La Grande Barriera Corallina: lo sbiancamento si sta arrestando

 

Secondo quanto annunciato lo scorso 19 giugno dalla Amministrazione Nazionale Oceanica ed Atmosferica, ci sarebbero buone notizie riguardo il progressivo fenomeno di sbiancamento (bleaching) della Grande Barriera Corallina, infatti sembrerebbe che la perdita di colore dei coralli, iniziata nel 2015, stia terminando.

Alla bona notizia, ha però fatto seguito una cattiva notizia riguardo il danno provocato dal fenomeno che è durato ben 3 anni. Infatti è stato riportato che nel corso del 2016, a seguito dello sbiancamento del 90% dei coralli della Grande Barriera Corallina, circa il 29% è morto.

La Grande Barriera Corallina, dichiarata Patrimonio dell’ Umanità dall’Unesco, si estende su una superficie di circa 344400 km² a largo dell’Australia nord-orientale e alberga quasi 400 diversi tipi di corallo, 1800 specie di pesci,  125 specie di squali, 5000 varieta’ di molluschi, sei delle sette specie di tartarughe marine esistenti, 30 specie tra balene e delfini e innumerevoli organismi minuscoli.

Il fenomeno di sbiancamento si verifica quando le alghe zooxanthellae, che vivono in simbiosi con i coralli, a causa del riscaldamento delle acque, diventano tossiche costringendo i coralli ad espellerle.

Siccome le alghe zooxanthellae, mediante la fotosintesi, producono le sostanze nutritive per sé e per i coralli sui quali alloggiano, nel momento in cui vengono allontanate determinano prima una perdita di colore dei coralli e successivamente la morte degli stessi in quanto privi di fonti di nutrizione. Se le temperature marine ritornano nella norma in breve tempo, le alghe tornano e i coralli acquistano nuovamente i loro colori, se invece il bianco persiste i coralli muoiono.

Gravi attacchi di sbiancamento della Grande Barriera Corallina si erano già verificati nel 1998 e nel 2002 ma in entrambi i casi il fenomeno non aveva avuto una durata maggiore di un anno. Nel caso più recente invece, il riscaldamento delle acque nei bacini dell’Oceano Atlantico, del Pacifico e dell’Oceano Indiano è cominciato a metà 2014 e lo sbiancamento ha avuto inizio nel 2015. La durata di 3 anni di questo ultimo evento è senza precedenti, si parla addirittura del fenomeno di sbiancamento più grave che la Grande Barriera Corallina abbia mai subito.

E’ chiaro che un annientamento dei coralli potrebbe costituire una vera e propria minaccia per l’intero ecosistema marino con gravi conseguenze anche sulla vita terrestre. Infatti le barriere coralline costituiscono l’habitat ideale di almeno un quarto di tutte le specie marine note, quindi un’estinzione porterebbe a un danno economico, umano ed ambientale incalcolabile. Altrettanto gravi potrebbero essere i danni provocati sulle comunità del plancton. Alcuni organismi planctonici (fitoplancton) svolgono un ruolo fondamentale sia per l’ecosistema marino che terreste in quanto oltre ad essere alla base della catena alimentare degli Oceani sono anche i produttori di circa il 50% dell’ossigeno che respiriamo.

Secondo un nuovo studio recentemente pubblicato su Nature, la Grande Barriera Corallina potrà sopravvivere solo se verranno prese urgentemente misure per ridurre il riscaldamento globale ed evitare l’aumento di temperatura delle acque.

Infatti il riscaldamento terrestre è causato da un’alterazione della composizione chimica dell’aria per la quale i raggi solari riescono a raggiungere il nostro Pianeta ma una quantità sempre minore di raggi infrarossi riesce a passare dalla Terra allo Spazio restando quindi intrappolata nell’atmosfera terrestre e determinandone un surriscaldamento.

Il 22 aprile 2016 , con l’accordo di Parigi sul clima, 195 paesi firmatari si sono promessi di tagliare le emissioni di anidride carbonica del 40-70% entro il 2050 al fine di contenere l’aumento della temperatura globale del Pianeta al di sotto dei 2°C.

Se ciò non dovesse accadere i fenomeni di sbiancamento della Grande Barriera Corallina si intensificheranno e entro il 2050 i coralli potrebbero scomparire del tutto, di conseguenza l’intero ecosistema ne sarebbe distrutto lasciando dietro di sè solo un grande monumento alla negligenza umana.