Conte: “Tav non mi convince”. Scontro M5S-Lega su bandi

E’ stallo sulla Tav. A certificarlo e’ il presidente del Consiglio in persona che, pero’, esclude una crisi di governo. E rinvia la decisione sui bandi a lunedi’, pur ammettendo che anche in questo caso “c’e’ lo stallo”. Le posizioni di Luigi Di Maio e Matteo Salvini restano distanti, sebbene il confronto “sia leale e franco” ma “non stiamo affatto litigando”, assicura Giuseppe Conte. Il premier, premettendo di non avere mai espresso posizioni a favore o contro la Tav, non nasconde pero’ tutte le sue perplessita’ sull’opera: “Nessun pregiudizio ideologico, emotivo, o ragioni tattiche”, ma ieri al vertice notturno con i due vicepremier “ho espresso forti dubbi e perplessita’ sulla convenienza di questa opera”. Parole accolte con favore dal leader pentastellato, che ringrazia. Dopo il lungo vertice notturno che non ha prodotto risultati e una giornata convulsa di netta contrapposizione tra Lega e M5s sul destino della Tav, e’ il premier Conte a gettare acqua sul fuoco e spiegare lo stato dell’arte della trattativa. Il presidente del Consiglio convoca a palazzo Chigi una conferenza stampa a meta’ pomeriggio – con conseguente e irrituale rinvio di un’ora del Consiglio supremo di Difesa presieduto al Quirinale dal capo dello Stato – dopo aver incontrato Mario Virano, direttore generale della Telt. Con i giornalisti Conte ripercorre le varie tappe della vicenda dell’Alta velocita’ Torino-Lione. Il premier ricorda come si e’ giunti all’analisi costi-benefici, che giudica “plausibile e fondata” ma chiarisce: “La decisione sara’ politica”. Quindi, il presidente del Consiglio affronta il nodo dei costi, e li definisce “non equi” nella ripartizione tra Italia e Francia. Quanto alle posizioni dei due alleati, ammette: “restano tutt’ora contrapposte”. Posizioni che “hanno creato uno stallo”. Tuttavia, Conte si fa garante e spiega: “rispetto le due posizioni, ma non permettero’ che pregiudizialmente si affermi una o l’altra”. Detto questo, Conte prende una posizione netta: “Se dovessimo cantierizzare oggi la Tav mi batterei perche’ non sia realizzata”. Insomma, “gli elementi negativi superano quelli positivi” e allo stato attuale l’unica via d’uscita e’ un confronto con Francia e Ue. “Me ne assumo la responsabilita’ alla luce dei forti dubbi sin qui emersi. Credo che l’unica strada sia procedere ad una interlocuzione con i partner, ovvero la Francia e la Commissione europea, per condividere i dubbi e le perplessita’ in ordine all’analisi costi benefici che abbiamo conseguito”. La sintesi tra la linea M5s e quella della Lega la fara’ il premier stesso: “L’onore e l’onore di prendere in mano la situazione tocca a me. Io rappresentero’ l’intero governo” di fronte agli altri ‘attori’ della trattativa sulla Tav. Per l’intera giornata M5s e Lega hanno continuato a duellare a distanza sulla Tav. Con Di Maio che convoca i parlamentari pentastellati in serata ma mette in chiaro nero su bianco, in una lettera inviata prima della riunione congiunta, che l’opera va “bloccata definitivamente” e per farlo “ci sono due passaggi. Il primo e’ quello del blocco dei bandi. Il secondo e’ quello del passaggio parlamentare per il no definitivo”. Per la Lega sono i governatori di Lombardia e Veneto a replicare: “Giusto approfondire i costi reali e chiedere di piu’ a Francia ed Europa, ma impensabile bloccare i bandi” scandiscono Attilio Fontana e Luca Zaia, mentre Salvini si mantiene defilato, almeno per il momento. “A questo punto lunedi’ sara’ piu’ che mai la giornata decisiva: se i bandi partono, bene, senno’ si perdono una parte dei fondi europei e l’opera rischia di essere definitivamente affossata”, commenta il presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino, che chiama alla ‘mobilitazione’ tutti i sostenitori dell’opera: “di fronte a questa palese incapacita’ del governo di decidere, e’ necessario che tutte le forze economiche, professionali, sindacali, civiche, che si sono mobilitate in questi mesi per la Tav, esercitino ogni pressione possibile”. Per Nicola Zingaretti “la Tav oggi e’ il simbolo dell’immobilismo e dell’incertezza che paralizza tutte le opere importanti per il paese”, afferma il leader Pd. Per Forza Italia “il premier ha definitivamente abbandonato il suo ruolo di equilibrista per appiattirsi sulla linea dei Cinque stelle, che del resto sono i suoi datori di lavoro. A questo punto, se la politica ha ancora un senso, la crisi e’ conclamata. E’ arrivata la tempesta perfetta: il premier non e’ piu’ il garante del contratto di governo e non gli resta che trarne le conseguenze, per il bene del Paese”, sostiene la capogruppo azzurra Anna Maria Bernini.
Fonte Foto: ANSA
[], [], [], [], [], []