Referendum: cosa prevede la riforma M5S-Lega

Primo via libera della Camera alla riforma costituzionale targata M5s-Lega che introduce il referendum propositivo. Il provvedimento, tra i principali cavalli di battaglia dei pentastellati, supera quindi il primo banco di prova dell’Aula, e passa ora all’esame del Senato. Dopo alcune iniziali aperture da parte della maggioranza nei confronti delle richieste delle opposizioni, che hanno portato a modifiche anche sostanziali del testo della riforma, la maggioranza ha tirato dritto senza ‘concedere’ piu nulla alle forze di minoranza. E non sono mancati momenti di forte tensione in Aula, che hanno allungato i tempi dell’esame. Tra le modifiche apportate al testo, su richiesta delle opposizioni, grazie all’accordo raggiunto tra maggioranza e minoranze, l’introduzione del quorum ‘approvativo’ (il 25% dei si’ purche’ abbia partecipato piu’ di un quarto degli aventi diritto), inizialmente non previsto, e l’eliminazione del ‘doppio referendum’, ovvero una sorta di ballottaggio tra la legge popolare e quella approvata dal Parlamento. Nessuna apertura, invece, sui casi di inammissibilita’ del referendum propositivo: a vuoto le opposizioni hanno cercato di limitare le materie su cui e’ ammesso proporre una legge di iniziativa popolare e, quindi, un referendum propositivo: tra queste le materie penali, i trattati internazionali, le leggi tributarie. La riforma modifica gli articoli 71 e 75 della Costituzione.

Nel dettaglio, questi i principali punti della riforma costituzionale:

– LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE E ‘OBBLIGO’ PARLAMENTO: la riforma introduce una sorta di ‘obbligo’ del Parlamento a approvare la legge di iniziativa popolare sottoscritta da almeno 500 mila firme. Il Parlamento deve approvare la proposta di legge popolare entro 18 mesi. Se non procede, se non conclude l’esame entro il termine stabilito o se approva una legge che modifica sostanzialmente e non in maniera meramente formale il testo popolare, si procedera’ con il referendum.

– REFERENDUM PROPOSITIVO, SALTA IL ‘BALLOTTAGGIO’: Se il Parlamento non approva la legge popolare entro 18 mesi dalla sua presentazione, o non conclude l’esame entro il termine stabilito o approva un testo sostanzialmente diverso da quello popolare, ove i proponenti non vi rinuncino, si procede con la consultazione popolare. I cittadini saranno chiamati ad esprimersi solo sulla proposta di iniziativa popolare e non anche sul testo approvato dalle Camere. Non si svolgera’, quindi, un doppio referendum. Inizialmente previsto dal testo della riforma, il ‘ballottaggio’ tra la proposta del ‘popolo’ e quella del Parlamento e’ stato eliminato dopo le proteste delle opposizioni, che hanno denunciato il rischio di un ‘derby’ tra ‘piazza e Parlamento’.

– QUORUM ‘APPROVATIVO’: non e’ previsto alcun quorum partecipativo per la validita’ del referendum propositivo. Tuttavia, sempre accogliendo le richieste delle opposizioni, la maggioranza giallo-verde ha aperto al cosiddetto quorum ‘approvativo’. Ovvero, la legge di iniziativa popolare viene approvata attraverso consultazione popolare se prevalgono i si’ e sono pari almeno al 25% e hanno partecipato piu’ di un quarto degli aventi diritto al voto, circa 12 milioni di elettori. Viene invece promulgata la proposta licenziata dalle Camere se quella soggetta a referendum non e’ approvata. Viene modificato anche il quorum del referendum abrogativo.

– ORGANO TERZO VALUTA MODIFICHE PARLAMENTO: spettera’ a un “organo terzo” valutare le modifiche apportate dal Parlamento al testo della proposta di legge di iniziativa popolare. In particolare, la valutazione da parte dell’organo terzo dovra’ stabilire se le modifiche non siano di natura “meramente formale”, altrimenti – se il testo popolare ha subito cambiamenti solo formali – non si procede a referendum propositivo. L’individuazione dell’organo terzo viene rinviata alla legge attuativa.

– INAMMISSIBILITA’ DEL REFERENDUM: Il referendum propositivo non e’ ammissibile se la proposta di legge di iniziativa popolare non rispetta la Costituzione. Anche in questo caso il testo e’ frutto della mediazione tra maggioranza e opposizione. Il referendum e’ inoltre inammissibile se e’ “ad iniziativa riservata, se presuppone intese o accordi, se richiede una procedura o una maggioranza speciale per la sua approvazione, se non provvede ai mezzi per far fronte ai nuovi o maggiori oneri che essa importi e se non ha contenuto omogeneo”.

– TETTO MASSIMO A LEGGI POPOLARI: nel testo della riforma non e’ previsto alcun limite al numero di proposte di iniziativa popolare che possono essere presentate in Parlamento. Tuttavia la maggioranza ha garantito che nella legge di attuazione della riforma sara’ indicato un tetto massimo per legislatura.

– LEGGE ATTUATIVA: la legge ordinaria di attuazione della riforma dovra’ essere approvata a maggioranza assoluta da parte delle due Camere.

– GIUDIZIO PREVENTIVO DELLA CONSULTA: la Corte costituzionale effettua una sorta di giudizio preventivo sulla legge di iniziativa popolare, prima che questa sia presentata alle Camere, purche’ siano state raccolte almeno 200mila firme. Spetta sempre alla Consulta giudicare l’ammissibilita’ delle richieste di referendum.