Crisi di Governo: ecco tutti gli scenari aperti

Sara’ molto probabilmente martedi’ la giornata clou di questa strana crisi agostana. Che, tra l’altro, tecnicamente ancora non si potrebbe chiamare crisi, dato che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte non si e’ dimesso ne’ e’ stato sfiduciato. Ecco dunque, mentre via social i leader politici si scambiano stilettate e occhiolini, cosa potrebbe succedere. In realta’, tutto e’ ancora possibile: sia le elezioni anticipate, che un governo gialloverde che uno giallorosso. Saranno i partiti, insieme al premier, a dover sciogliere i nodi e a compiere delle scelte, che verranno poi controfirmate dal presidente Sergio Mattarella. Ma ecco, passo passo, i possibili scenari. – Martedi’ alle 14,30 si riunisce la conferenza dei capigruppo del Senato per decidere i tempi della seduta che mezz’ora dopo vedra’ Giuseppe Conte fare le sue comunicazioni in aula. Allora si capira’ se e chi ha deciso di presentare una risoluzione, di sostegno o di critica, sulle comunicazioni del premier. E se il premier di li’ a poco chiedera’ la fiducia su queste risoluzioni. Martedi’ pomeriggio a palazzo Madama, dunque, si capira’ quali saranno i primi passaggi formali della crisi. – Conte potrebbe infatti non attendere il verdetto dell’aula, salire al Quirinale e dimettersi. A quel punto Mattarella potrebbe chiedergli di restare per il disbrigo degli affari correnti e aprire le consultazioni. Conte sarebbe dimissionario ma non sfiduciato. Dalle consultazioni potrebbero emergere diverse ipotesi. Di Maio potrebbe non accogliere i tentativi di dialogo della Lega e avviare un confronto con il Pd. In quel caso, dopo un veloce confronto tra i due partiti e dopo aver riferito a Mattarella, quest’ultimo potrebbe incaricare un nuovo premier indicato da M5s e Pd. Oppure Di Maio potrebbe riavviare un canale di dialogo con la Lega, i due contendenti potrebbero tornare sui propri passi e il governo Conte potrebbe tornare alle Camere per avere una nuova fiducia. Lega e M5s potrebbero anche accordarsi sull’indicazione di un nuovo premier. A quel punto le dimissioni di Conte verrebbero formalizzate e si passerebbe a un nuovo incarico. Conte potrebbe invece attendere il voto dell’aula e verificare chi ancora lo sostiene. Se lo sostiene solo il M5s, mentre Lega e Pd gli votano contro, dovrebbe salire al Quirinale e dimettersi; anche in questo caso Mattarella indirebbe le consultazioni. Conte sarebbe pero’ dimissionario e sfiduciato, le consultazioni assolutamente aperte a ogni possibilita’ ma la posizione di Conte in vista di possibili incarichi futuri sarebbe piu’ debole . – Conte potrebbe attendere il voto dell’aula e incassare il si’ al suo esecutivo da Lega e M5s. Il governo andrebbe avanti. Starebbe poi a un confronto successivo per capire se si vuole procedere a un rimpasto, che potrebbe configurarsi come Conte bis solo se passasse da una crisi conclamata seppur rapida. Il giorno dopo, mercoledi’ 21, la Camera dovrebbe assistere alle comunicazioni di Conte e il 22 agosto potrebbe votare il quarto passaggio della riforma del taglio dei parlamentari. Da quel momento e per circa sei mesi, sarebbe impossibile andare a elezioni anticipate. – Conte in aula al Senato potrebbe incassare il si’ del M5s, il no della Lega e l’astensione del Pd. Sempre dimissionario e senza piu’ la fiducia, salirebbe al Quirinale e si avvierebbero le consultazioni, ma la strada per un dialogo tra M5s e Pd sarebbe aperta. – Al momento, incrociando le dichiarazioni dei leader, sappiamo che Conte non ha ancora sciolto la riserva e dunque potrebbe attendere il voto del Senato o anticiparlo e salire al Colle prima di esso per un confronto con Sergio Mattarella ed eventuali dimissioni. Luigi Di Maio ha chiesto alla Lega di ritirare la mozione di sfiducia, di sostenere Conte in aula al Senato e di votare il taglio dei parlamentari. Matteo Salvini ha confermato il suo si’ al taglio dei parlamentari ma non ha chiarito se ritirera’ o meno la mozione di sfiducia a Conte, ne’ ha annunciato come votera’ al Senato dopo le eventuali comunicazioni del premier. Nicola Zingaretti ha chiesto che prima si apra la crisi di governo, quindi con un Conte dimissionario, e poi si veda se e’ possibile dar vita a un governo anche con i Cinquestelle.