Decreto sicurezza: governo fa i conti con i numeri a Senato 

La decisione definitiva sarà presa solo domani, tuttavia le indiscrezioni circa la volontà di porre la questione di fiducia sul decreto sicurezza preparano il governo a farsi due conti sulle sue forze al Senato. La prima e unica volta che l’Aula di Palazzo Madama votò la fiducia, è stato il sei giugno scorso. Quel giorno segnò la nascita del governo gialloverde: la maggioranza poté avvalersi di 171 voti, 10 oltre la soglia necessaria: 58 leghisti, 109 i senatori pentastellati, per un totale di 167 voti, a cui si aggiunsero due ex M5S Buccarella e Martelli, espulsi dal Movimento, e due eletti all’estero del Maie. Sempre che il governo mantenga la volontà di porre la questione di fiducia, la maggioranza con ogni probabilità passerà l’ostacolo con facilità: la pattuglia dei 4 senatori ‘ortodossi’, che in questo caso coincidono con i contrari al decreto, infatti, non dovrebbero partecipare al voto. Con questa decisione di restare fuori dall’emiciclo, Matteo Mantero, Elena Fattori, Gregorio De Falco e Paola Nugnes, di fatto porranno l’accento sul loro dissenso al provvedimento, contro cui si sono battuti sino alla fine a colpi di emendamenti. Tuttavia eviteranno sanzioni, non rompendo con il governo. I numeri scenderanno quindi a 167, comunque sei senatori sopra la soglia minima della maggioranza d’Aula. Una fiducia con cui l’esecutivo otterrebbe un duplice risultato politico: da un lato riuscirebbe a stoppare il dissenso interno ai 5S che di fatto diventa irrilevante ai fini della futura azione di governo, dall’altro potrebbe evitare che su un decreto così importante, ai voti di Lega e 5S si aggiungano anche quelli di Forza Italia e Fratelli d’Italia, un passaggio che inevitabilmente avrebbe messo in serio imbarazzo l’ala ‘di sinistra’ del movimento pentastellato.

 

 

Fonte foto: Profilo Twitter Senato