G7, Gentiloni incontra Trump: ‘Orgogliosi del nostro contributo alle spese per la sicurezza’

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha accolto alla Casa Bianca il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

“Rinnoviamo sempre il profondo legame e l’amicizia che legano gli Stati Uniti e l’Italia. L’Italia è anche un partner chiave nella lotta al terrorismo. Secondo contributore come truppe in Iraq e Afghanistan. Siamo grati per il ruolo che l’Italia sta svolgendo nella stabilizzazione della Libia e per limitare gli spazi vitali dell’Isis nel Mediterraneo. Grazie per la leadership che l’Italia esercita nella stabilizzazione della Libia”, ha detto poi il presidente americano Donald Trump nella conferenza stampa congiunta con Paolo Gentiloni.

“Sono molto emozionato di questo incontro, l’Italia è un partner commerciale importante, l’obiettivo è ora di creare rapporti improntati alla reciprocità”, ha aggiunto Trump.

“L’amicizia tra Italia e Stati Uniti si fonda nell’impegno comune contro il terrorismo che ci vede molto attivi in Iraq e in Afghanistan. Saremo decisivi nel lavoro di stabilizzazione dell’Iraq dopo la sconfitta militare che ci auguriamo di Daesh”, ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni nella conferenza stampa congiunta, il quale ha anche detto “Siamo orgogliosi del nostro contributo alle spese per la sicurezza”.

Prima dell’incontro, Trump ha atteso Gentiloni all’ingresso Nord della sua residenza. I due leader si sono salutati con una stretta di mano.

“Do un grande benvenuto al primo ministro italiano: è un grande piacere incontrarlo. Abbiamo una lunga discussione da fare”, ha detto Trump.

Le parole di Gentiloni sono invece state: “E’ un grande onore essere qui. La aspettiamo in Sicilia”. “Si, non vedo l’ora”, è stata poi la replica Trump.

L’INTERVISTA ALLA TV USA

“I nostri rapporti con gli Stati Uniti sono storici: ci teniamo molto, sono sempre stati il pilastro della nostra politica estera. E’ interesse dell’Italia coltivare questa relazione perché è fondamentale per gestire le crisi del Mediterraneo a partire dalla Libia”. Lo dice Paolo Gentiloni. “Questo non vuol dire solo confermare un ancoraggio storico della nostra politica estera ma coltivare i nostri interessi nazionali, con i nostri principi e i nostri valori che sosteniamo a testa alta”.

L’alleanza con gli Stati Uniti dell’Italia è nel nostro interesse in un teatro come la Libia per “far fronte ai fenomeni migratori, contrastare i trafficanti di esseri umani e combattere il terrorismo”, sottolinea il presidente del Consiglio.

“Questo – ha evidenziato il premier in un intervento al think thank di destra ‘Center for Stategic and International Studies – può essere l’anno della sconfitta di Daesh”. Lo dice il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, intervenendo a Washington al think tank Center for strategic e international studies (Csis). Tra le “priorità” nell’area del Mediterraneo, sottolinea, c’è “combattere il terrorismo e in particolare sradicare Daesh”.

A un mese dal G7 di Taormina, in un momento di grande tensione internazionale, Paolo Gentiloni varca per la prima volta la soglia della Casa Bianca nell’era Trump. Il presidente del Consiglio è a Washington e domani sarà a Ottawa, dal primo ministro canadese Justin Trudeau.

Due colloqui che completano il tour di incontri con i leader del G7 in vista del vertice siciliano, ma che sono anche occasione di affrontare temi delicati come la spinta protezionista della nuova amministrazione americana e la stabilità nel Mediterraneo, a partire da Siria, Libia e Iraq. Mentre crescono le tensioni, dalla Corea del Nord all’Afghanistan, e si riassestano gli equilibri geopolitici, i colloqui di Washington serviranno a saggiare i rapporti con la nuova presidenza, fermo restando che, come detto a più riprese da Gentiloni, l’alleanza con gli Usa è un “caposaldo” della nostra politica estera. A Trump, affermano gli sherpa italiani, il premier si presenta forte di una storica capacità di dialogo e intermediazione, dalla Russia ai Paesi arabi, e di un impegno importante all’estero: ad oggi schieriamo 4.100 militari dall’Afghanistan all’Iraq, dal Libano al Mali e la Libia, con compiti di sostegno e addestramento delle forze di sicurezza locali. Gli Usa, secondo indiscrezioni di stampa, potrebbero chiedere all’Italia di cambiare la natura della presenza in Iraq e partecipare anche a operazioni militari. Fonti italiane per ora non si aspettano una richiesta in tal senso e precisano che finora nessun segnale è arrivato in questa direzione da oltreoceano.

Prima dell’incontro alla Casa Bianca, Gentiloni ha tenuto al think tank di destra “Center for Strategic and International Studies (Csis) un intervento dal titolo “La sicurezza nel Mediterraneo come caposaldo della stabilità globale”.