Pd: Zingaretti incassa ok Prodi e scaccia ‘spettro’ gazebo deserti

Un endorsement che pesa due volte quello di Romano Prodi a favore di Nicola Zingaretti. La prima, perche’ in grado di portare nuovo consenso al governatore del Lazo in predicato di diventare segretario Pd. La seconda perche’ produce una nuova spaccatura in un partito gia’ abbondantemente lacerato. “Il Pd ha bisogno di un padre e Nicola Zingaretti puo’ esserlo”, la sintesi della lunga intervista rilasciata dal Professore a Repubblica. Ma non sono le uniche. A dare forza all’endorsement, Prodi sottolinea l’importanza di andare in massa a votare alle primarie. Ed e’ forse questo passaggio, prima ancora delle parole di stima, a fare piacere a Nicola Zingaretti. Tra le fila dei parlamentari che lo sostengono, infatti, e’ sempre diffuso il timore che una scarsa affluenza possa ‘sporcare’ una eventuale vittoria del governatore. I candidati in campo, infatti, sono tre e Zingaretti se la vede con due ‘renziani’ – nel senso che sono sostenuti dal grosso del corpo renziano in parlamento e nei territori – Maurizio Martina e Roberto Giachetti. In caso di vittoria alle primarie, perche’ Zingaretti possa avere spazio di manovra da segretario e’ necessario che incassi oltre il 60 per cento dei consensi. In caso contrario, i renziani conserverebbero la maggioranza anche negli organi statutari del partito, oltre che nei gruppi parlamentari, rendendo Zingaretti un segretario ‘di carta’. Per questo, per il governatore e’ importante allargare la platea dei votanti ai gazebo. E, per farlo, lancia una tre giorni di mobilitazione nazionale: Il 15, 16 e 17 febbraio “saremo con Piazza Grande nelle strade di tutto il Paese con iniziative, proposte e idee, ci saremo anche per mobilitare i giovani e per dire ai ragazzi che hanno compiuto 16 anni e agli studenti fuori sede di registrarsi per le primarie entro il 23 febbraio sul sito del Partito Democratico per poter andare a esprimere il loro voto ai gazebo il 3 marzo”. Una mobilitazione che segue alla richiesta, accettata dalla Commissione Congresso, di ammettere 16 enni e fuori sede al voto (possibilita’ prevista dallo Statuto, ma che deve essere inserita nel regolamento ad ogni tornata congressuale per essere effettiva). Fuori dalla mozione Zingaretti, pero’, l’intervista di Romano Prodi e’ stata recepita con fastidio. Maurizio Martina sottolinea che “al Pd, oggi come mai, servano figli, piu’ che padri. Penso a una nuova generazione in campo per combattere questa destra pericolosa e rilanciare il nostro impegno fondamentale per la nuova Europa”. E anche Carlo Calenda appare contrariato dalla scelta di Romano Prodi: “Prodi oggi dice che decidera’ per tutto il centro sinistra Zingaretti una volta che diventera’ il papa’ del Pd. Il che mi sembra vagamente illusorio. Non ho mai pensato che sarebbe stato facile. Ma non ho intenzione di mollare di un centimetro”. Il riferimento di Calenda e’ al ‘suo’ manifesto per le elezioni Europee, uno strumento – nelle speranze dell’ex ministro – di raccogliere le forze europeiste in chiave anti populista, ma senza l’apporto dei pariti della sinistra e di chi, come Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema, ha lasciato il Pd.