Da Roma al decreto sicurezza: alta tensione M5S-Lega 

Dal via libera di Giuseppe Conte al Tap, allo scontro a colpi di emendamenti sui migranti, ancora una giornata di alta tensione tra Lega e Movimento Cinque Stelle. Mentre all’interno del Movimento cresce il malumore di chi vede i suoi vertici sempre più deboli di fronte all’attivismo leghista. La decisione del premier di dare il definitivo via libera ai cantieri del gasdotto pugliese viene accolta, come prevedibile, dall’entusiasmo di Matteo Salvini: “Avere l’energia che costerà meno a famiglie e imprese è fondamentale, quindi avanti coi lavori”, esulta il vicepremier. Silenzio carico di imbarazzo tra gli esponenti dei Cinque Stelle, messi nel mirino di violente accuse da parte dei No Tap, che arrivano a chiedere la testa dei ‘portavoce dei cittadini’ eletti nella Regione. Ma anche sul fronte della sicurezza, aumenta il mal di pancia dei pentastellati, tanto che l”ala ‘ortodossa’ vicina al Presidente della Camera Roberto Fico, decide di lanciare segnali di insofferenza verso un’alleanza con la Lega che vede i Cinque Stelle sempre più schiacciati su una linea radicalmente securitaria. La parola d’ordine è quindi organizzare una sorta di ‘resistenza’ alla spinta imposta da Matteo Salvini che sta agendo apertamente su due fronti: il primo, quello ‘romano’, con l’implicito attacco al ruolo del Sindaco Raggi, dopo la tragedia di Desiree e la replica dura del presidente della Camera Roberto Fico. Il secondo fronte è quello del decreto sicurezza, in esame al Senato. A Palazzo Madama, il governo, su impulso del Viminale, ha già presentato alcuni emendamenti che, tra le varie ipotesi, propongono un ulteriore giro di vite sul tema della domanda di protezione internazionale. Proposte che non convincono i 4 senatori ‘ortodossi’ capitanati da Gregorio De Falco, che già giorni dopo ha ricordato che lui ha firmato sulla Costituzione e che sui suoi principi non intende recedere di un millimetro. Atteggiamento di fermezza (in linea con la posizione del Colle, aveva sottolineato nei giorni scorsi) che conferma anche oggi, presentando, come primo firmatario, ben 3 subemendamenti ai testi dell’esecutivo. In particolare, uno di questi, sottoscritti anche da Elena Fattori, Paola Nugnes e Matteo Mantero, rilancia con chiarezza il ruolo decisivo dell’Onu nella definizione dei Paesi sicuri, quelli da cui, nell’ intenzione del governo, non possono arrivare migranti con il diritto di ottenere asilo nel nostro Paese. Il parere dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Unhcr, sulla lista dei Paesi sicuri – recita il subemendamento – deve essere “obbligatorio e, se sfavorevole vincolante”. Nel frattempo Bruxelles riaccende lo scontro con Matteo Salvini sul delicato tema dei campi Rom.