Referendum, M5S-Lega avanti spediti: arriva il testo in Aula Camera

I giallo-verdi vanno avanti spediti con la riforma costituzionale che introduce il referendum propositivo. La commissione Affari costituzionali della Camera, infatti, ha terminato l’esame del ddl in anticipo rispetto alla tabella di marcia e si attende ora solo il voto sul mandato alla relatrice, la pentastellata Fabiana Dadone, previsto per martedi’, in attesa che arrivino i pareri da parte di alcune commissioni. Mercoledi’, poi, il testo approdera’ in Aula, per il primo via libera alla riforma fortemente voluta dai 5 stelle. Parallelamente, il Senato esaminera’ l’altro ddl costituzionale, che riduce il numero dei parlamentari a 600 (200 senatori e 400 deputati). A palazzo Madama il testo e’ stato gia’ licenziato dalla commissione prima delle festivita’ natalizie, ma deve essere ancora calendarizzato per l’Aula: l’obiettivo della maggioranza, viene spiegato, e’ di avviare e terminare l’iter in Assemblea entro gennaio. “Sono molto soddisfatto”, commenta il ministro Riccardo Fraccaro, che aggiunge: “Le riforme del cambiamento consentiranno di favorire il piu’ possibile la partecipazione popolare nella formazione delle leggi e di riaffermare la centralita’ del Parlamento”. Come preannunciato, dopo le aperture ad alcune richieste delle opposizioni, la maggioranza ha fatto quadrato, respingendo ogni tentativo – soprattutto di Pd e Forza Italia – di ulteriori modifiche al testo. Solo due due punti, sollevati dall’azzurro Francesco Paolo Sisto, e relativi alla tempistica imposta al Parlamento per esprimersi sulle leggi di iniziativa popolare, potrebbe aprirsi uno spiraglio durante l’esame in Aula. Intanto, sono state approvate dalla commissione le modifiche concordate al testo: prima fra tutte l’introduzione del quorum, inizialmente non previsto e che vedeva i 5 stelle fortemente contrari. Ma la netta presa di posizione della Lega, con relativa minaccia di non votare la riforma, ha indotto i pentastellati a cedere e ad aprire alle proposte del Pd: con il via libera all’emendamento di Stefano Ceccanti e’ stato infatti introdotto per il referendum propositivo il quorum del 25% dei si’, che devono essere superiori ai no, purche’ si siano recati a votare almeno 12,5 milioni di aventi diritto al voto, ovvero piu’ di un quarto degli aventi diritto. Stesso quorum viene previsto per il referendum abrogativo, con una modifica dell’articolo 75 della Costituzione. Altra modifica, sempre recependo alcune richieste delle opposizioni, e’ quella che prevede che la Consulta svolga un giudizio di ammissibilita’ prima della presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare alle Camere, purche’ siano state raccolte almeno 200mila firme. Inoltre, la Corte costituzionale deve giudicare anche l’ammissibilita’ del referendum sul testo approvato dalle Camere. (AGI) (AGI) – Roma, 10 gen. – E’ stato poi approvata la proposta di modifica a prima firma del pentastellato Francesco Forciniti che elimina dal testo originario del ddl la non ammissibilita’ del referendum propositivo se riguarda i “vincoli europei e internazionali”. In sostanza, il testo della relatrice recitava: “Il referendum non e’ ammissibile se la proposta non rispetta i principi fondamentali garantiti dalla Costituzione, nonche’ i vincoli europei e internazionali”. Con il via libera all’emendamento Forciniti il testo viene cosi’ modificato: “Il referendum non e’ ammissibile se la proposta non rispetta i principi fondamentali garantiti dalla Costituzione, nonche’ dal diritto europeo e internazionale”. Secondo il Pd si tratta di una norma che viola l’articolo 11 della Costituzione, spiega il dem Ceccanti, secondo il quale in questo modo “si allarga la materia su cui e’ possibile promuovere il referendum propositivo”, ma va ad impattare con l’articolo 11 della Carta, che limita la sovranita’ sulle materie internazionali e comunitarie, quindi “l’eventuale referendum sarebbe bloccato dalla Consulta” in sede di giudizio di ammissibilita’”. Infine, via libera della commissione all’emendamento del Pd che prevede l’obbligo della maggioranza assoluta di entrambe le Camere per il via libera della legge attuativa della riforma costituzionale che introduce il referendum propositivo. In sostanza, con il ddl si modifica l’articolo 71 della Carta, introducendo il referendum propositivo e disponendo che il Parlamento ha 18 mesi di tempo per esprimersi su una legge di iniziativa popolare. Trascorso invano questo termine, scatta il referendum. I proponenti, tuttavia, possono decidere di ricorrere al referendum anche se il Parlamento e’ intervenuto con modifiche sul testo della proposta popolare (che deve incassare almeno 500 mila firme). A quel punto i cittadini dovranno esprimersi su entrambi i testi, quello popolare e quello varato dal governo.

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