I salari in Eurozona superano il costo del lavoro

Dinamica di crescita sostanzialmente stabile del costo del lavoro orario nell’area euro a inizio 2019, con un tasso su base annua pari al 2,4% nel primo trimestre, dopo il piu’ 2,3% dell’ultimo trimestre del 2018. E secondo i dati di Eurostat, l’ente di statistica dell’unione europea, la componente principale di questa voce, le retribuzioni, ha segnato una accelerazione al piu’ 2,5% nei primi tre mesi dell’anno, a fronte del piu’ 2,3% di fine 2018.

Divario in senso opposto in Italia, dove sempre nel primo trimestre il costo del lavoro orario ha segnato un piu’ 2,6% su base annua, mentre i salari hanno limitato la crescita all’1,9%, seppure in accelerazione. Gli altri costi, che includono tasse e contributi, e che in media nell’area euro hanno segnato un piu’ 2,2%, in Italia sono balzati del 4,2%.

Nel quarto trimestre il costo del lavoro nella Penisola aveva segnato un piu’ 2,1% mentre i salari un piu’ 1,6%, sempre su base annua. Infine, guardando a tutta l’Ue a 28 nei primi tre mesi il costo del lavoro orario ha segnato un piu’ 2,6% e i salari un piu’ 2,7%. Sempre Eurostat ha pubblicato anche i dati sul tasso di posti di lavoro vacanti, che per l’insieme dell’Unione valutaria è rimasto stabile al 2,3% nei primi tre mesi dell’anno. Il livello piu’ elevato si registra nella Repubblica Ceca (6,4%), seguita da Belgio -(3,6%) e Germania (3,3%). Il piu’ basso è quello della Grecia (0,6%).

L’ente Ue precisa che i dati relativi all’Italia in questo caso non sono paragonabili con quelli di altri Paesi, perché escludono le imprese con meno di 10 dipendenti e quote rilevante della Pa: sanità, scuola e istruzione. Ad ogni modo in Italia il job vacancy rate si è attestato all’1,3% nel primo trimestre, dall’1% di fine 2018.

 

 

Fonte: Milano Finanza