Datti un tempo!

In realtà avevo paura di attendere. Paura di viverla. Paura di perderlo. Paura di essere abbandonata. Paura di non essere amata. Paura di amare. Paura di tutto. Avevo paura.

Avrei fatto di tutto per non vivere ogni circostanza con quella sensazione di paura. Diventavo ansiosa, diffidente e sfiduciata. Davo peso alle parole e ad ogni cosa. Puntualizzavo, mi arrabbiavo, piangevo, cedevo. Poi ritornavo comprensiva.

Il fatto è che quando si ama con paura si ama male. Non che non si ami affatto. Ma si perde lucidità. Talvolta si finisce per amare quello sbagliato, cioè quello che non ti ama abbastanza. Talvolta si finisce con il non amare chi ti amerebbe abbastanza. Altre volte ancora si finisce col non dare la possibilità all’amore di sbocciare.

Io ero in questa fase della vita. Si, la mia paura era legata al tempo… al non sentirmi idonea e preparata ad un rapporto paziente e maturo… fatto anche di attese, di andate e ritorni. O forse no!

Per non soffrire avrei da subito mandato tutto al diavolo, un secondo dopo cambiavo idea o posizione e decidevo di aspettare.

Ma al di là di ciò che significava tutto questo, la verità era che nella vita ogni atteggiamento ed ogni scelta sono soltanto questione di posizioni. Si, decidere se mordere, se non mordere, se affondare o non affondare il colpo, quanto rischiare e quanto perdere. O magari non rischiare affatto… insomma decidere se ruotare la maniglia della porta o meno!

Questa volta avevo deciso di trattenermi in questa ancor mai cominciata storia.

Lui aveva mollato una frequentazione con delusione. Si affacciava alla mia conoscenza ed in realtà era spinto da un nonsocchè verso di me, ma trattenuto dallo stesso nonsocche verso di sé. Voglio dire mi chiamava, ci vedevamo pochissimo, spesso neppure mi baciava. Ma poi mi ricercava “a mezz’aria” ma c’era.

Ad ogni telefonata sobbalzavo e ne uscivo entusiasta… ma dopo qualche ora venivo assalita dal panico e cominciavo a chiedermi se l’avessi rivisto o meno, meglio mi chiedevo se oltre quel “parlare” potesse esserci la corrispondenza del fare.

Che senso avrebbe diversamente. Eppure spesso accade.

Accade spesso di incontrarsi, stabilire superficiali conoscenze mantenerle in vita ma non affondare…

A me sarebbe rimasto il compito di stabilire se quella superficiale conoscenza dovesse essere vissuta come superflua o vissuta con un cambiamento di veduta.

Ma avevo deciso di esserci.

Ad un certo punto Francesca mi disse: “Datti un tempo! Fa come se combatessi una guerra fredda: se non dovesse accadere molto, molla la presa!”

Feci segno di si con la testa e mi fermai a pensare… mi ero innamorata dell’amore!

Eppure ero convinta che sarebbe emerso in me l’istinto di conservazione e rinascita. Intendo dire che quelle parole di Francesca avrebbero fatto maturare in me la spinta verso una realtà ed una concretezza differente fino al distacco dall’ibrido di una situazione che non rientrava nei miei canoni di vita vissuta.

Anche questa volta avrei reagito cominciando forse da un taglio nuovo di capelli, oppure trovando nuove soluzioni ai mobili della casa… avrei indossato abiti nuovi e lo stesso sorriso di sempre… avrei inaugurato un altro nuovo giorno!

Quell’istinto io lo portavo dentro, come lo portiamo dentro tutte noi donne. Ed è quell’istinto che porta alla conservazione della specie… unica nel suo genere.