Pd: alta tensione in vista della direzione. Renzi: ‘Spero unità, non usino pretesti per rompere’

Nervi tesi nel Pd alla vigilia della direzione. I renziani promuovono un documento per evitare la conta sul dialogo con M5s ma i non renziani parrebbero pronti a chiedere un voto sul sostegno al segretario reggente fino all’Assemblea. Ma a far discutere è anche un sito comparso in rete con il nome di senzadime.it(l’hashtag utilizzato da diversi esponenti vicini all’ex segretario per dire no all’accordo con 5s). Il sito, fornito di elenchi con nomi e cognomi, di chi è favorevole o contrario o non si è espresso sul dialogo con Di Maio e i suoi, manda su tutte le furie molti a partire dal ministro della Cultura Dario Franceschini (“c’è qualcosa di profondo che non va”). Anche dopo l’uscita di Martina che dice “va chiuso”, sul sito al posto dei precedenti nomi compaiono degli omissis.

Il documento di Guerini in vista della direzione è una iniziativa che mira all’unità del partito: spero non vogliano cogliere pretesti per rompere. E’ il senso del ragionamento che, a quanto si apprende da più di un presente, ha fatto Matteo Renzi ad alcuni senatori con cui si è trattenuto al termine dell’assemblea del gruppo. L’ex segretario, che su un governo con M5s ha ribadito l’opinione espressa domenica in tv, si è augurato – a quanto viene riferito – che domani la direzione si chiuda in maniera unitaria, senza strappi.

IL DOCUMENTO DEI RENZIANI – Niente “conte interne” alla Direzione: lo “stallo” politico è “frutto dell’irresponsabilità” di M5s e centrodestra; sì al confronto ma niente fiducia “a un governo guidato da Salvini o Di Maio”. Sono questi i tre punti di un breve documento predisposto dai renziani sui quali è partita una raccolta di firme tra i parlamentari e i membri della Direzione del Pd. Al momento sarebbero state raccolte le firme di 77 deputati su 105 e 39 senatori su 52. Tra i firmatari anche i capigruppo Delrio e Marcucci. “Siamo parlamentari eletti con il PD e membri della Direzione – esordisce il Documento – Proveniamo da storie e percorsi diversi. Non sappiamo se il prossimo congresso ci vedrà sulle stesse posizioni o se, del tutto legittimamente, sosterremo candidati diversi. Pensiamo tuttavia che tre punti chiave ci uniscano in modo forte” “1. Crediamo dannoso – si legge ancora – fare conte interne nella prossima Direzione. È più utile riflettere insieme sulla visione che ci attende per le prossime sfide e sulle idee guida del futuro del centrosinistra in Italia. 2. Crediamo che lo stallo creato dal voto del 4 marzo sia frutto dell’irresponsabilità del Centrodestra e del Movimento Cinque Stelle che con la loro campagna elettorale permanente hanno messo e stanno continuando a mettere in difficoltà il nostro Paese. 3. Crediamo che il PD debba essere pronto a confrontarsi con tutti, ma partendo dal rispetto dell’esito del voto: per questo non voteremo la fiducia a un governo guidato da Salvini o Di Maio. Significherebbe infatti venire meno al mandato degli elettori democratici. È utile invece impegnarci a un lavoro comune, insieme a tutte le altre forze politiche, per riscrivere insieme le regole del nostro sistema politico-istituzionale”, conclude il documento.

LE VALUTAZIONI DELLE ALTRE CORRENTI – Tutte le componenti del Pd che non fanno capo a Renzi, sono orientate a chiedere in Direzione un voto sul mandato del reggente Maurizio Martina fino all’Assemblea nazionale. E’ quanto risulta all’Ansa dopo aver contattato gli esponenti delle componenti che fanno capo a Franceschini e Fassino, ad Andrea Orlando, a Gianni Cuperlo, a Michele Emiliano, a ReteDem e allo stesso Martina. Prima della Direzione le diverse componenti terranno delle riunioni, ma contatti tra i rispettivi dirigenti ci sono stati dopo la circolazione del documento dei renziani.

“Sì, ho letto che Renzi spera nell’unità del partito in direzione. Anch’io, ovviamente”, ha detto poi Dario Franceschini interpellato a Montecitorio sulle dichiarazioni attribuite a Matteo Renzi. “L’unità si può costruire facilmente, anche passando dalla chiarezza di un confronto politico, ma partendo da un voto esplicito di fiducia della Direzione al segretario reggente. E sono certo che Renzi, che ha a cuore come tutti noi l’unità del Pd, sarà il primo a votare la fiducia al suo ex vicesegretario”. “Di certo – spiega Dario Franceschini – non ci divideremo sulla prospettiva di un rapporto coi 5 stelle che non è più sul tavolo dalla sua intervista di domenica sera e conseguenti reazioni di Di Maio. Ora il tema è un altro. Si tratta di restituire autorevolezza al partito nel percorso delle consultazioni“. Per l’unità serve “un voto esplicito di fiducia della Direzione al segretario reggente, atto minimo ma indispensabile per dargli la forza di gestire una fase così difficile, sino all’Assemblea o al Congresso, vedremo”, aggiunge il ministro della Cultura. (ANSA).