Sindone mai così vicina per lasciare segno dell’Amore

Così vicina, nella cappella sottostante la Tribuna Reale del Duomo di Torino, non si era mai vista. E’ una venerazione della Sindone straordinaria quella riservata ai giovani delle diocesi di Piemonte e Valle d’Aosta, in pellegrinaggio per incontrare a Roma Papa Francesco nel fine settimana. A illuminare la notte di San Lorenzo di questi 2.500 ragazzi il Telo che, secondo la tradizione, ha avvolto il corpo di Gesù, con il suo alone di mistero, ma anche di speranza. L’Amore lascia il segno, è il motto di questa ostensione dei ‘sensi’, pensata con modalità nuove per accedere “al suo mistero così profondo e sconvolgente e insieme così pieno di speranza”. Per il custode pontificio del lino, l’arcivescovo di Torino monsignor Cesare Nosiglia, si tratta di “un punto di svolta nell’esperienza della nostra Chiesa e della gente”. Nuova è la collocazione del Telo, che resta all’interno della cappella per garantirne la sicurezza e le condizioni ottimali di conservazione, ma anziché essere appeso come un quadro è steso a terra, in una posizione “più efficace”, frutto di un’ampia riflessione e di studi specifici sulla illuminazione. Ricorda quella del sepolcro e permette una visione dettagliata del volto, della ferita del costato, delle mani e dei piedi trafitti dai chiodi della croce. Ad accogliere i giovani, all’ingresso della cattedrale, un allestimento del sepolcro, i ragazzi invitati a toccare la pietra che lo simboleggia. Il tatto è il primo dei cinque sensi che il nuovo allestimento sollecita. Ci sono poi l’incenso, il profumo della vita sprigionato per un cadavere che non c’è più; il silenzio e l’ascolto della parola di Dio attraverso una video catechesi che, con il linguaggio dei social, intreccia la vita dei giovani al Vangelo. E, infine, lo sguardo sul corpo impresso sul lino. Che, per dirla con le parole pronunciate da papa Francesco in occasione dell’ostensione televisiva del 2013, “non è solo osservare e venerare il sacro Telo, ma è lasciarsi guardare da esso. E’ uno sguardo – aveva sottolineato Bergoglio – che ci parla di quell’Amore più grande che nutre il nostro cuore e dà la forza di affrontare le prove più dure della vita”. “Posso dirlo? Questi che stiamo vivendo sono i modi in cui vorremmo sempre accedere alla Sindone”, osserva monsignor Nosiglia, che auspica per il futuro altre ostensioni con le stesse modalità. “Organizzarla per due milioni di visitatori”, come nel 2015, “sarebbe difficile – dice – Mi piacerebbe, però, che questo tipo di venerazione potesse essere ripetuta, come per i giovani, per altre categorie di persone, come i poveri e i disabili. Penso sarebbe una idea particolarmente opportuna”. Perché “solo l’Amore lascia un segno che nulla potrà mai cancellare”, sostiene l’arcivescovo di Torino, augurando ai giovani di “utilizzare spesso questa password per entrare sempre più profondamente nella comprensione della Sindone, meditandone e assumendone il contenuto”.