Governo, disco verde Rousseau: è ancora rebus squadra

Rousseau ha dato il suo responso: si’ al governo Conte 2. Ma i protagonisti della trattativa sono ben lungi dallo sbrogliare il rebus delle nomine, come sembrano dimostrare i vertici fiume di queste ore. Un gioco di pesi e contrappesi in cui tenere in equilibrio la rappresentanza dei due grandi azionisti dell’esecutivo, oltre che delle varie anime interne ai due grandi partiti e quella dei piccoli ma fondamentali per raggiungere la maggioranza al Senato, come Leu. Ma anche la rappresentanza di genere che, stando ai nomi che circolano in queste ore, sembra sacrificare le donne. E’ proprio il tema del gender balance, insieme a quello del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ruolo poco noto ma cruciale, ad animare il confronto di queste ore tra Conte, M5s e Pd, mentre il Capo dello Stato attende di chiudere questa strana crisi estiva, senza nascondere che piu’ i tempi saranno rapidi meglio sara’. Dunque senza voler sacrificare il risultato a un’ora in piu’ o in meno, il giuramento potrebbe essere gia’ domani e la fiducia entro la fine della settimana. Insomma tanti temi che hanno gia’ creato scossoni dentro i partiti. Andrea Orlando ha detto di non voler far parte del governo, rinunciando ad ogni incarico. Ha assicurato che alla base della sua scelta non c’e’ del risentimento per la possibile scelta di Luigi Di Maio come titolare della Farnesina, ma di una scelta di massima attenzione al lavoro da svolgere nel Pd. E, tuttavia, fonti parlamentari dem fanno notare che la rinuncia arriva proprio in concomitanza con il vertice da Conte. Vertice partito con molto ritardo e durante il quale e’ filtrata la notizia del possibile incarico di Luigi Di Maio alla Farnesina, ruolo per il quale era in corsa anche lui. Fonti Pd, tuttavia assicurano: e’ stata una scelta dettata dalla necessita’ di dare un contributo dal momento che il Partito Democratico sara’ alle prese con una difficile convivenza dentro la maggioranza. E Zingaretti, per questo, lo ha ringraziato. Per quello che riguarda l’equilibrio di genere, che e’ ancora ben lungi dall’essere raggiunto, tra le poche donne che dovrebbero far parte dell’esecutivo molte sono del Pd. La vicesegretaria Paola De Micheli, accreditata al Mise; la renziana Anna Ascani, per la Cultura e l’ex sottosegretaria Teresa Bellanova per il Lavoro. Il M5s per ora confermerebbe Giulia Grillo e Barbara Lezzi. Il ruolo del sottosegretario alla presidenza, invece, e’ assurto a tema di primo piano dopo l’uscita di scena delle caselle dei vicepremier. Il nome di Vincenzo Spadafora sembra perdere quota a vantaggio di quello di Roberto Chieppa, oggi segertario generale di palazzo Chigi, che Conte vorrebbe accanto a se’ con un ruolo di governo. Ma il Pd, che ha rinunciato per primo a questa figura politica, chiede una rappresentanza a palazzo Chigi e anche il M5s preferirebbe non ‘ridurre’ la propria rappresentanza alla figura del premier. In un governo che dovrebbe raggiungere i 20 componenti (compreso il sottosegretario alla presidenza), 8 sarebbero i ministri Pd, gli altri M5s. C’e’ poi da considerare il ruolo costituzionale del Capo dello Stato: i partiti assicurano che sara’ sua l’ultima parola su Viminale ed Economia, in realta’ il Quirinale intende solo verificare che non ci siano anomalie eccessive. Dunque nel primo ministero, dopo una stagione di massima esposizione e politicizzazione, si preferirebbe un profilo piu’ operativo e istituzionale, nel secondo invece si cerca un profilo di area dem ma soprattutto con forte credibilita’ internazionale, ed ecco che il nome di Roberto Gualtieri sale nei borsini, ma restano anche in ballo Fabrizio Pagani, Dario Scannapieco e Lucrezia Reichlin. La notte insomma sara’ lunga e, come sempre quando si tratta di caselle e nomi, combattuta fino all’ultimo, ma dopo l’ok dei due partiti la soluzione arrivera’ per forza alle prime luci dell’alba.