Grida, rosari e cartelli: in Aula Senato show della crisi

“Tu dove te la vedi, in tribuna o sullo schermo gigante in commissione?”. Sembra quasi che il capannello di deputati grillini, nei corridoi di Palazzo Madama, parli di una partita di Coppa del mondo. Se non fosse che oggi e’ i D-day, il giorno piu’ atteso da quando Matteo Salvini ha deciso di aprire la crisi e il premier Giuseppe Conte ha promesso replicargli in Parlamento. E in effetti l’atmosfera, in genere austera e ovattata della Camera alta, oggi sin dalla tarda mattinata e’ quella della vigilia di un grande evento sportivo, coi posti in tribuna per giornalisti e ospiti esauriti molte ore prima dell’inizio della seduta, richieste di accredito mai cosi’ numerose in precedenza e provenienti da ogni dove. Palpabile lo stupore di uno degli addetti del Senato, all’apparire di una richiesta di accredito dal Giappone, mentre la buvette, a causa della chiusura – causa lavori – del ristorante al piano terra, e’ una selva di corpi che si ammassano davanti al bancone per pranzare prima del kick-off previsto per le 15. Per chi non trova posto in tribuna, dove sono presenti deputati di questa e delle passate legislature e uomini dello staff della comunicazione grillina (si va da Rocco Casalino a Pierluigi Castagnetti), viene approntata una sorta di “sala proiezione” nelle aule delle commissioni I e IV, per non intasare un gia’ traboccante transatlantico. All’ingresso del Senato, opposte fazioni di ultra’ politici si fronteggiano e incitano o contestano, a seconda della loro appartenenza, i senatori che arrivano alla spicciolata per partecipare al dibattito Le attese per lo showdown tra Conte e Salvini non vengono tradite: ancora prima del ‘pronti via’ i grillini occupano tutti i posti del banchi del governo, per impedire agli ormai ex-colleghi leghisti di prendervi posto, mostrando cosi’ platealmente la loro lealta’ al premier. Ci rimettono anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria e quello degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, per i quali vengono approntate delle sedie aggiuntive come strapuntini di fortuna. Entra Salvini, puntualmente prevenuto di quello che stava succedendo, e fa il gesto palese di restare in piedi, prima di reclamare con successo il proprio scranno da vicepremier. Dietro di lui, in piedi, si schiereranno i suoi ministri e sottosegretari, mentre dai banchi dei senatori arriva l’ovazione per il leader, che non cerca con lo sguardo ne’ tantomeno si avvicina a Luigi Di Maio, che reciprocamente ignora il ministro dell’Interno come ampiamente annunciato nei giorni scorsi. La scena rischia di ripetersi col presidente del Consiglio, salvo una formale stretta di mano e una battuta sussurrata all’orecchio da parte di Salvini, che inaugura la serie dei coup de theatre dei protagonisti del dibattito, accucciandosi per baciare il rosario di Medjugorje che porta sempre con se’. Mentre parla Conte, la mimica facciale del leader leghista e’ continuamente al lavoro per esternare il proprio pensiero: il gesto piu’ frequente e’ lo scuotere la testa, corredato da un “non va, non va” sussurrato nei momenti in cui gli attacchi di Conte al suo operato si fanno piu’ intensi. L’emiciclo e’ piu’ simile che mai agli spalti di uno stadio, con la “curva Salvini” che sottolinea con mugugni le critiche del premier alla Lega, mentre la “curva Conte” interrompe spesso con applausi, sovente rinforzata dai Dem. Schermaglie, se paragonate a quanto avviene qualche minuto dopo quando a parlare e’ lo stesso Salvini, che viene indirizzato in modo ruvido dalla presidente Casellati verso i banchi della Lega. I leghisti aumentano i decibel per sostenere il discorso del loro leader, i grillini anche per contestarlo, ma escono prepotentemente i Dem con un “bombing” di cartelloni, tra i quali spiccano le scritte “Capitan Findus” e “Anche oggi mi dimetto domani”, quest’ultimo scritto a pennarello dal renziano Faraone, prontamente rimossi dai commessi per ordine della presidente. La bagarre e’ nell’aria, e giunge puntuale quando Salvini rivendica orgoglioso la devozione al “Cuore immacolato di Maria” e il bacio al rosario: lo emula immediatamente il cattolico conservatore Simone Pillon, mentre si alzano commessi e questori su impulso della presidente che ricorda che il regolamento del Senato vieta l’esposizione di simboli religiosi. Immediatamente dopo l’intervento di Salvini, arriva quello di Matteo Renzi, che rilancia il guanto di sfida al suo omonimo, per un confronto elettorale e televisivo all’americana e innesca un siparietto da cavalleria rusticana, col leader leghista che urla dalla parte opposta dell’emiciclo “Quando vuoi, anche domani, sono pronto!”. Terminato l’intervento di Renzi, Salvini fa cenno ai suoi di seguirlo fuori dall’aula, che coincide con la cessazione delle ostilita’, ma e’ solo il primo tempo.(AGI)

 

 

 

 

Fonte Foto: Profilo Twitter Matteo Salvini