interne al partito. Fanno parte dell’Assemblea, poi, i segretari regionali del partito, i 300 delegati regionali, i 100 delegati dai gruppi parlamentari (60 per la Camera dei deputati, 30 per il senato e 10 per l’Europarlamento), quelli delle mozioni non ammesse alle primarie. In tutto, la platea di delegati dovrebbe essere composta da 1.130 persone circa. Visto che le forze in campo “fotografate” dalle primarie parlano del 67% dei delegati per Zingaretti, 23% per Maurizio Martina e 11% per Roberto Giachetti, il neo segretario potra’ contare su circa 670 persone piu’ i membri di diritto a lui vicini. Dunque, circa 700 persone in tutto. Una volta insediata l’assemblea e votato l’ufficio di presidenza, questo prende posto sul palco e si procede all’elezione del tesoriere e della commissione di garanzia. Infine il voto sulla direzione: non e’ ancora chiaro se si procedera’ al voto palese o a scrutinio segreto. Nel secondo caso si procedera’ all’allestimento dei seggi. La direzione nazionale e’ composta da 120 membri eletti con metodo proporzionale in base ai risultati delle primarie. Anche la Direzione, come l’Assemblea, conta una serie di membri di diritto come il segretario, il presidente, i vicesegretari, il tesoriere, i capigruppo, i titolari di cariche istituzionali. Il segretario, tuttavia, puo’ allargare la direzione a venti personalita’ del mondo della cultura, del lavoro, dell’associazionismo, delle imprese. La direzione ha il compito di elaborare l’indirizzo politico del partito stesso, nonche’ di votare a maggioranza il meccanismo con cui l’Assemblea eleggera’ una segreteria (e un segretario) nazionale. La Direzione e’ diretta dal presidente dell’Assemblea, che la convoca di norma ogni due mesi o in casi eccezionali. Solo a questo punto il Partito Democratico ‘zingarettiano’ si potra’ considerare varato.

Pd: continua braccio di ferro Lotti-Martina su posti in direzione

Continua il braccio di ferro tra le anime della mozione Martina in vista della direzione di domani. Stando a quanto si apprende da fonti parlamentari del Pd, sarebbe in corso un faccia a faccia tra Matteo Mauri, esponente vicino a Maurizio Martina, e Alessandro Giovannelli per la vasta area che si e’ andata ad organizzare attorno a Luca Lotti e Lorenzo Guerini. Il nodo rimane la suddivisione dei posti in direzione. Stando al risultato delle primarie, infatti, i membri della direzione che spetterebbero a Nicola Zingaretti sarebbero dai 66 ai 70 su 120 (piu’ i 20 nominati direttamente dal segretario); quelli della Mozione Martina sarebbero dai 29 ai 34; quelli della mozione Giachetti-Ascani dai 12 ai 13. Come spiegano alcune fonti parlamentari della mozione Martina, i ‘lottiani’ reclamano il 70-75 per cento dei posti spettanti alla mozione Martina nella direzione che sara’ eletta domenica, subito dopo che l’Assemblea dem avra’ ratificato l’elezione del segretario e del presidente. Di contro, i martiniani – fra i quali ci sono anche gli esponenti vicini a Matteo Orfini, Graziano Delrio e Matteo Richetti – propongono una suddivisione al 50% dei posti ottenuti dalla mozione alle primarie. Un ‘braccio di ferro’ che certifica, una volta di piu’, la fine della mozione Martina nata durante il congresso e la nascita di due diverse aree interne, quella che fa capo a Lotti-Guerini e quella fedele all’ex segretario. Nonostante questo, pero’, all’interno della ormai ex mozione Martina c’e’ chi confida che domenica si arrivera’ in Assemblea con l’accordo in tasca, “probabilmente un 60% di membri della direzione a Lotti-Guerini e 40% a Martina”. Da fonti vicine all’ex segretario dem si sottolinea che “la mozione Martina lavora nella pari dignita’ tra le esperienze che l’hanno promossa”. Parole che farebbero pensare ad un accordo ormai raggiunto. Ma chi sta seguendo da vicino le trattative spiega che, con ogni probabilita’, l’accordo verra’ chiuso solo domani, prima dell’inizio dell’Assemblea. Le anime della mozione Martina dovranno arrivare a un accordo anche sul nome da proporre per la vice presidenza: di prassi, i due che affiancano il presidente dell’assemblea dem sono scelti tra le mozioni di minoranza. Per la mozione Giachetti potrebbe essere Anna Ascani ad affiancare Paolo Gentiloni, nome quasi certo per la presidenza. Per la mozione Martina, alcuni organi di informazione avevano rilanciato il nome di Simona Malpezzi, ma la coordinatrice della mozione non e’ tra i delegati dell’assemblea. Probabile, invece, che Malpezzi possa andare ad occupare un posto in direzione.

Pd: mozione Giachetti-Ascani non votera’ Gentiloni presidente

La mozione di Roberto Giachetti e Anna Ascani non votera’ per Paolo Gentiloni presidente del Partito democratico. E’ quanto si legge in una nota che fa seguito alla riunione di oggi al Nazareno. La mozione ha deciso, si legge nella nota, “di astenersi sul voto sul Presidente del partito indicato dalla maggioranza di Nicola Zingaretti. Non e’ una scelta sulle persone. Ma alla luce dell’indicazione da parte del segretario di un Presidente di maggioranza – gia’ avanzata durante la campagna congressuale – non puo’ esserci condivisione ex post, da parte di chi ha scelto di non chiedere incarichi e di stare lealmente in minoranza”, si spiega nel comunicato. “Avremo preferito certamente un altro metodo: una condivisione reale con la minoranza di una figura terza ma rispettiamo la scelta fatta dalla maggioranza. Per questo, con la consueta chiarezza, gli eletti della lista che ha sostenuto Roberto Giachetti ed Anna Ascani domani non voteranno, quindi, Paolo Gentiloni”, concludono.

 

 

 Pd: domani Assemblea Pd, cos’e’ e a cosa serve

 

 

Partira’ ufficialmente domani l’era zingarettiana del Partito Democratico. Alle 10,30 e’ infatti previsto l’inizio della prima riunione dell’Assemblea Nazionale del partito. Un’Assemblea tutta nuova e che rispecchia i valori in campo alle primarie con le truppe del neo segretario in netto vantaggio (con circa il 67 per cento) sull’ex maggioranza renziana. Sara’ l’Assemblea a ratificare l’elezione di Zingaretti. Ma non solo: sempre domenica sara’ nominato il presidente, il tesoriere e si riunira’ per la prima volta la direzione. Per eleggere il presidente si procede al voto a scrutinio segreto a maggioranza dei componenti o, dalla seconda votazione, con ballottaggio tra i due candidati piu’ votati. Nella sua prima seduta l’Assemblea deve inoltre approvare il proprio regolamento.

I MILLE – L’Assemblea Nazionale del Pd e’ composta, da Statuto, da mille persone. Il numero dei componenti dell’Assemblea, pero’, aumenta per la presenza dei membri di diritto: gli ex segretari, i segretari dei partiti fondatori, gli ex premier, gli ex ministri, i titolari di cariche istituzionali e di quelle interne al partito. Fanno parte dell’Assemblea, poi, i segretari regionali del partito, i 300 delegati regionali, i 100 delegati dai gruppi parlamentari (60 per la Camera dei deputati, 30 per il senato e 10 per l’Europarlamento), quelli delle mozioni non ammesse alle primarie. In tutto, la platea di delegati dovrebbe essere composta da 1.130 persone circa. Visto che le forze in campo “fotografate” dalle primarie parlano del 67% dei delegati per Zingaretti, 23% per Maurizio Martina e 11% per Roberto Giachetti, il neo segretario potra’ contare su circa 670 persone piu’ i membri di diritto a lui vicini. Dunque, circa 700 persone in tutto.

I POTERI – L’Assemblea e’ convocata dal Presidente dell’Assemblea in maniera ordinaria almeno una volta ogni sei mesi. I via straordinaria puo’ essere convocata solo su richiesta di almeno un quinto dei suoi componenti. Tra i poteri dell’assemblea c’e’ anche quello di sfiduciare il segretario con voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti. Se viene sfiduciato il segretario, si procede a nuove elezioni del segretario e dell’assemblea stessa.

LA DIREZIONE – Spetta all’Assemblea votare la direzione nazionale, composta da 120 membri eletti con metodo proporzionale. Anche la Direzione, come l’Assemblea, conta una serie di membri di diritto come il segretario, il presidente, i vicesegretari, il tesoriere, i capigruppo, i titolari di cariche istituzionali. Il segretario, tuttavia, puo’ allargare la direzione a venti personalita’ del mondo della cultura, del lavoro, dell’associazionismo, delle imprese. La direzione ha il compito di elaborare l’indirizzo politico del partito stesso, nonche’ di votare a maggioranza il meccanismo con cui l’Assemblea eleggera’ una segreteria (e un segretario) nazionale. La Direzione e’ diretta dal presidente dell’Assemblea, che la convoca di norma ogni due mesi o in casi eccezionali.

LA SEGRETERIA – Un passo successivo riguarda la segreteria del partito, una sorta di esecutivo interno con deleghe specifiche come Organizzazione, Enti Locali, Welfare, eccetera. La segreteria e’ nominata dal segretario che ne da’ comunicazione in direzione. Di recente, la segreteria si e’ arricchita dei dipartimenti, gruppi di lavoro tematici che fanno riferimento a ciascun membro con delega della segreteria. Tra i nomi gia’ scelti da Zingaretti, risultano quelli di Paola De Micheli come vice segretaria, Andrea Martella a capo dell’Organizzazione, Giuseppe Provenzano responsabile Welfare, il sindaco di Ravenna Michele De Pascale agli Enti Locali. (AGI).