Il reato stradale: finalmente è legge!

Dopo un lunghissimo e travagliato iter legislativo, il 23 marzo 2016 è stata, definitivamente, approvata la legge n. 41 che ha introdotto, nel codice penale, i delitti di omicidio stradale e di lesioni personali stradali (artt. 589 bis c.p. e 590 bis c.p.).

Il provvedimento, entrato in vigore il 25 marzo 2016, fortemente voluto dalle associazioni delle vittime della strada, costituisce un efficace strumento di prevenzione e di giustizia, che punisce, severamente, la condotta di guida irresponsabile che, il legislatore ha disposto debba essere considerata al pari di un comportamento criminale.

Nel ultimi anni, gli incidenti stradali con decessi e lesioni gravi sono  notevolmente aumentati. Nei primi mesi del 2016, in un arco temporale di 60 giorni, si è arrivati a 160 decessi e, purtroppo, la maggior parte degli incidenti è conseguenza di condotte di guida scellerate, spesso, rimaste impunite. La legge n. 41 rappresenta, infatti, la risposta dello Stato al grido di giustizia dei parenti delle vittime della strada che, per anni, si sono battuti per ottenere il riconoscimento del reato di omicidio stradale e pene più severe per i responsabili.

Il legislatore, in perfetta sintonia con l’Europa, ha introdotto, nel codice penale, due nuovi reati, l’art. 589 bis e l’art. 590 bis, ovvero l’omicidio stradale e le lesioni personali stradali.

L’omicidio stradale è una figura autonoma di reato che punisce colui che, per colpa, cagioni la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale e prevede pene intermedie tra l’omicidio volontario e quello colposo. Prima della nuova normativa, la morte a seguito di incidente stradale, era disciplinata dall’art. 589 c.p., il cosiddetto omicidio colposo, che prevedeva una pena da sei mesi a cinque anni ed una aggravante specifica per la violazione delle norme del codice della strada, con pene aumentate da due a sette anni, che, in ipotesi di guida in stato di ebrezza grave o di alterazione da sostanze stupefacenti, diventavano da tre a dieci anni.

Le infrazioni al codice della strada (eccesso di velocità, guida contro mano in autostrada, passaggio con il semaforo rosso erano valutate quali aggravanti alla condotta di guida colposa. Le sole fattispecie autonome di reato previste, erano: la guida in stato di ebrezza e sotto l’effetto di sostanze da alterazione psicofisica e l’omissione di soccorso.

Il reato di omicidio stradale, invece, rappresenta una vera e propria rivoluzione normativa operata dal legislatore che ha  separato  l’omicidio  e le lesioni personali colpose stradali, dalla disciplina generale prevista per le altre ipotesi di condotte colpose generiche che continuano ad essere punite dagli artt. 589, 590 c.p.  La rivoluzione è, soprattutto, sostanziale, in quanto ciò che in passato costituiva una mera aggravante alla condotta di guida colposa, oggi è un delitto autonomo.

 

Queste di seguito le novità:

l’art. 589 bis c.p., prevede, al primo comma la condotta” base” di colui che per colpa cagioni la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale. La colpa punita è specifica perché, appunto, integrata dalla violazione di determinate norme del codice della strada. La pena prevista, per l’omicidio stradale “base” è rimasta immutata rispetto alla previgente norma (da due a sette anni di reclusione) ciò che è cambiato è la disciplina sanzionatoria per i soggetti che causano incidenti sotto l’effetto di sostanze alcoliche o stupefacenti.  

Il legislatore, con l’aumento delle pene, ha inteso contrastare il fenomeno degli incidenti stradali, pensiamo alle stragi del sabato sera, la cui causa principale, spesso, è da ricercare in condotte di guida scellerate per abuso di alcool e droga. La pena prevista è molto severa: reclusione da otto a dodici anni qualora l’omicidio stradale sia commesso a) da soggetto nei cui confronti sia stato accertato il superamento del tasso alcolemico di 1,5 g/l o b) da soggetto sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope. La condotta punita, sebbene in modo grave, resta, comunque, colposa e scatta l’aggravante solo se è, effettivamente, accertato il tasso alcolemico che deve essere superiore ad 1,5 grammi per litro, pertanto, in ipotesi di rifiuto a sottoporsi al test, il legislatore ha previsto, da parte dell’autorità giudiziaria, il prelievo coattivo di liquidi biologici e gli accertamenti medici, che prima era possibile solo per alcuni reati gravi.

Altra novità, è l’introduzione dell’aggravante prevista dal comma 3 dell’art. 589 bis c.p. che punisce con la pena da otto a dodici anni di reclusione, l’omicidio stradale provocato da soggetto in stato di ebrezza alcolica o alterazione psico-fisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti che eserciti professionalmente attività di trasporto di persone o cose, (conducenti di veicoli anche con rimorchio, conducenti di autobus o di altri veicoli destinati al trasporto di persone).

Il superamento dei limiti di velocità, la circolazione contromano, l’attraversamento delle intersezioni semaforiche disposte al rosso, le manovre di inversione del senso di marcia in prossimità  o in corrispondenza di intersezione, curve o dossi ed i  sorpassi azzardati,  sono considerate ulteriori ipotesi aggravate dell’art. 589 bis c.p. che al comma 5, ha previsto, l’applicazione della pena da cinque a dieci anni di reclusione ed, in ipotesi di guida senza patente o con patente sospesa, un ulteriore aggravamento.

Altra importante innovazione è data dalla previsione dell’arresto obbligatorio nelle ipotesi di guida in stato di ebrezza o di alterazione da sostanze stupefacenti.

Cosa accade nella ipotesi in cui in un medesimo incidente stradale, il conducente, abbia provocato la morte di una o più persone e le lesioni di una o più persone? In tali ipotesi il legislatore, ha previsto il concorso dei reati (omicidio stradale e lesioni colpose stradali) ed il limite massimo di pena di diciotto anni in luogo dei quindici, attualmente esistente.

Un’altra importante novità è rappresentata dalla introduzione, nei reati di omicidio stradale e lesioni colpose stradali, della ipotesi di fuga considerata una aggravante, con previsione di aumenti di pene da un terzo a due terzi con un limite minimo in virtù del quale la pena in concreto irrogabile non può essere inferiore a cinque anni, in caso di omicidio colposo stradale, e tre, in caso di lesioni personali stradali. Questa è senza dubbio una risposta sanzionatoria molto severa, quella, appunto, che la collettività si aspettava, nei confronti dei cosiddetti “pirati della strada”, molto spesso rimasti impuniti o, comunque, puniti con pene lievi.   La revoca della patente è prevista, come pena accessoria sia in ipotesi del reato di omicidio stradale che di lesioni colpose stradali, anche nella ipotesi in cui venga concesso il beneficio della sospensione della pena. Nel primo caso la revoca parte da cinque anni, se la morte di una persona è causata per violazione del codice della strada ed arriva fino a quindici anni e fino a venti anni, se in passato, si è stati condannati per guida sotto l’influenza di alcool, con tasso alcolemico superiore a 0,8 o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope. In ipotesi di lesioni colpose stradali la revoca è inferiore a cinque anni di base, fino a dieci se in passato si è stati condannati per guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope.

Altra importante novità, e non di poco conto, è la disciplina della prescrizione. E’, infatti, stato previsto il raddoppio dei termini di prescrizione per le ipotesi aggravate di omicidio stradale.

Un ultima considerazione va fatta in riferimento al reato di lesioni colpose stradali, art. 590 bis c.p., anch’esso una ipotesi di reato autonoma che sanziona con la pena della reclusione chiunque cagioni per colpa ad altri una lesione personale grave o gravissima con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale. Le sanzioni previste sono graduate da tre mesi ad un anno per le lesioni gravi, da uno a tre anni per le lesioni gravissime. In ipotesi in cui l’autore sia in stato di ebrezza o sotto l’effetto di droghe, la reclusione è da tre a cinque anni per le lesioni gravi e da quattro a sette per le lesioni gravissime.  In ipotesi di manovre pericolose si applica la reclusione da una anno e sei mesi a tre anni per le lesioni gravi e da 2 a 4 anni per le gravissime.

Non vi è dubbio alcuno che la legge sull’omicidio stradale rappresenti una tappa legislativa importante, ma non può e non deve essere considerata un traguardo raggiunto. La previsione della diminuzione della pena fino alla metà se vi è responsabilità della vittima è, certamente, un punto oscuro della norma, che penalizza le vittime deboli: l’omicidio colposo di un pedone distratto, di bambino che, irresponsabilmente, attraversa la strada, se causato da un automobilista in stato di alterazione psicofisica per assunzione di sostanze alcoliche o stupefacenti  è, comunque, un omicidio e come tale va punito senza sconto alcuno.  Ad ogni buon conto, la reale efficacia della legge, potrà essere valutata soltanto nel prossimo futuro! L’azione repressiva, da sola, comunque, non basta se non è seguita da campagne informative, finalizzate alla “educazione e sensibilizzazione” degli automobilisti, affinché acquisiscano la consapevolezza dei rischi e scelgano la sicurezza come stile di guida!

 

Rubrica “Pillole di diritto” a cura dell’avv. Nunzia Paudice Vice Procuratore Onorario presso la Procura della Repubblica di Napoli