Elezioni Europee, Berlusconi lavora a liste: campagna sia aggressiva ma niente colpi bassi alla Lega

Meno di 47 giorni alle elezioni Europee e Silvio Berlusconi riunisce a Villa San Martino i vertici di Forza Italia per lavorare alle liste da presentare la prossima settimana nelle corti d’appello di Milano, Roma, Venezia, Napoli e Palermo. Una riunione fiume, durante la quale il Cav ha confermato il suo impegno “in prima persona”. Lo farà, salvo colpi di scena, come capolista in tutte le circoscrizioni, tranne al centro, terreno esclusivo di Antonio Tajani. L’ok definitivo allo schema da presentare agli elettori il 26 maggio si avrà durante l’ufficio di presidenza di Forza Italia, che dovrebbe essere convocato entro questo fine settimana a Roma. Oltre agli uscenti azzurri dal Parlamento europeo, Berlusconi sta lavorando alla scelta di altre personalità, provenienti dalla società civile e dalle imprese, uomini e donne di spessore che abbiano le capacità e le competenze per “differenziarsi”, ha ribadito, dagli “scappati di casa” del Movimento 5 Stelle.Durante la riunione si sono anche gettate le basi per una campagna elettorale ‘aggressiva’, che punti il dito contro le nefandezze dell’esecutivo in carica, senza però colpire in maniera diretta Matteo Salvini. La convinzione è che a breve il governo dovrà affrontare un “amaro divorzio” e che, alla fine, il leader del Carroccio dovrà ammettere che “ha bisogno di Forza Italia”. I sondaggi dimostrano che “c’è un ritrovato interesse per le proposte” azzurre, ha detto Berlusconi nel corso del vertice ad Arcore, anche perché “l’esperimento del governo tra Lega e Movimento 5 Stelle è miseramente fallito come dimostrano tutti gli indicatori economici e sociali”.Gli elettori sono “delusi”, rileva l’ex premier, “pretendono una classe dirigente capace” per questo “tornano a bussare alla nostra porta”. L’impegno chiesto dal Cav è a tutto tondo e senza risparmio di forze, lo stesso che lui ha assicurato, alla veneranda età di 82 anni, per portare il risultato a casa. L’obiettivo è superare il 10 per cento, una percentuale che basta per “cambiare le istituzioni europee da dentro e renderle più vicine ai bisogni dei cittadini”. Si guarda a Bruxelles, ma con la coda dell’occhio Berlusconi guarda all’Italia. La sentenza del Fondo monentario internazionale è la prova, ha sottolineato il Cav, che “non c’è crescita, dunque non c’è lavoro. È l’ennesima dimostrazione che questo governo a trazione Cinquestelle ha sbagliato completamente la sua politica economica”. Quello del 26 maggio “è un voto per il Parlamento europeo , ma anche per il governo qui in Italia: così non si può andare avanti”.