M5S, Di Battista infiamma il suo popolo e ‘sfida’ Salvini: ‘noi diversi dalla Lega’ 

In molti lo hanno già ‘eletto’ nuovo anti-Salvini. Alessandro Di Battista, però, non svela se a breve, magari alle prossime elezioni europee di maggio 2019, tornerà in campo o aspetterà il prossimo giro nazionale. Intanto gira il Sudamerica con compagna e figlio, e randella. Chiunque, oppositori e “soci di minoranza”. In collegamento dal Guatemala, il ‘Dibba’ prova a riprendersi un pezzetto di scena grazie alla festa del ‘Fatto quotidiano’, giornale per il quale sta conducendo da mesi lunghi reportage ai confini del mondo. Ma resta informato sull’attualità italiana. Sul tema dei migranti non si espone, semplicemente si allinea: “Per il M5S l’Africa non vuole accoglienza, non vuole passerelle. Questa è la battaglia del Movimento ed è diversa nelle modalità e nei toni dalla Lega”. Toni e modalità, dice. Ma non parla dei contenuti.Rimarcare le differenze dei Cinquestelle con il Carroccio è la cifra del suo intervento politico, anche se “si sapeva già”. Ci tiene poi a ribadire di essere ormai un semplice attivista e non più un deputato, tanto che ragionando ad alta voce si lascia scappare una frase: “Devo sta’ attento alle parole, visto che non c’ho manco più l’immunità…”. Di Battista con le mani libere prova a svelare i trucchi della comunicazione di Salvini: “Si gioca la sua partita e la stampa lo attacca. Lo vedete come si atteggia, dice ‘indagatemi’, dice che rischia 30 anni di galera… Ma cosa volete che rischi? Non rischia nulla”. Non guarda i sondaggi ma, a dispetto della sicurezza che esprime (“vedremo se la Lega sarà davvero al 30%…”), lascia trasparire qualche dubbio sugli alleati: “La voglia di cambiare radicalmente le cose della Lega salviniana si vedrà presto, già dalla revoca della concessione ad Autostrade”. Il suo dubbio è che in via Bellerio ci sia una “Lega maroniana camuffata”.Dibba vuole che si porti avanti la nazionalizzazione delle autostrade, il reddito di cittadinanza, l’acqua pubblica. Ma soprattutto che si metta una croce sopra Tap e Tav. Anche a costo di far saltare la mosca al naso di Usa e Carroccio. Sulla Torino-Lione dice che “è compito e dovere di una forza del 32% convincere il socio di minoranza” a rinunciare a un’opera “stupida e idiota del che non serve a niente”. Mentre sul gasdotto fortemente sponsorizzato dal presidente americano, Donald Trump, fa leva su “orgoglio e spirito nazionale”, perché “l’Italia è non una succursale degli Stati Uniti”. Infine Di Battista ribadisce l’urgenza di abbandonare l’Afghanistan: “Una guerra inutile, persa, lunga e mascherata da missione di pace”. Ecco, al M5S l’ex deputato fornisce una bozza di impronta in politica estera che è sembrata mancare terribilmente in questi primi mesi di governo ai Cinquestelle. Chissà che non sia questa la chiave che lo convinca a tornare in campo. Ma per ora dal Guatemala è tutto, Dibba passa e chiude.