Buon Anno in versi

Riprendendo la nostra rubrica per il 2018, abbiamo pensato di fare gli auguri a chi passa per le nostre pagine con alcuni versi di una poetessa che, tra i poeti contemporanei, più di tutti ci incanta: Wislava Szymborska.
Troppo spesso l’esistenza appare governata dal caso, ma le parole di alcuni scrittori riescono a offrire a chi legge la grazia dell’incanto, ossia di quel momento di sospensione da ogni giudizio, di stupore, in cui la parola è capace di riconciliare il cuore e i sensi con l’intero universo (“Sopporta, mistero dell’esistenza, se tiro via fili dal tuo strascico”), allentando, per qualche attimo, la frenesia delle nostre vite troppo ragionate.
Wislava Szymborska, nella poesia “Sotto una piccola stella”, chiede scusa della propria presenza all’ordine delle cose, del creato.
Prendere consapevolezza che la nostra vita è preziosa, ma al tempo stesso altera il corso degli eventi, anche se rimaniamo immobili, ci aiuterà per quest’anno a scegliere, forse, di fare più attenzione a quanto trasformiamo l’universo, pur non facendo nulla in apparenza (“Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo”).
Questa poesia è un grande dono per i lettori che ritroveranno nelle parole della poetessa l’impotenza provata di fronte alle grandi questioni dell’esistenza, dinanzi alle quali non siamo sempre in grado di dare risposte altrettanto grandi (“Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte”).
Il suo sguardo si volge a chiedere perdono alla natura (“Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua”), agli animali e agli esseri umani quando non sa “essere ognuno e ognuna”, cioè quando talvolta manca la capacità di immedesimarsi nel prossimo e di essere empatica, di essergli vicina. Chiede scusa “al tutto” se non può “essere ovunque”.
Dinanzi alla richiesta insistente di perdono della poetessa, scende un silenzio meditativo che coinvolge ogni cuore alla ricerca del senso più profondo della vita.
Sotto una piccola stella
“Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore de dò la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grafica dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella gabbia,
immobile, con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell’esistenza, se tirò via fili del tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito
parole patetiche, e poi fatico per farle sembrare leggere.