Papa: Dio come tutti i papà non può stare senza i propri figli

 

 

“Chiamare Dio col nome di “Padre” non è per nulla un fatto scontato. Saremmo portati ad usare i titoli più elevati, che ci sembrano più rispettosi della sua trascendenza. Invece, invocarlo come “Padre” ci pone in una relazione di confidenza con Lui, come un bambino che si rivolge al suo papà, sapendo di essere amato e curato da lui”. Lo ha detto il Papa nel corso dell’udienza generale di questa mattina soffermandosi in particolare sulla paternità di Dio da cui prende avvio il mistero della preghiera cristiana, e aggiungendo che senza gli uomini Egli non sarebbe padre perché “è Lui che non può stare senza di noi”.

“Ognuno di noi – ha aggiunto a braccio Bergoglio – ha tanti problemi, tante necessità, pensiamoci un po’ in silenzio, pensiamo anche al padre, al nostro padre che non può essere senza di noi e che in questo momento ci sta guardando e tutti insieme con fiducia e speranza preghiamo”. Con questa proposta di comune meditazione il Papa ha recitato assieme ai tantissimi fedeli che gremivano piazza san Pietro la “preghiera cristiana per eccellenza”, il Padre nostro.

Dio, ha rammentato il Pontefice, è un padre sempre presente, che guarda con amore ciascuno dei suoi figli, “è un padre buono”, ha aggiunto citando la parabola del padre misericordioso in cui “Gesù racconta di un padre che sa essere solo amore per i suoi figli”. “Un padre – ha spiegato il Papa – che non punisce il figlio per la sua arroganza e che è capace perfino di affidargli la sua parte di eredità e lasciarlo andar via di casa. Dio è Padre, dice Gesù, ma non alla maniera umana, perché non c’è nessun padre in questo mondo che si comporterebbe come il protagonista di questa parabola. Dio è Padre alla sua maniera: buono, indifeso davanti al libero arbitrio dell’uomo, capace solo di coniugare il verbo “amare”. Quando il figlio ribelle, dopo aver sperperato tutto, ritorna finalmente alla casa natale, quel padre non applica criteri di giustizia umana, ma sente anzitutto il bisogno di perdonare, e con il suo abbraccio fa capire al figlio che in tutto quel lungo tempo di assenza gli è mancato, è dolorosamente mancato al suo amore di padre. Che mistero insondabile è un Dio che nutre questo tipo di amore nei confronti dei suoi figli! Forse è per questa ragione che, evocando il centro del mistero cristiano, l’apostolo Paolo non se la sente di tradurre in greco una parola che Gesù, in aramaico, pronunciava ‘abbà’”.

Anche l’apostolo Paolo, nel suo epistolario parla per due volte della paternità, e per due volte – ha specificato il Papa – “lascia quella parola non tradotta, nella stessa forma in cui è fiorita sulle labbra di Gesù, ‘abbà’, un termine ancora più intimo rispetto a ‘padre’, e che qualcuno traduce ‘papà, babbo””.

Dio, pertanto, è una presenza costante nella vita di tutti gli uomini che non sono “mai soli”, non lo sono – ha rammentato a tal proposito il Pontefice – neppure coloro che si mostrano “lontani, ostili” o che si professano “senza Dio”. “Ma il Vangelo di Gesù Cristo ci rivela che Dio che non può stare senza di noi: Lui non sarà mai un Dio “senza l’uomo”. E’ Lui che non può stare senza di noi, e questo è un grande mistero, è Lui che non può essere Dio senza l’uomo”, ha dunque concluso Francesco dichiarando che questa certezza “è la sorgente della nostra speranza, che troviamo custodita in tutte le invocazioni del Padre nostro” che recitiamo tutte le volte in cui abbiamo bisogno del nostro Padre.

Fonte: Il Faro di Roma