Ruolo della donna, abusi, diaconato. Il colloquio di Papa Francesco con le religiose

“Siete un gruppo variegato… crescere è rischioso, ma lo è di più non crescere. Alla fine rimani piccolo, un infante che è peggio. Il problema degli abusi non si risolve in un giorno. E’ iniziato un processo: è una cosa che da 20 anni noi non avevamo coscienza e ne stiamo prendendo con benedetta vergogna. Dobbiamo andare avanti passo passo. Alcune organizzazioni non sono rimaste contente dell’incontro di febbraio. Li capisco ma ho detto che se avessimo impiccato 100 preti abusatori sarebbero stati tutti contenti ma non avremmo risolto il problema”. Lo ha detto il Papa parlando a braccio nell’Aula Paolo VI alle partecipanti all’Incontro dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali, in occasione della XXI Assemblea Plenaria.

“L’abuso ai danni delle religiose – ha detto ancora il Papa – è un problema grave e ne sono cosciente. Non solo quello sessuale ma anche quello di potere. Il servizio sì, la servitù no. Ti sei fatta religiosa non per diventare domestica di un prete”.

Il diaconato femminile. “Ho detto sì alla commissione – ha ricordato Francesco – che ha lavorato bene e sono arrivati a un certo punto fino a quando ognuno aveva la propria idea. Io vi consegno il risultato del poco accordo che hanno raggiunto. Io ho con me le relazioni personali dei membri della commissione. Non posso fare decreti sacramentali senza fondamento teologico e storico. Il lavoro andrà avanti”.

“Dobbiamo chiederci – ha proseguito il Pontefice – qual è il lavoro della suora nella Chiesa. Non sbagliare pensando che sia solo un lavoro funzionale. Si deve andare oltre le funzioni. La Chiesa è femminile perché è donna: è la realtà, è la sposa di Gesù. Dobbiamo andare avanti nella teologia della donna. La Chiesa non è solo dogma e storia. La Chiesa si sviluppa nel cammino, nella fedeltà alla Rivelazione. La parola chiave è svilupparsi. Noi col tempo capiamo meglio la fede. La natura stessa della Rivelazione è in movimento continuo. La pena di morte non è accettabile, è immorale… 50 anni fa no. Si è sviluppata la coscienza morale. La testimonianza, la necessità della testimonianza. Non servono solo le cose storiche e dogmatiche. Noi dobbiamo crescere continuamente. Ogni congregazione fa il suo discernimento. Abbiamo bisogno di discernere: tutto è in cammino ma camminiamo sulla strada della Rivelazione”.

“L’incontro con la fragilità – ha osservato ancora Papa Francesco – ci fa capire cosa è successo quando Dio manda suo Figlio sulla terra. Gesù prende la nostra umanità la nostra fragilità. Non bisogna aver paura ma avvicinarsi alla fragilità umana: questo non è beneficienza ma un atto teologico. LA fragilità è lo specchio dell’incarnazione del Signore. La maternalità della Chiesa e della Madonna hanno un riflesso nella donna consacrata. Chi vede una suora, vede la Chiesa e vede Maria”.

“Credo che l’ecumenismo – ha detto il Papa avviandosi alla conclusione – si faccia sempre in cammino. I teologi studiano, ma quando Paolo VI incontrò Atenagora andarono insieme e camminarono. Ci sono i poveri, i migranti, questo è ecumenismo in cammino. E c’è quello del sangue: uccidono i cristiani senza chiedere se sono anglicani, cattolici e ortodossi e allora il sangue si mischia. Lavoriamo insieme perché l’ecumenismo si fa in cammino e non solo con la riflessione teologica. Abbiamo valori comuni, a partire dal rispetto della vita anche per i bambini non nati”.

Il Papa ha fatto anche un accenno al Sud Sudan, auspicando – ma senza promettere nulla di ufficiale – di poter fare una tappa lì nel corso del viaggio in Africa del prossimo mese di settembre.