Primo si’ al taglio dei parlamentari: M5S esulta

 Per il Movimento 5 stelle e’ “una giornata storica”, per il Pd l’inizio di un taglio alla democrazia. Il primo si’ al disegno di legge costituzionale che porta il numero dei parlamentari da 945 a 600, arrivato oggi dall’Aula del Senato, genera entusiasmo nella maggioranza e perplessita’ in parte delle opposizioni. Pd, Leu e il gruppo delle Autonomia hanno votato contro la riforma, Fratelli d’Italia e Forza Italia, con alcuni distinguo, hanno votato a favore per dare al Parlamento, spiega l’azzurro Gaetano Quagliariello, “piu’ efficienza e piu’ competenza”. Le modifiche apportate – che ora dovranno passare al vaglio del Parlamento per altre tre volte – riguardano gli articoli 56, 57 e 59 della Carta. I deputati passano da 630 a 400 e di questi 8 (e non piu’ 12) saranno eletti nella circoscrizione estero. La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni – esclusi quelli per l’estero – si otterra’ poi dividendo il numero degli abitanti del Paese per 392, invece che per 618. Il numero senatori scende da 315 a 200. Quattro, invece di sei, quelli che saranno eletti dagli italiani all’estero. Cambia anche il terzo comma dell’articolo 57: ogni regione o Provincia autonoma dovra’ avere almeno tre senatori (erano sette), mentre il Molise ne mantiene due e la Valle d’Aosta uno. Modificato infine il secondo comma dell’articolo 59. Nella nuova versione si precisa che “il numero complessivo dei senatori in carica nominati dal Presidente della Repubblica non puo’ in alcun caso essere superiore a cinque”. Il leader M5s, Luigi Di Maio, esulta per il “Tagliapoltrone”, cosi’ come il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, che sottolinea: “Manteniamo anche questa promessa. Posiamo la prima pietra per un Parlamento piu’ efficiente e meno costoso”. Per il Movimento 5 stelle infatti la riduzione dei senatori e dei deputati portera’ risparmi per 500 milioni di euro a legislatura, “300 mila euro al giorno”, precisa il ministro. Cifre, insiste, “che non sono da buttare via soprattutto dopo la crisi degli ultimi anni che ha toccato solo i cittadini e non i politici”. Fraccaro commenta anche il no espresso dal Partito democratico: “E’ una scelta difficile da comprendere visto che hanno passato gli ultimi tre anni a proporre una riforma costituzionale enorme con la scusa di tagliare addirittura il Senato”, dice. Il voto contrario dei dem lo spiega in un tweet il capogruppo del Pd in Senato, Andrea Marcucci: i pentastellati, sostiene, “non riducono il numero dei parlamentari ma cominciano a tagliare la democrazia”.