Al traguardo delle trimestrali brilla la old economy: ecco tutti i dettagli

Il Pil italiano non cresce, il sistema industriale soffre ma i conti delle grandi aziende tengono. Al traguardo delle trimestrali le societa’ piu’ importanti del Ftse Mib stampano risultati di tutto rispetto, con utili spesso in crescita, obiettivi annuali confermati e remunerazione degli azionisti. Numeri in gran parte migliori, ad esempio, rispetto a quelli dei colossi tedeschi, da Basf a Lufthansa, da Bayer a Bmw, fino a Daimler, tutti costretti a mettere le mani avanti per avvertire che i loro bilanci stanno peggiorando e non rispetteranno le attese. A tenere in piedi il Paese e’ la old economy, quella fatta di macchine, reti ed energia. Di imprenditori e aziende che esportano e puntano sull’internazionalizzazione. Con l’eccezione di Brembo, che pure conserva 59 milioni di utile, anche il settore automotive, quello in maggiore sofferenza nel resto d’Europa, dimostra ottima salute. Fca, regina del settore, ha visto i guadagni trimestrali salire del 14% a 793 milioni e il fatturato del 3% a 26,741 miliardi. Ottima performance anche per Ferrari che sempre nel primo semestre ha riportato ricavi per 1,92 miliardi, in crescita dell’11%, con le consegne che hanno toccato le 5.281 unita’. L’utile netto e’ salito del 18% a 364 milioni e alla luce di queste cifre il gruppo ha confermato le stime sull’anno “verso i livelli piu’ alti dei range su tutti i parametri ai tassi di cambio attualmente prevalenti” e rivisto al rialzo il target per il free cash flow industriale, superando i 550 milioni. Per quanto riguarda Cnh Industrial, pur chiudendo il secondo trimestre dell’anno con “un robusto utile netto” di 427 milioni di dollari (+4,7%), ovvero 0,31 dollari per azione, ha mostrato comunque ricavi di vendita netti delle attivita’ industriali pari a 7,1 miliardi, in calo del 7% rispetto al secondo trimestre del 2018 (in diminuzione del 2% a cambi costanti), con migliori prezzi piu’ che compensati da minori volumi di vendita e dall’impatto negativo delle differenze cambio di conversione. A brillare sono anche le cosiddette ex partecipate. Eni ha portato a casa un utile netto adjusted di 1,554 miliardi di euro. Ma a impressionare gli analisti e’ stata soprattutto la generazione di cassa operativa, cresciuta del 27% nonostante lo scenario molto meno favorevole e capace di coprire interamente tanto gli investimenti quanto la remunerazione degli azionisti che, oltre che di un acconto sul dividendo da 0,43 euro, beneficeranno anche del buy back. Risultati finanziari “eccellenti” che, come ha spiegato l’ad della societa’ Claudio Descalzi, sono stati possibili “proseguendo nella realizzazione degli obiettivi del proprio piano industriale”. Descalzi ha inoltre fatto osservare che “la generazione di cassa dell’esercizio, in incremento di oltre il 20% nonostante uno scenario meno favorevole rispetto al semestre precedente, ha coperto ampiamente tanto gli investimenti, a cui continuiamo ad applicare una rigorosa disciplina, quanto la remunerazione degli azionisti che oltre al saldo dividendo include ora anche il buyback”. Ma non se la passa male neanche Fincantieri che chiude il semestre con ricavi in crescita del 12%, Ebitda in aumento del 17% e record di ordini nel semestre: 6,6 miliardi. Non nasconde la sua soddisfazione l’ad Giuseppe Bono: “Sono risultati straordinari anche alla luce del grado di innovazione dei progetti acquisiti che premiano e confermano il grande lavoro svolto di ricerca e sviluppo, grazie al quale offriamo ai nostri clienti soluzioni che precorrono i tempi”. Per non dire di Leonardo che porta i guadagni netti a 349 milioni con un balzo del 229% e incassa un boom del 34% dei nuovi ordini a 6,1 miliardi. O, ancora, Saipem che torna in utile per 14 milioni. ell’energia si segnalano anche le ottime performance di Terna, il cui utile netto semestrale sale del 3,3% a 1.097,8 milioni, e Italgas che vede i guadagni salire del 10,3% a 166,2 milioni. In crescita anche l’utile dell’Enel, a 2,215 miliardi di euro (2,020 miliardi nel primo semestre 2018, +9,7%) grazie al miglioramento del risultato operativo, che ha piu’ che compensato l’incremento degli oneri finanziari netti e degli oneri derivanti da partecipazioni valutate con il metodo del patrimonio netto. L’utile netto ordinario e’ stato pari a 2,277 miliardi in aumento del 20,3% rispetto agli 1,892 miliardi nel primo semestre 2018. E in rialzo anche i ricavi pari a 38,991 miliardi di euro (36,027 miliardi nel primo semestre 2018, +8,2%). Crescita a due cifre dell’utile anche per il gruppo Snam: e’ stato pari a 581 milioni di euro, in crescita dell’11,1% sullo stesso periodo del 2018. L’utile operativo e’ stato di 756 milioni (+3,7%), gli investimenti tecnici sono saliti da 349 a 408 milioni e la guidance sull’utile netto prevede poi una crescita del 6-7% sul 2018, rispetto alla precedente previsione di crescita del 5%. Insomma, what else? All’appello non manca la Cassa Depositi e Prestiti che si conferma volano importante della nostra economia. In aumento l’utile nel primo semestre: e’ stato di 1,5 miliardi per la capogruppo (1,4 mld lo scorso anno) mentre e’ salito il margine di intermediazione in crescita a 2,0 miliardi di euro (1,9 miliardi di euro nel primo semestre 2018). Al 30 giugno 2019 il totale attivo inoltre e’ risultato pari a 382,2 miliardi di euro, in aumento rispetto al 31 dicembre 2018 (370 miliardi di euro). E se anche Poste italiane, con un incremento dell’utile netto del 30% a 324 milioni nel secondo trimestre, riporta un bilancio ottimo, e’ risultata indubbiamente piu’ debole Tim, che chiude il semestre con un utile reported attribuibile ai soci della controllante pari a 551 milioni di euro, contro i 532 milioni dei primi 6 mesi del 2018, beneficiando di proventi non ricorrenti per 53 milioni. In termini comparabili, l’utile del primo semestre risulterebbe in calo di 111 milioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In calo anche i ricavi a 9 miliardi (-1,2%, escludendo Sparkle e ricavi da prodotto), c’e’ da dire pero’ che l’indebitamento finanziario netto al 30 giugno scorso era pari a 24,731 miliardi di euro, in calo di 539 milioni rispetto a fine 2018 e di 410 milioni rispetto al 30 giugno dello scorso anno. (AGI)