Plastiche negli oceani: il grande disastro ambientale

  • Una gran quantità di rifiuti di plastica affolla i nostri mari

Secondo alcune recenti stime sembrerebbe che il 50-80% dei rifiuti che affollano i mari del nostro Pianeta siano costituiti da plastica. Kara Lavender Law, oceanografa del Sea Education Association in Massachusetts, afferma che oggetti o residui di plastica sono stati ritrovati in qualsiasi bacino marino esplorato ed analizzato.

A dimostrazione di questo è il fenomeno che si osserva presso Kamilo beach, una spiaggia situata a sud dell’isola più grande dell’arcipelago delle Hawaii, la quale, pur trovandosi in una zona non raggiungibile a piedi, è nota come la spiaggia più brutta al mondo perché ricoperta ogni giorno da un fitto tappeto di rifiuti costituiti da oggetti di plastica di ogni tipo.

Il grande disastro ambientale

Fatto ancora più grave è che Kamilo beach non è contaminata da turisti irrispettosi e incivili, ma i rifiuti che raggiungono questa riva sono trasportati dalle onde del mare.

Infatti, questa zona, essendo particolarmente esposta alle correnti marine, raccoglie tutto ciò che è trasportato dall’Oceano, trasformandosi da quella che dovrebbe essere una baia idilliaca con le sue bianche spiagge in un accumulo di spazzatura lungo 4 km.

Analogamente, non poco scalpore ha suscitato la scoperta del Pacific Trash Vortex, una vera e propria discarica a cielo aperto posta nell’Oceano Pacifico e costituita per l’80% da plastica.

Secondo le stime più recenti, sembrerebbe che quest’isola di spazzatura galleggiante, realizzatasi agli inizi degli anni ’50 a causa della corrente oceanica, abbia un’estensione pari circa a due volte la superficie degli Stati Uniti, sia profonda 30 metri e abbia un peso di 3,5 milioni di tonnellate.

 

Plastiche negli Oceani: il grande disastro ambientale

 

  • Da dove derivano i rifiuti di plastica dispersi nell’Oceano?

 Prima di tutto c’è da considerare che ogni anno vengono prodotti circa 260 milioni di tonnellate di plastica di cui circa il 10% arriva in mare.

Bicchieri, bottiglie, boe e secchi di plastica sono spesso incivilmente lasciati sulle spiagge, mentre buste di plastica vengono trasportate dal vento fino a raggiungere il mare. Non da meno sono i residui degli pneumatici delle automobili che, rilasciati sulle strade, vengono trascinati in mare dalle acque piovane.

Inoltre, una stima condotta dall’ United Nations Environment Programme (UNEP) suggerisce che il 10% dei rifiuti ritrovati in mare sia costituito da attrezzi da pesca quali lenze e grosse reti.

 

  • Quali potrebbero essere le conseguenze?

 

É noto che le prime vittime di tutto questo sono gli animali marini i quali, non di rado, vanno incontro a morte a seguito dell’ingestione di piccoli pezzi di plastica che si accumulano nel tratto intestinale.

Inoltre, centinaia di animali appartenenti a diverse specie, dalle tartarughe agli uccelli del mare (ad esempio gli albatros) sono spesso vittime degli attrezzi da pesca dispersi nelle acque del nostro Pianeta.

Fattore ancor più grave è che i rifiuti di plastica non subiscono un processo di biodegradazione bensì si consumano per fotodegradazione, un meccanismo che li trasforma in pezzi sempre più piccoli fino a trasformarli in particelle microscopiche, coniate col termine di microplastiche, le quali vengono ingerite dagli animali marini, come se fossero plancton, e quindi entrano nella catena alimentare fino ad arrivare a noi.

Riguardo a tale aspetto, c’è da dire che la Scienza sta ancora studiando per comprendere quali potrebbero essere le conseguenze sul genere umano.

 

  • Un nuovo stile di vita

 Al momento si sta lavorando su una serie di progetti che prevedono, entro i prossimi anni, lo smaltimento del Pacific Vortex Trash, la cui pratica sembrerebbe piuttosto complicata.

In ogni caso per la maggior parte degli ambientalisti il problema dovrebbe essere risolto alla base riducendo la produzione di plastica annuale, da sostituire con materiali biodegradabili, ed educando l’umanità ad un diverso tipo di atteggiamento rivolta al rispetto dell’ambiente.