Rischio manovra bis: ecco le clausole ‘salva spesa’ in campo

Il rallentamento dell’economia mondiale pesa sulla crescita italiana profilando il rischio di una manovra correttiva. Ipotesi che lo stesso governo non esclude, considerando la congiuntura non favorevole, e per far fronte alla quale sono state attivate le cosiddette clausole ‘salva-spesa’ sia nella manovra che nel decreto per reddito di cittadinanza e quota 100 varato ieri. Dopo Standard and Poor’s che ha tagliato la stima di crescita dell’Italia per il 2019 allo 0,7%, anche la Banca d’Italia ha rivisto al ribasso la sua previsioni per l’anno in corso allo 0,6% (0,4 punti in meno rispetto alle stime precedenti) a fronte dell’1% stimato dal governo nella legge di bilancio. Se la crescita del Pil sara’ inferiore all’1%, non sara’ possibile contenere il deficit al 2,04% concordato dall’esecutivo con l’Unione europea per evitare la procedura d’infrazione, a meno che non si mettano in campo altri tagli di spesa o aumenti di entrata. A pesare, oltre alla frenata dell’economia mondiale, potrebbero essere diversi fattori. Innanzitutto l’entita’ delle entrate fiscali e il gettito legato anche agli incassi del nuovo programma di dismissioni. Ma anche l’andamento dello spread che incide sulla spesa per interessi legata al rifinanziamento del debito. Come evidenziato anche dall’Ufficio parlamentare di bilancio nell’ultima audizione sulla manovra, il conseguimento dei nuovi obiettivi programmatici di finanza pubblica “e’ esposto a una serie di elementi di criticita’” tra cui le clausole di salvaguarda su Iva e accise che non sono state sterilizzate per il 2020 e 2021. Di qui la necessita’ di trovare 23 miliardi per evitare che dal prossimo anno scattino nuovi aumenti dell’Iva. Nella manovra concordata con Bruxelles il governo ha inserito una clausola di spesa che prevede il monitoraggio dell’andamento dei conti pubblici e il congelamento di 2 miliardi di euro per il 2019 derivanti da tagli ad alcune voci del bilancio. A luglio, all’esito del monitoraggio, si stabilira’ se sbloccare o meno le risorse. Questo tesoretto potrebbe essere messo in campo per far fronte a un’eventuale correzione dei conti. Ma alla fine e’ spuntata una clausola di salvaguardia, voluta dalla Ragioneria dello Stato, anche per ‘quota 100′, ovvero il pensionamento anticipato con 62 anni d’eta’ e 38 di contributi, approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Si prevede un monitoraggio bimestrale da parte dell’Inps sul numero di domande di pensionamento accolte per evitare “scostamenti, anche in via prospettica” rispetto alle risorse stanziate. Nel caso, scatterebbero tagli al ministero del Lavoro e, quando, non sufficienti, altre misure correttive come previsto dalla riforma del Bilancio dello Stato.