Governo, terminata squadra riparte Parlamento: primi nodi per M5S-Pd

Completata la squadra di governo, con la nomina dei viceministri e sottosegretari, ora l’attivita’ dell’esecutivo puo’ entrare a regime e, di conseguenza, possono ripartire a pieno ritmo i lavori parlamentari. Martedi’ pomeriggio si riunira’ la conferenza dei capigruppo del Senato, per stilare il nuovo calendario dei lavori dell’Aula. Anche a Montecitorio e’ ripresa l’attivita’, ma sara’ una riunione dei capigruppo a fine mese a indicare i provvedimenti da portare all’esame dell’Assemblea per il prossimo trimestre. Intanto, dalla prossima settimana riprenderanno l’attivita’ anche le sedute delle commissioni permanenti. Vero ‘cuore’ e snodo dei lavori parlamentari, proprio le commissioni saranno il primo banco di prova per la tenuta della maggioranza giallorossa. E non solo per una questione di numeri (in alcune lo scarto tra maggioranza e opposizioni e’ di un solo parlamentare) e per lo ‘scoglio’ di quelle a guida leghista – e che tali rimarranno almeno fino alla prossima tarda primavera, inizio estate – ma soprattutto perche’ e’ nelle commissioni che si concretizza in prima battuta la linea politica e programmatica del governo, attraverso la priorita’ assegnata ad alcuni provvedimenti, o anche alle scelte sulle modifiche d apportare alle proposte di legge in esame. Non mancheranno i nodi da sciogliere tra M5s, Pd e Leu.
I primi provvedimenti da tenere d’occhio, fatta salva la manovra, su cui si giochera’ la vera sfida del nuovo esecutivo, sono:
– RIFORME E LEGGE ELETTORALE Tra i provvedimenti da tenere d’occhio alla ripresa dell’attivita’ parlamentare per capire se il cammino dei giallorossi sara’ accidentato o meno, ci sono innanzitutto le riforme. Slittato ad ottobre il via libera finale del taglio dei parlamentari, la maggioranza dovra’ avviare le altre riforme chieste dal Pd per ‘controbilanciare’ la riforma targata M5s. A partire dalla legge elettorale. I tempi sono ancora lunghi e l’ipotesi di un ritorno al proporzionale agita le acque interne ai dem. La commissione Affari costituzionali della Camera attende che la capigruppo indichi una nuova data per il voto finale sul taglio degli eletti per stabilire quando votare il mandato al relatore, ultimo atto formale per ‘consegnare’ la riforma all’Aula. Non e’ invece ancora stato deciso da che ramo del Parlamento partira’ l’iter della riforma elettorale. Difficile che davanti a se trovi un percorso spinato. FdI, Lega e Forza Italia (i cui leader Matteo Salvini e Silvio Berlusconi si sono incontrati oggi) hanno gia’ preannunciato battaglia a difesa del maggioritario. E anche i ‘padri nobili’ del Pd hanno manifestato la loro contrarieta’.
– CONFLITTO DI INTERESSI l’iter era stato avviato in commissione Affari costituzionali della Camera con la maggioranza gialloverde. Il tema – gia’ presente nel contratto di governo Conte I – e’ stato indicato tra le priorita’ del nuovo governo dai pentastellati ed e’ inserito nel programma. I lavori pero’ si sono arenati in commissione, dopo l’audizione di Cantone. Ora il presidente Giuseppe Brescia ha reinserito il conflitto di interessi nell’agenda della commissione e gia’ a fine mese dovrebbe partire un ricco calendario di audizioni. Tocchera’ poi alla maggioranza fare una sintesi e presentare un testo base, tentando un equilibrio tra le posizioni piu’ tranchant dei 5 stelle e la linea meno barricadera del Pd. All’esame della commissione, tra gli altri, ci sono anche un testo a firma dem e due testi a firma M5s (di cui l’ultima depositata poco tempo fa e relativa al conflitto riguardante i parlamentari).
– EUTANASIA e’ uno dei temi piu’ divisivi in Parlamento, tanto che la scorsa maggioranza non e’ riuscita a raggiungere una sintesi e ha alzato bandiera bianca. Ma i tempi stringono (la Consulta tornera’ a riunirsi sul tema il 24 settembre) e due giorni fa la Cei ha rivolto un appello al Parlamento affinche’ legiferi sulla materia. Le posizioni di M5s e Lega erano differenti, il che ha bloccato i lavori, ma non meno problemi potrebbero sorgere all’interno della nuova maggioranza, con i 5 stelle pronti a varare una legge che riconosca il diritto all’eutanasia e il Pd – con al suo interno sensibilita’ e orientamenti diversi – che invece frena e si attesta su una linea piu’ cauta.
– COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLE BANCHE Il tema delle banche e’ stato da sempre al centro di un durissimo scontro tra i dem (in particolare la componente renziana) e i 5 stelle. Un terreno che rischia di essere altamente scivoloso per la nuova maggioranza. La commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario avrebbe dovuto prendere il via, dopo mesi di stallo, il 4 settembre. Ma la crisi di governo ha scombinato il calendario. Tocchera’ ora ai presidenti di camera e Senato, essendo un organismo bicamerale, fissare una nuova data per la prima seduta. Gia’ l’avvio della commissione e’ stato segnato da un percorso accidentato e da un ‘intervento’ puntuale del Capo dello Stato che, nel promulgare la legge che la istituiva, non ha mancato di fissare alcuni paletti. Nel promulgare la legge sulla commissione Banche, infatti, Sergio Mattarella ha inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato invitandoli a vigilare “con attenzione” affinche’ l’organismo non oltrepassi i confini costituzionali. Tra i paletti e i rischi indicati dal Capo dello Stato, innanzitutto c’era il tema del controllo del credito. Secondo Mattarella occorre evitare che la commissione possa arrivare ad un “controllo dell’attivita’ creditizia, sino a coinvolgere le stesse operazioni bancarie, ovvero dell’attivita’ di investimento nelle sue varie forme”. Insomma, nessun controllo o condizionamento della politica sull’attivita’ creditizia. Per Mattarella inoltre la legge di istituzione della commissione puo’ dare luogo anche a sovrapposizioni con le Autorita’ indipendenti. Infine, Mattarella mise in guardia sulla cautela necessaria nell’utilizzo delle informazioni e sui rapporti con l’autorita’ giudiziaria. Il primo atto della Commissione sara’ la nomina del presidente, dei due vicepresidenti e due segretari. Con il governo Conte I, in pole per la guida della commissione era il senatore M5s Gianluigi Paragone, che pero’ si e’ astenuto sulla fiducia in disaccordo con il Movimento per aver dato vita all’alleanza con il Pd.
– ACQUA PUBBLICA Il testo M5s, che mira a rendere pubblica la gestione delle acque, anche interrompendo le concessioni in essere, ha subito lo stop della Lega, contraria a una parte preponderante delle norme contenute nel testo della pentastellata Daga. Piu’ volte calendarizzata per l’Aula, la proposta di legge ha subito numerosi rinvii ed e’ ferma da mesi in commissione Agricoltura (guidata da un leghista). Sul testo sono stati presentati circa 240 emendamenti da parte delle opposizioni, diverse richieste di modifica sono a firma Pd.
– SALARIO MINIMO Il ddl e’ all’esame della commissione Lavoro del Senato. L’iter e’ stato lungo e accidentato, a causa dlele divisioni interne alla precedente maggioranza. tanto che il ddl e’ fermo da mesi. Inoltre, la commissione, presieduta finora dalla pentastellata Nunzia Catalfo nominata ministro, dovra’ eleggere il nuovo presidente (si parla di un passaggio di testimone con il Pd). Il provvedimento non figura tra i primi punti all’ordine del giorno della ripresa dei lavori, ma e’ tra le priorita’ del Movimento 5 stelle, che mira all’introduzione di un salario minimo di 9 euro lordi, che costituirebbe una soglia sotto la quale i contratti collettivi nazionali non potrebbero scendere. Ma anche il Pd ha presentato lo scorso aprile una nuova proposta di legge in materia a prima firma Nannicini. Al contrario della proposta M5s in cui i 9 euro lordi fungono base della contrattazione, il Pd ribadisce il primato dei contratti collettivi nazionali e chiede la creazione di una cabina di regia che si occupi di certificare la rappresentativita’ delle associazioni sindacali e delle associazioni datoriali e di stabilire ambiti, efficacia e criteri di aggiornamento del primo livello di contrattazione e del salario minimo.
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