Scoppia il caso Colangelo: fermata la camorra ma ora deve lasciare

Fanno rumore le parole dedicate dal presidente del Tribunale di Napoli, Ettore Ferrara, a Giovanni Colangelo, il procuratore della Repubblica finito nel mirino della criminalità organizzata, che aveva organizzato un attentato contro il magistrato alla guida dell’ufficio inquirente di Napoli.

A margine di un convegno organizzato a Napoli dalla giunta esecutiva dell’Anm, Ferrara rileva ”con amarezza” che ”l’obiettivo che la camorra sperava di perseguire per le vie cruenti e criminali di togliere un magistrato di rilievo ed efficiente come Colangelo da capo della Procura di Napoli si realizzerà tra qualche mese per effetto di una scelta del legislatore che anticipa indiscriminatamente il termine di collocamento a riposo dei magistrati”.

Il riferimento è al fatto che Colangelo compirà 70 anni tra circa 10 mesi e andrà in pensione per le nuove norme che hanno anticipato il collocamento a riposo dei magistrati. Parole che infiammano la polemica tanto che, a distanza di qualche ora, lo stesso Ferrara fa distribuire una nota scritta tenendo a precisare di non aver mai pensato, né certo di pensare mai ”di accomunare le scelte del Legislatore con quelle della camorra. Ovviamente non c’è nessuna correlazione tra le due iniziative. Con le mie affermazioni – ci tiene a chiarire – intendevo solo ribadire la nostra grande riconoscenza al Procuratore Colangelo e segnalare, dal mio punto di vista, come a causa del pensionamento anticipato si perda, in questi come in altri casi, una preziosa professionalità”.

A chi gli chiede un commento sul pensionamento anticipato che riguarderà Colangelo, il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, chiede di mantenere il riserbo trattandosi di una materia di competenza del legislatore. A suo giudizio “il procuratore Colangelo è un modello di magistrato cui, mi auguro, molti vogliano ispirarsi”.

A tornare sul tema del pensionamento anticipato è Antonio D’Amato, presidente della giunta esecutiva sezionale dell’Anm di Napoli e promotore dell’incontro di Napoli dedicato agli assetti organizzativi degli uffici giudiziari. ”Riteniamo improvvida – spiega – questa legge che è stata adottata con la forma della decretazione d’urgenza appena si è insediato questo governo e che ha ridotto da 75 a 70 anni l’età pensionabile per i magistrati”. Il legislatore tiene conto nelle sue scelte delle esigenze di spending review e del rinnovamento della classe dirigente ma in questa circostanza, a suo giudizio, non si è tenuto conto dell’esigenza ”della pianificazione dell’uscita di questi magistrati con inevitabile rischio di ‘scoperchiature’ degli uffici giudiziari senza che ci sia – sottolinea D’Amato – il necessario scambio di informazioni tra dirigenza che va in pensione e quella che deve entrare”.

Fonte foto: panorama.it