Pd: Zingaretti incassa ok su alleanze e prepara lo schema per le elezioni europee

Alla prima direzione nazionale da segretario Nicola Zingaretti chiama alla riscossa e il Partito Democratico risponde compattamente. Un risultato niente affatto scontato alla vigilia, viste le prese di posizione dell’ex maggioranza renziana negli ultimi giorni. Dalla mozione Giachetti, in particolare, si sono fatti sempre piu’ forti le critiche al segretario per le sconfitte nelle regioni e la strategia di alleanze con la sinistra e i fuoriusciti di Articolo 1. In particolare i deputati Luciano Nobili e Anna Ascani hanno messo in guardia rispetto ad ogni eventuale tentativo di fare tornare nella casa madre Roberto Speranza, Nicola Stumpo e gli altri ex dem. Zingaretti, nella sua relazione ha escluso qualsiasi ritorno, ma ottiene al contempo il mandato della direzione per trattare delle alleanze quanto piu’ larghe possibili sulle amministrative. E, soprattutto, proseguire il lavoro sulle europee. Che non significa mettere in lista Roberto Speranza o Pierluigi Bersani. Piuttosto, se da questi verranno proposti nomi provenienti dalla societa’ civile, intellettuali, esponenti del mondo del lavoro o dell’imprenditoria, il segretario potra’ valutarli, sedersi quanto meno a un tavolo. Nei giorni scorsi, Zingaretti ha gia’ incontrato Federico Pizzarotti e Alessio Pascucci per Italia in Comune, +Europa, Democrazia Solidale, ma con nessuno di loro ha potuto prendere impegni non avendo ancora un mandato pieno. Un via libera, quello della direzione, che consente a Zingaretti di onorare anche l’impegno preso con il candidato dei socialisti europei alla presidenza della Commissione: Frans Timmermans, che Zingaretti ha incontrato poche ore dopo la sua vittoria alle primarie a Roma, ha chiesto di fare ogni sforzo al fine di non presentare due liste riconducibili ai socialisti europei: si rischierebbe di disperdere voti, e’ stata la spiegazione dell’olandese. Il Pd di Zingaretti non vuole dire ‘no’ a nessuno, non ha preclusioni, e’ il messaggio. Da qui a immaginare Speranza e Bersani candidati nella stessa lista del Pd ce ne corre, il segretario lo ha escluso. Anche perche’ la lista ha gia’ una sua forma, con tanto di simbolo: quello del Pd, con un riferimento al gruppo europeo dei Socialisti e Democratici e la dicitura ‘Siamo Europei’. Un simbolo che sara’ presentato a breve con Paolo Gentiloni. Anche Roberto Speranza esclude ogni velleita’ di rientrare nel Pd e annuncia: “Convochero’ un coordinamento nazionale per venerdi’ mattina. La premessa e’ che siamo un soggetto autonomo, siamo gelosi della nostra autonomia, il 6 e 7 a Bologna facciamo la nostra assembla congressuale. Nessuno vuole rientrare nel Pd, lo escludiamo”. Poi aggiunge: “detto questo la mia opinione sulle Europee e’ che bisogna lavorare perche’ ci sia una lista che riunisca coloro che si ritrovano nella famiglia socialista”. Per quello che riguarda i capilista alle europee, i nomi che girano sono sempre quelli di Giuliano Pisapia nel Nord Ovest e di Carlo Calenda nel Nord Est dove, da ministro, si e’ fatto conoscere per le tante vertenze su cui e’ intervenuto. Al centro si fa il nome di Simona Bonafe’, anche se l’uscente, accreditato per una ricandidatura, sembra essere al momento David Sassoli. L’altro tavolo su cui sta giocando Zingaretti e’ quello delle amministrative. Qui, lo sforzo sara’ quello di mettere in campo le alleanze piu’ larghe possibile in particolare nei 3.863 comuni in cui si votera’ a breve. Su questo, hanno fatto sapere dalla minoranza interna, non c’e’ alcun problema visto che, anche oggi, si governa con Articolo 1 in comuni grandi e piccoli, non ultimo quello di Firenze dove la maggioranza di Dario Nardella si regge anche sui voti del partito di Speranza. Cio’ che ha portato l’area Giachetti ad astenersi dal voto finale in direzione sono stati i dubbi degli ex renziani sulle intenzioni di Zingaretti per le europee: per il voto del 26 maggio, infatti, Giachetti e i suoi – in questo seguiti anche dal resto delle truppe renziane – non vogliono saperne di condurre la campagna elettorale fianco a fianco agli ex compagni di partito. “Non ci sara’ alcuna ricomposizione”, fa sapere il segretario Zingaretti senza convincere l’ala piu’ intransigente dei renziani. La corrente Lotti-Guerini, al contrario, vota a favore della relazione e questo dopo le trattative per la composizione della direzione che hanno preceduto l’assemblea del 17 marzo. Riferiscono fonti Pd che, nonostante fino all’ultimo il voto dei lottiani su Zingaretti sia rimasto in bilico, tra le due anime del partito ci sia stata grande correttezza nel confronto e nel tenere fede ai patti. Un clima di confronto leale che potrebbe aver giocato oggi a favore del segretario che da domani potra’ portare avanti le trattative sulle alleanze – a cominciare da quelle in Piemonte – senza temere di vedersi smontato lo schema a pochi giorni dal voto. (AGI)