Parlamento, caos iter leggi: da sistema voto, a vitalizi e ius soli

Al di la’ dei decreti da approvare i voti sui quali si dovra’ trovare una maggioranza sono innanzitutto quelli sulla Nota di aggiornamento del Def, alle Camere a fine mese, e sulla legge di bilancio che concludera’ il suo iter entro fine anno. Ma ormai prevale la convinzione nelle forze politiche che la legislatura si dovrebbe concludere intorno al 20 dicembre anche se si andra’ a votare alle Politiche a marzo. Si racchiude cosi’ in pochi mesi il perimetro temporale per approvare quelle leggi che vengono spinte da alcuni partiti e rigettate da altri. La partita piu’ complicata, inutile dirlo, e’ quella sulla legge elettorale. Con l’indicazione arrivata piu’ volte anche da parte dei vertici istituzionali di armonizzare i due sistemi, anche in considerazione della sentenza della Consulta. “Il Pd ci sta se ci stanno tutti”, la linea che ribadisce quotidianamente Renzi. Oggi se ne e’ cominciato a parlare in Commissione Affari costituzionali, con la disponabilita’ manifestata da piu’ parte ma non da M5s (“Primia i vitalizi”, l’input dei pentastellati) a trattare. Il confronto e’ destinato a slittare ma sotto traccia, riferiscono fonti parlamentari, e’ in corso un lavoro di perlustrazione su un Rosatellum modificato, ovvero 60% proporzionale e 40% maggioritario. E’ la vecchia proposta lanciata dal capogruppo dem alla Camera sulla quale sia Forza Italia che la Lega stanno ragionando. “Nella parte proporzionale permette a tutti i partiti di mettere il simbolo”, dice per esempio una fonte di Forza Italia. Ma il dialogo e’ in salita, perche’ senza i grillini i dem non vogliono spingere. Esito incerto anche per lo ius soli. I numeri della maggioranza ballano, anche perche’ quattro o cinque senatori di Ap aspettano proprio che il provvedimento arrivi in Aula al Senato per strappare (ma nessuno stop a Def e manovra) dopo l’intesa siglata da Alfano con il Pd. I sondaggi frenano il partito del Nazareno ma, secondo fonti parlamentari dem, il premier Gentiloni auspica che arrivi un segnale, che ci sia il via libera alla legge, con il si’ dei centristi. Magari attraverso un confronto sulla legge di stabilita’ (tra l’altro ci potrebbe essere un miliardo in piu’ sul tavolo sul reddito di inclusione) e in particolar modo sulle misure destinate alla famiglia. Lupi e altri esponenti di Alternativa popolare hanno alzato il muro, ma non si esclude che un tentativo di verificare i numeri al Senato venga portato avanti. Anche se il tema non dovrebbe far capolino nella conferenza dei capigruppo a palazzo Madama in programma per martedi’ prossimo. Martedi’ alle 14 e’ prevista anche la riunione dell’ufficio di presidenza della Commissione Affari costituzionali sempre di palazzo Madama che al primo punto affrontera’ il ddl Richetti. Di sicuro verranno decise audizioni di esperti di diritto costituzionale e del lavoro (ci sarebbe gia’ un dossier con i pareri di presidenti emeriti della Corte costituzionale) ma l’imperativo e’ quello di superare i problemi di incostituzionalita’. Il ddl dovrebbe essere perlomeno incardinato con il Pd che potrebbe lasciare proprio al presidente della Commissione Torrisi il ruolo di relatore. In ogni caso l’iter prevede modifiche al testo e quindi eventualmente il ritorno del provvedimento alla Camera. Cammino impervio quindi, anche se Renzi punta ad andare fino in fondo, visto che gia’ Montecitorio si e’ espresso in maniera favorevole e che i pentastellati potrebbero cavalcare la battaglia in ottica campagna elettorale.