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Brexit, colpo al governo May: si dimette il ministro Davis

Colpo da ko, o quasi, per il governo conservatore britannico di Theresa May: il ministro per la Brexit, David Davis, elemento chiave della compagine, ha fatto annunciare stanotte le sue dimissioni dall’incarico in polemica con la svolta verso un negoziato più soft con l’Ue strappata in questi giorni dalla premier. Davis, esponente di punta della

Brexit, Barnier: ‘C’è testo accordo, ma resta nodo Irlanda’

“Abbiamo un testo legale” di accordo di addio per la Brexit che copre “la maggior parte delle questioni”. Lo ha annunciato il capo negoziatore Ue Michel Barnier. L’accordo è “completo” su diritti dei cittadini e conto del divorzio. Resta invece da chiudere la questione irlandese. “È una tappa decisiva ma resta una tappa”, ha avvertito Barnier. È

Brexit, Barnier: “Il tempo stringe, sono preoccupato”

Al Consiglio affari generali “abbiamo fatto il punto in modo oggettivo per vedere dove siamo, a tre settimane e mezzo dal Consiglio europeo e in un momento in cui il tempo stringe. Sono preoccupato perché abbiamo poco tempo da qui al prossimo autunno, quando dovremo raggiungere un accordo col Regno Unito sulle condizioni del suo

Inghilterra, ministro degli Esteri Boris Johnson: fermare Brexit sarebbe disastro

Fermare la Brexit sarebbe uno “sbaglio disastroso che porterebbe a sentimenti di tradimento permanenti e inestirpabili”: ne è convinto il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson, che in un discorso atteso oggi a Londra delineerà la strada verso l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Alcuni passaggi del suo discorso, il primo di una serie da

Brexit: barriere se Gb lascia unione doganale. Negoziatore Ue: ‘è tempo di scegliere’

Per la Gran Bretagna “è tempo di fare una scelta” nei negoziati sulla Brexit sull’unione doganale: lo ha affermato il capo negoziatore di Bruxelles, Michel Barnier, avvertendo che se Londra deciderà di uscire anche dall’unione doganale e dal mercato unico, vi saranno “inevitabili barriere commerciali” con l’Ue. Parlando dopo un incontro con Theresa May e

Brexit: Theresa May esclude nuovo referendum

 La premier britannica Theresa May, tramite un suo portavoce, ha escluso categoricamente la possibilità di indire un secondo referendum sulla Brexit. “Sarebbe un tradimento agli elettori”, ha dichiarato il primo ministro, in risposta alla proposta evocata da Nigel Farage di una seconda consultazione popolare. Per la leader Tory inoltre un nuovo referendum avrebbe conseguenze negative

Brexit:’no’ in vantaggio record 10 punti

I sudditi di Sua Maestà sembrano far marcia indietro sulla Brexit. Il 51% degli elettori britannici si dice ora contrario all’addio all’Ue contro il 41% che voterebbe di nuovo per il divorzio: il distacco di 10 punti e’ il più grande mai registrato dal referendum del 23 giugno 2016. E’ quanto emerge da un sondaggio

Brexit, Ue: c’è l’accordo. May: a cittadini Ue si applicherà diritto Gb

C’è l’accordo sulla Brexit. Lo ha annunciato il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker dopo l’incontro con la premier britannica Theresa May a Bruxelles. “E’ stato un negoziato difficile, ma ora abbiamo una prima svolta, sono soddisfatto dell’accordo equo che abbiamo raggiunto con la Gran Bretagna”, ha dichiarato Juncker.  E’ giunto ora il momento di “guardare

Brexit, May pronta a offrire di più: premier deve assicurarsi sostegno governo

Per sbloccare lo stallo nelle trattative sulla Brexit la premier britannica Theresa May è pronta ad una offerta molto più generosa per il cosiddetto conto del divorzio da saldare con l’Ue. E’ quanto si legge in prima pagina sul Financial Times, secondo cui il primo ministro Tory sarebbe disposta a mettere sul piatto più di

Brexit, Comuni discutono emendamenti: sono 470

Inizia oggi alla Camera dei Comuni la ‘partita’ cruciale degli emendamenti al Withdrawal Bill, la legge quadro sulla Brexit. Ne sono stati presentati oltre 470, per un totale di 186 pagine, soprattutto dal partito laburista, che vuole introdurre una serie di modifiche per rendere l’uscita dall’Ue più ‘soft’. Già una decina di Tories ribelli, stando