Renzi show: al via il Governo di responsabilità. Salvini a casa

La sua band – ufficialmente ancora il Pd – non suona più negli stadi da tempo, ma lui sembra ancora un solista potente. Capace, in un momento di crisi inedita, di poter dare le carte nel secondo partito italiano e di lanciare la sfida alla popstar più acclamata, alias Matteo Salvini. Matteo Renzi sceglie una delle giornate più indecifrabili del terremoto politico agostano per rilanciarsi a livello personale.Vestito blu e cravatta rosso tenue, si presenta in una Sala Nassirya gremita e detta la sua linea: “Il leader della Lega ha fallito, vada a casa”. E ancora: un governo di responsabili si può fare, l’apertura c’è anche dal Nazareno. Il senatore semplice di Scandicci, come ama chiamarsi dal 4 marzo 2018, ripete più volte di parlare in veste di “ex presidente del Consiglio”. Teoricamente è stato anche due volte segretario del Pd, ma questo importa poco; lui sa di avere ancora il comando su un bella fetta di parlamentari e l’idea di essere in realtà una minoranza non lo sfiora neanche.Tanto che, mentre tra i dem si discute di come affrontare i nodi delle alleanze, lui sposa senza dubbio il lodo Bettini: “Serve un esecutivo istituzionale. Tutte le forze responsabili diano vita a un esecutivo per evitare l’aumento dell’Iva al 25%”. Il governo gialloverde infatti ha deluso e un voto subito porterebbe ad una strada sola: la recessione. Ecco allora che Renzi deve scendere in campo per “l’interesse del Paese”, perché il momento è “clamoroso”. In Sala al Senato ci sono tutti i suoi fedelissimi: Simona Malpezzi, Teresa Bellanova e Davide Faraone. Lo sguardo dell’ex premier però guarda all’aula: “Il tabellone di oggi dice che una maggioranza c’è e non è una maggioranza con Salvini. Il voto è sacro, ma l’accordo parlamentare non è un accordicchio”. In effetti pochi minuti dopo Palazzo Madama respinge le mozioni di Lega, Fdi e Fi: l’asse con M5S regge. Un segnale per il futuro? Al momento è presto per dirlo, ma Renzi lancia un messaggio sibillino: “Non mi pento e sono orgoglioso di aver detto l’anno scorso all’accordo M5S-Pd”, dice quasi sorridendo, ma “ora ci sono condizioni opposte, è tutt’un’ altra storia rispetto a 18 mesi fa”. Una democrazia parlamentare contro la deriva Papeete e mojito, ripete più volte davanti ai cronisti. Poi da animale da palcoscenico arma lo spoiler della sua vecchia narrazione: “Vedo un Pd che ha aperto all’accordo, mi fa piacere”. Una frase che ad altri universi dem non piacerà tantissimo, ma Renzi si muove da navigato chip leader. Un esempio? Una frase: “Zingaretti ha avanzato due richieste, unità e che la segreteria gestisca questo passaggio.Sono richieste comprensibili, da accogliere, è giusto ci sia l’unità massima da parte delle forze politiche”. Un benestare curioso, visto che lo stesso ex numero 1 del Nazareno da oltre un anno snobba le logiche di partito, tanto che diserterà anche la direzione del 21 agosto. Lì in teoria si dovrebbe decidere proprio la possibile nascita di un nuovo governo. Di una scissione renziana non si parla, l’importante è evitare l’ansia da voto. “Ora bisogna proporre un’alternativa allargando le forze”, chiosa dai social Zingaretti.Musica per le orecchie per il rocker di Firenze.

 

 

Fonte Foto: ANSA