Papa Francesco: ipocrisia peggior nemico, no a ‘turista da catacombe’ in Chiesa

La “vera conversione” e’ quando arriva “alle tasche”. Li’ “e’ dove si vede se uno e’ generoso con gli altri, se uno aiuta i piu’ deboli, i piu’ poveri”. Papa Francesco parlando a braccio durante l’Udienza Generale, spiega come capire un’autentica conversione, il segnale di un cuore convertito: “Quando la conversione arriva li’, stai sicuro che e’ una vera conversione. Se rimane soltanto nelle parole non e’ una buona conversione”, aggiunge e ammonisce: no ai cristiani ipocriti. “L’ipocrisia e’ il peggior nemico di questa comunita’ cristiana, di questo amore cristiano: quel far finta di volersi bene ma cercare soltanto il proprio interesse”, sottolinea il Pontefice che continua: “Venire meno alla sincerita’ della condivisione”, “alla sincerita’ dell’amore, significa coltivare l’ipocrisia, allontanarsi dalla verita’, diventare egoisti, spegnere il fuoco della comunione e destinarsi al gelo della morte interiore”. Chi si comporta cosi’ “transita nella Chiesa come un turista. Ci sono tanti turisti nella Chiesa che sono sempre di passaggio, ma mai entrano nella Chiesa: e’ il turismo spirituale che fa credere loro di essere cristiani, mentre sono soltanto turisti delle catacombe”, aggiunge Bergoglio. “No, non dobbiamo essere turisti nella Chiesa, ma fratelli gli uni degli altri. Una vita impostata solo sul trarre profitto e vantaggio dalle situazioni a scapito degli altri, provoca inevitabilmente la morte interiore. E quante persone si dicono vicine alla Chiesa, amici dei preti, dei vescovi mentre cercano soltanto il proprio interesse. Queste sono le ipocrisie che distruggono la Chiesa!”, afferma.  La comunita’ cristiana quindi “cresca grazia al fermento della condivisione” in Cristo. “C’e’ un dinamismo di solidarieta’ che edifica la Chiesa come famiglia di Dio, dove risulta centrale l’esperienza della koinonia”, che vuol dire “mettere in comune”, “essere come una comunita’, non isolati”. Pensando alle prime comunita’ cristiane, Francesco rimarca che quel modello di condivisione resta attuale anche ai nostri giorni: “E’ un modello di vita cosi’ forte che aiuta noi a essere generosi e non tirchi”. “Sempre la Chiesa ha avuto questo gesto dei cristiani che – sottolinea – si spogliavano delle cose che avevano in piu’, delle cose che non erano necessarie per darle a coloro che avevano bisogno. E non solo dei soldi: anche del tempo. Quanti cristiani – voi, per esempio, qui in Italia – quanti cristiani fanno volontariato! Ma questo e’ bellissimo! E’ comunione, condividere il mio tempo con gli altri, per aiutare coloro che hanno bisogno. E cosi’ il volontariato, le opere di carita’, le visite ai malati; bisogna sempre condividere con gli altri, e non cercare soltanto il proprio interesse”. E l’amore e’ “la modalita’”, ma “non amore di parola, non amore finto: amore delle opere, dell’aiutarsi l’un l’altro, l’amore concreto, la concretezza dell’amore”. Durante tutta l’Udienza Generale, una ragazza ha passeggiato davanti al Pontefice, sul sagrato dell’Aula Paolo VI, battendo le mani e saltellando e, piu’ volte, si e’ avvicinata al Papa fermandosi davanti a lui. Prima dei saluti ai pellegrini di lingua italiana Francesco ha quindi parlato a cuore aperto e ha invitato a riflettere: “Tutti noi abbiamo visto questa ragazza tanto bella – e’ bella, perche’ e’ bella – e poverina, vittima di una malattia e non sa cosa fa. Io domando una cosa, ma ognuno risponda nel suo cuore: ho pregato per lei, vedendola, ho pregato perche’ il Signore la guarisca, la custodisca? Ho pregato per i suoi genitori e per la sua famiglia? Sempre quando vediamo qualche persona sofferente dobbiamo pregare. Che questa situazione ci aiuti sempre a fare questa domanda: ho pregato per questa persona che ho visto, che si vede che soffre?”.