Da Alfano a Casini, a Tosi e a Zanetti, centristi lanciano il partito dei moderati: in autunno le primarie

Ricostruire un grande centro moderato con primarie aperte a tutte le forze che vogliono costruire un argine alla destra sovranista e alla sinistra d’antan e per superare l’ “irrilevanza politica”. Angelino Alfano e Pier Ferdinando Casini, assieme a Flavio Tosi e a Enrico Zanetti lanciano da Roma la grande consultazione popolare per unire popolari, liberali, moderati e sceglierne il leader “senza diritti di primogenitura”. Un percorso aperto a tutti, anche a Silvio Berlusconi quando avra’ scelto da che parte stare. Ma da destra Giorgia Meloni parte all’attacco, tagliente: “Chi le chiama primarie liberali, chi di centro, chi dei moderati. Sommessamente suggerisco loro una definizione unificante: le primarie dei voltagabbana”. Ma pure lei finisce nel mirino della guerra di riposizionamento in chiave proporzionalista. Salvini si smarca ancora: niente simbolo unico con Meloni, “non stiamo ragionando su questo”. “Le marmellate del passato sono indigeste” taglia corto e assicura: “Io mi sento pronto da domani mattina a sfidare sia Renzi che Grillo” E mentre a Napoli Gianni Alemanno e Francesco Storace con il loro Mns sovranista invocano all’unita’ del centrodestra per superare “la logica del farsi male da soli” e rilanciano l’idea di una macroregione meridionale per ridare centralita’ politica al Sud, a Roma i centro-moderati provano a mettere le basi per la rinascita di una grande area di mezzo. Alfano ne individua i confini: non solo, dice “andiamo al centro da soli, senza Salvini e i trumpisti” e senza la vecchia sinistra che cancella ogni sforzo riformista eliminando, ad esempio, i voucher. La nuova area si costruisce spogliandosi “del nostro egoismo di partito per metterlo al servizio di un progetto piu’ grande”. Che serve, gli fa eco Casini, a “rialzare la schiena, perche’ i moderati si sono ripiegati su se stessi e siamo tutti in adorazione delle sciocchezze di Grillo e Salvini”. Le alleanze, quindi, si faranno attorno a consolidate scelte di campo: innanzitutto quella sull’Europa. “Siamo europei perche’ siamo affezionati alla pace, alla liberta’ e alla prosperita’. E se sperano di dimostrare che e’ nostro interesse uscire noi saremo nelle piazze. Perche’ i problemi che ci sono non sono motivo sufficiente per lasciare e perche’ nessuno dice che uscendo dall’euro si dimezzerebbe il valore delle nostre case di proprieta’ e dei nostri stipendi”, avverte Alfano. Se questo nuovo campo “sara’ credibile sara’ ancora maggioranza nel Paese”, e’ la convinzione di Flavio Tosi, leader di Fare! convinto che “il tema ormai non e’ piu’ il centrodestra o il centrosinistra, ma la politica e l’antipolitica: chi fa antipolitica pensa solo a distruggere”. O a insultare, “tratto caratteristico del modo del far politica di Lega, Fratelli d’Italia e M5S”, aggiunge Fabrizio Cicchitto. Il percorso, pero’, non sara’ facile. Il coordinatore dei Centristi per l’Europa, Gianpiero D’Alia ne e’ consapevole: “Le primarie sono lo strumento indispensabile per superare il frazionismo e l’irrilevanza del centro italiano. Dobbiamo con tanti amici acquisire la consapevolezza che partiamo da zero: per noi ‘uno vale uno'”. Ma Enrico Zanetti e’ ottimista: “Mentre nel Pd sembrano per ora preferire continuare a fare chiarezza a colpi di scissioni, noi daremo il nostro contributo affinche’ sul fronte del centro moderato e riformista si cominci a fare chiarezza a colpi di aggregazioni”. L’importante, avverte Maurizio Lupi, e’ che le primarie siano all’insegna della “generosita’ e senza diritti di primogenitura”.