Papa Francesco: il carcere deve avere la finestra aperta alla speranza

C’è chi li chiama carcerati senza colpa, di fatto sono spesso l’unico baluardo contro la disperazione di chi vive la pena del carcere.

Il Papa li ha ricevuti questa mattina, il personale del Carcere di Regina Coeli a Roma.

Il loro è un impegno concreto, ma spesso “a causa della carenza di personale e del cronico sovraffollamento, il faticoso e delicato lavoro rischia di essere in parte vanificato”.

E per questo, dice il Papa “figure professionali come le vostre necessitano di equilibrio personale e di valide motivazioni costantemente rinnovate; infatti siete chiamati non solo a garantire la custodia, l’ordine e la sicurezza dell’istituto, ma anche molto spesso a fasciare le ferite di uomini e donne che incontrate quotidianamente nei loro reparti”.

E del resto il carcere “con l’aiuto degli operatori penitenziari, può diventare veramente un luogo di riscatto, di risurrezione e di cambiamento di vita; e tutto ciò è possibile attraverso percorsi di fede, di lavoro e di formazione professionale, ma soprattutto di vicinanza spirituale e di compassione”.

Il Papa mette l’accento sulla necessità della preghiera come strada e impegno.

Del resto dice il Papa “non dobbiamo dimenticare che molti detenuti sono povera gente, non hanno riferimenti, non hanno sicurezze, non hanno famiglia, non hanno mezzi per difendere i propri diritti, sono emarginati e abbandonati al loro destino. Per la società sono individui scomodi, uno scarto, un peso”.

Il Papa conclude con un incoraggiamento alla Direzione, alla Polizia Penitenziaria, Cappellani, a coloro che si occupano dell’ area educativa,  del volontariato e alla comunità esterna: “siete chiamati a marciare in un’unica direzione, per aiutare a rialzarsi e a crescere nella speranza quanti sono, purtroppo, caduti nella trappola del male.

Da parte mia, vi accompagno con il mio affetto e con la mia preghiera, perché possiate contribuire, con il vostro lavoro, a far sì che il carcere, luogo di pena e di sofferenza, sia anche laboratorio di umanità e di speranza”.

Prima della udienza i presento hanno potuto rivedere la messa che Papa Francesco ha celebrato a Regina Coeli lo scorso 29 marzo.

Il Papa li ha ricevuti questa mattina, il personale del Carcere di Regina Coeli a Roma.

Il loro è un impegno concreto, ma spesso “a causa della carenza di personale e del cronico sovraffollamento, il faticoso e delicato lavoro rischia di essere in parte vanificato”.

E per questo, dice il Papa “figure professionali come le vostre necessitano di equilibrio personale e di valide motivazioni costantemente rinnovate; infatti siete chiamati non solo a garantire la custodia, l’ordine e la sicurezza dell’istituto, ma anche molto spesso a fasciare le ferite di uomini e donne che incontrate quotidianamente nei loro reparti”.

E del resto il carcere “con l’aiuto degli operatori penitenziari, può diventare veramente un luogo di riscatto, di risurrezione e di cambiamento di vita; e tutto ciò è possibile attraverso percorsi di fede, di lavoro e di formazione professionale, ma soprattutto di vicinanza spirituale e di compassione”.

Il Papa mette l’accento sulla necessità della preghiera come strada e impegno. Ha sottolineato che il carcere non deve essere una finestra chousa e che c’è sempre la necessità di un reinserimento, anche per gli ergastolani, e  ha raccontato il suo rapporto con un gruppo di carcerati a Buenos Aires e ripetuto:Ogni volta che entro il carcere mi chiedo, perchè loro e no io ?

Del resto dice il Papa “non dobbiamo dimenticare che molti detenuti sono povera gente, non hanno riferimenti, non hanno sicurezze, non hanno famiglia, non hanno mezzi per difendere i propri diritti, sono emarginati e abbandonati al loro destino. Per la società sono individui scomodi, uno scarto, un peso”.

Il Papa conclude con un incoraggiamento alla Direzione, alla Polizia Penitenziaria, Cappellani, a coloro che si occupano dell’ area educativa,  del volontariato e alla comunità esterna: “siete chiamati a marciare in un’unica direzione, per aiutare a rialzarsi e a crescere nella speranza quanti sono, purtroppo, caduti nella trappola del male.

Da parte mia, vi accompagno con il mio affetto e con la mia preghiera, perché possiate contribuire, con il vostro lavoro, a far sì che il carcere, luogo di pena e di sofferenza, sia anche laboratorio di umanità e di speranza”.

Prima della udienza i presento hanno potuto rivedere la messa che Papa Francesco ha celebrato a Regina Coeli lo scorso 29 marzo. 

(ACI STAMPA)