Elezioni europee: è sfida tra Salvini e Di Maio

Ventisei maggio: è su questo giorno che ormai si concentrano le nubi sul governo giallo-verde. Il voto lucano conferma il trend in ascesa della Lega e del centrodestra e registra, al di là del fatto che siano il primo partito, un ulteriore riduzione di consenso per il M5S rispetto alle Politiche, accelerando un cambio sia strutturale sia di atteggiamento nei vertici. Ed è Luigi Di Maio a spingere per un svolta che, almeno sul fronte delle alleanze con le liste civiche, potrebbe concretizzarsi già con il voto in Piemonte. Il premier Giuseppe Conte, in queste ore, predica calma ma non sfugge neanche a lui che, dalle Europee in poi, qualcosa potrebbe cambiare. Non a caso, in un’intervista con La Stampa, evoca una revisione del contratto di governo con l’aggiunta di nuovi obiettivi che, di fatto, ne prolunghino l’esistenza. Anche perché, la durata dell’esecutivo mai come in questi giorni è legata all’opportunità, o meno, di applicare i punti del contratto di un’alleanza giallo-verde mai così sfilacciata. Il voto in Basilicata porta una serie di nodi a entrambi i vicepremier. Di Maio, dietro lo scudo del “M5S primo partito senza ammucchiate”, deve rispondere alle crescenti preoccupazioni dei parlamentari e della base imprimendo un’accelerazione alla nuova organizzazione. E l’alleanza con le liste civiche, prevista inizialmente per il voto in Emilia-Romagna, potrebbe essere anticipata. “Forse le elezioni in Basilicata sono le ultime che abbiamo affrontato con le vecchie regole”, sottolinea il leader del M5S che, già questa settimana, potrebbe far partire il “primo turno” di Europarlamentarie. Nel M5S in tanti si aspettavano un esito peggiore in Basilicata. Ma, per le Europee, quel 20% lucano rappresenta la soglia minima al di là della quale c’è il baratro. E, anche per questo, aumenta il pressing perché Alessandro Di Battista rompa il suo esilio e partecipi alla campagna elettorale. “Non è il momento di fare viaggi ma di combattere”, è l’invito-frecciata che arriva da Di Maio. Dall’altra parte Salvini viaggia sul filo di un’alleanza che potrebbe stargli stretta e di un centrodestra che, così come si presenta oggi, non rappresenta la “casa” ideale a livello nazionale. Se il 26 maggio incoronerà la Lega primo partito è quasi scontato – osservano diverse fonti parlamentari – che Salvini in qualche modo presenti il conto a Di Maio e Conte. La richiesta di un tagliando o di un rimpasto – le Infrastrutture sono da tempo nel mirino della Lega e la casella del ministero per gli Affari Ue è vuota – da giorni aleggia su Palazzo Chigi. Ma Salvini, osserva più di un parlamentare, teoricamente potrebbe anche andare oltre, dando sfogo alle richieste di una buona parte della Lega e rompendo con il M5S. Un ritorno alle urne anticipate, anche a settembre, dal Quirinale non sarebbe osteggiato. Ma c’è una duplice incognita: il ruolo di Silvio Berlusconi, con FI che in Basilicata in qualche modo è sopravvissuta, e l’ombra di una manovra durissima e poco “elettoralistica”. A quel punto a Salvini converrebbe farla con un M5S con cui il rapporto è ai minimi termini o con una coalizione di centrodestra?.(ANSA).