Da manovra a svolta “green”: gli sherpa al lavoro

Si iniziano a profilare i contorni del programma di governo della possibile nuova alleanza giallo-rossa. Il tavolo di confronto Pd e M5s si è già riunito tre volte, l’ultima questa mattina, ed ha già individuato i primi punti di incontro tra le due forze politiche. Innanzitutto la cornice generale: i due partiti si impegnano infatti a muoversi all’interno delle regole condivise a livello europeo, senza strappi dalle regole comunitarie. E’ un punto di partenza essenziale per approntare innanzitutto il primo atto di quello che potrebbe essere il nuovo esecutivo: la manovra economica. Al di là della questione della sterilizzazione dell’Iva su cui entrambi i partiti convergono l’impegno, affermano fonti parlamentari dem, è quello di “muoverci nel rispetto delle regole comunitarie anche nell’ottica di una manovra espansiva” e della “graduale” riduzione della pressione fiscale. Il segretario del Pd parla di un programma che evidenzi una “chiara discontinuità delle ricette economiche in chiave redistributiva e di equità sociale”. La risposta dovrebbe arrivare con un immediato impegno, già nella legge di bilancio, a tagliare il costo del lavoro. Proprio il taglio del cuneo fiscale è infatti il tema che può conciliare le priorità evidenziate da entrambi i partiti su questioni dirimenti come quelle del fisco, della redistribuzione della ricchezza, della salvaguardia del reddito da lavoro e della necessità di creare occupazione e sviluppo. I dem pensano di recuperare le risorse necessarie a perseguire questi progetti anche attraverso un piano ambizioso di abbattimento dell’evasione fiscale. In questa stessa ottica dovrebbe muoversi anche la politica industriale che entrambi i partiti puntano a declinare in salsa “green”. Il M5s propone un vero e proprio “Green New Deal”, i dem al loro tavolo di lavoro hanno usato lo stesso termine e già parlano di un fondo da 50 miliardi per investimenti green, propongono di premiare le imprese che hanno promosso o promuovono una riconversione ecosostenibile ed immaginano un taglio graduale ai sussidi che danneggiano l’ambiente?.Tra gli obiettivi comuni c’è anche quello di dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030. Un ruolo importante lo avranno anche gli investimenti in infrastrutture di trasporto e nella banda ultra larga. Anche se sul capitolo infrastrutture pesa la questione della Tav, in parte già risolta dal governo uscente, l’argomento è tra i pochi realmente divisivi quasi quanto quello delle concessioni autostradali. Su questo punto tuttavia una strada per uscire dall’impasse sembra già individuata: nei 10 punti base elencati dal M5s per dare vita al nuovo governo si parla esplicitamente di “revisione” delle concessioni autostradali e non di “revoca” come vorrebbe, ad esempio, Alessandro Di Battista. “Con Conte premier ci impegniamo subito a recepire i rilievi del Quirinale sui decreti sicurezza, a far partire un imponente piano di investimenti in piccole infrastrutture e consolidamento del territorio per prevenire il dissesto idrogeologico e infine a inserire nella prossima Legge di Stabilità un programma di supporto alle aziende che operano nell’economia circolare?” afferma la ex parlamentare del M5s Roberta Lombardi mettendo insieme punti di programma su cui il Pd potrà convergere. Poi ci sono il Sud, su cui sia M5s che Pd intendono impegnarsi e i capitoli sulla scuola e sui giovani, quelli che “l’Italia non ha saputo trattenere costringendoli a cercare altrove un diritto al futuro” afferma Zingaretti evocando i continui riferimenti fatti dal M5s sin dalla scorsa legislatura per far tornare a casa i cosiddetti “cervelli in fuga”.