Nuova apertura M5S, stop doppio referendum: Pd apprezza

Confronto e collaborazione, la parola d’ordine e’ incassare sulle riforme targate 5 stelle “il piu’ ampio consenso”. O, comunque, non andare avanti a colpi di maggioranza, non dar vita a uno scontro aperto con le forze di minoranza. E cosi’ i pentastellati aprono a nuove modifiche del testo di riforma costituzionale sul referendum propositivo, accogliendo le ulteriori richieste delle opposizioni. Addio al ‘doppio referendum’, che rischiava di trasformare la consultazione popolare in un derby tra la proposta di legge del comitato promotore e quella approvata dal parlamento. Non solo: la maggioranza accoglie anche la richiesta del Pd, appoggiata da Forza Italia e FdI, e concede una “pausa di riflessione” fino a martedi’ pomeriggio, quando l’Aula di Montecitorio tornera’ a riunirsi per avviare le votazioni sui circa 700 emendamenti presentati che, pero’, dopo la disponibilita’ manifestata dalla maggioranza, potrebbero subire una netta sforbiciata. Tuttavia, non viene escluso che il primo via libera alla riforma possa slittare a febbraio, con tanto di contingentamento dei tempi. La ‘svolta’, peraltro preannunciata ieri dalla relatrice pentastellata, arriva verso l’ora di pranzo, quando in Comitato dei nove vengono presentati 5 nuovi emendamenti, a prima firma Fabiana Dadone, che modificano sostanzialmente il testo licenziato dalla commissione Affari costituzionali, piu’ un sesto emendamento che rivede anche il titolo stesso della riforma. Una mossa che apre una breccia nel Pd, tanto da far usare al capogruppo Graziano Delrio parole di apprezzamento e chiedere tempo per valutare il da farsi: “Vedremo se nel corso del dibattito e dell’esame matureranno le condizioni per un nostro si'”. Insomma, “siamo sulla strada giusta, anche se c’e’ ancora da lavorare, ma finalmente salutiamo una novita’ nel rapporto tra maggioranza e opposizione”. Decisamente piu’ cauto Maurizio Martina, che frena: “Grazie al Pd la maggioranza cambia radicalmente il testo sul nuovo referendum propositivo. Rimangono ancora aperti gravi problemi e per questo continueremo il nostro impegno per impedire derive pericolose”, garantisce il candidato alla segreteria dem. Anche Forza Italia, finora nettamente contraria, non nasconde “il cambiamento di rotta” assunto dalla maggioranza con le nuove modifiche. Posizioni meno tranchant che portano i pentastellati ad azzardare un via libera con numeri piu’ ampi rispetto a quelli della sola maggioranza. “Credo che non ci siano piu’ alibi per un consenso ampio”, sostiene ad esempio il presidente della prima commissione, Giuseppe Brescia (M5s). E il ministro Riccardo Fraccaro rivendica: “Non si erano mai registrate tante aperture nei confronti delle richieste delle minoranze in materie di riforme”. E fonti parlamentari di maggioranza si spingono fino ad ipotizzare un possibile voto di astensione da parte dei dem. Con le nuove modifiche, che si vanno ad aggiungere a quelle gia’ approvate in commissione, a seguito delle aperture da parte della maggioranza, il testo della riforma cambia profondamente rispetto alla proposta originaria. Quanto alle nuove proposte della relatrice Dadone, la piu’ rilevante e’ quella che elimina la possibilita’ del doppio referendum sulla proposta di legge di iniziativa popolare e il testo approvato dal parlamento. Norma fortemente contrastata dalle opposizioni. “Qualora ci sia una controproposta del Parlamento – spiega la stessa Dadone – viene sottoposta a referendum esclusivamente la proposta popolare, sempreche’ i promotori non vi rinunciano. In questo modo l’elettore votera’ solo sull’approvazione della proposta avanzata dai 500.000 cittadini. Di conseguenza, se il referendum avra’ esito positivo e sara’ raggiunto il quorum approvativo, la proposta popolare entrera’ in vigore e quella approvata dalle Camere non verra’ promulgata. Se invece il referendum avra’ esito negativo o non sara’ raggiunto il quorum approvativo, verra’ promulgata la proposta approvata dalle Camere”. Inoltre, viene “esplicitamente escluso il referendum se le Camere approvano modifiche meramente formali” rispetto al testo popolare e viene introdotto un “controllo di ammissibilita’ esteso a tutti i parametri costituzionali”. Sara’ affidato, infatti, alla Corte costituzionale il compito di controllare preventivamente che le proposte di legge popolari non siano in contrasto con la Carta. Quindi, “non potranno essere presentate proposte che non rispettano le disposizioni costituzionali e dunque nemmeno quando sono in contrasto con i vincoli derivanti da diritto internazionale ed europeo”, spiega ancora la relatrice. E ancora, verra’ fissato un tetto massimo al numero di proposte di iniziativa popolare da presentare alle Camere, “per evitare di ingolfare i lavori parlamentari. Sara’ la legge attuativa ad indicare questo numero”. Infine, conclude Dadone, “e’ stato esteso anche al referendum abrogativo il controllo di ammissibilita’ al raggiungimento di 200 mila firme, accogliendo anche qui le richieste dell’opposizione. Non sara’ dunque necessario attendere anche per i referendum abrogativi che siano raccolte le 500 mila firme necessarie per sapere se la consultazione sara’ ammissibile”.

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