Adolescenti naviganti o vagabondi?

 

Spesso gli adulti attaccano in modo indiscriminato le novità introdotte dai cambiamenti dei costumi sociali e dalle trasformazioni tecnologiche e fanno fatica a mettersi nei panni dei ragazzi.

La società è cambiata come anche la famiglia ed i suoi valori di riferimento.  Un bambino cresce in un ambiente con caratteristiche molto diverse da quello nel quale sono nati e cresciuti i suoi genitori.

Oggi, la tecnologia nelle mani dei bambini viene affidata, molto spesso, da madri, padri , nonni o da chi li segue per esigenze lavorative ed affettive. La tecnologia è un mezzo di comunicazione ed interazione molto  importante, ma la linea di confine che separa l’uso dall’abuso è molto sottile.

 In una società come quella moderna siamo tutti burattini piuttosto che burattinai del tempo. Se prima la madre era custode del senso di appartenenza alla famiglia e il padre era la spinta all’individuazione, oggi sono troppo affannati e affamati di lavoro.

L’effetto peggiore è che per necessità o per virtù non  c’è molta differenza tra smartphone o ipad nelle mani di un adulto o di un bambino! Oggigiorno assistiamo sempre più spesso a delle esagerazioni che oscillano dalla assenza di figure di riferimento all’internet addiction.

In generale è molto pericoloso dare definizioni ed etichette diagnostiche soprattutto durante l’ adolescenza, fase di continua evoluzione e trasformazione della personalità.

Gli adolescenti, sono abituati sin dalla nascita ad interagire tra mondo reale e virtuale, non vanno assolutamente etichettati come potenziali  “dipendenti da internet”, “ritirati sociali” o “sovraesposti sociali”, piuttosto vanno accompagnati con lo sguardo da lontanoosservati con amore e attenzione, mai… mai giudicati.