Governo, i punti caldi del 2019: legittima difesa, riforme e Concretezza

Referendum propositivo e riduzione del numero dei parlamentari. Legittima difesa, decreto Semplificazioni e ddl ‘Concretezza’ contro i furbetti del cartellino, ma anche class action, ‘mini-riforma’ elettorale, elezioni trasparenti. E, forse, il giro di vite sulle aperture domenicali dei negozi e le nuove norme sull’affido condiviso. Questi – al netto dell’atteso decreto su reddito di cittadinanza e quota 100 – i provvedimenti al centro dell’agenda parlamentare del nuovo anno, con i lavori di Camera e Senato che riprenderanno lunedi’ prossimo, 7 gennaio, per le sedute delle commissioni, mentre le Assemblee di Montecitorio e palazzo Madama riapriranno i battenti mercoledi’ 9. Due, in particolare, i temi cari alla maggioranza giallo-verde, che gia’ dai primi giorni di gennaio impegneranno deputati e senatori: legittima difesa e i ddl di riforma costituzionale. Sul primo la Lega non e’ intenzionata a lasciar trascorrere altro tempo. Piu’ volte Matteo Salvini ne ha promesso l’approvazione definitiva all’avvio del 2019 e ora, archiviato il difficile iter della manovra, il titolare del Viminale e’ gia’ tornato alla carica. Approvata dal Senato a fine ottobre, la proposta di legge leghista ha dovuto superare le perplessita’ degli alleati pentastellati, che durante l’iter a palazzo Madama hanno tentato di depotenziare la portata della riforma per poi ‘riallinearsi’. Il testo, che introduce importanti novita’ in materia e che viene accompagnato dallo slogan salviniano “la difesa e’ sempre legittima”, e’ ora all’esame della commissione Giustizia di Montecitorio. Da mercoledi’ 9 gennaio si svolgeranno alcune audizioni, mentre il termine per gli emendamenti e’ stato fissato alle ore 12 di venerdi’ 11. Molto probabile che la prossima conferenza dei capigruppo della Camera ne calendarizzi l’approdo in Aula entro il mese di gennaio, salvo nuove mediazioni interne alla maggioranza che potrebbero apportare alcune modifiche al testo attuale (ipotesi che, pero’, fa storcere il naso al partito di via Bellerio). Del resto, lo stesso premier Giuseppe Conte, nella conferenza stampa di fine anno, ha usato una certa prudenza, garantendo un intervento “senza sconvolgere la disciplina”, attraverso “un giusto bilanciamento tra opposte istanze parimenti legittime. Siamo ben consapevoli che serve il giusto equilibrio tra le opposte istanze senza eccessi che potrebbero consegnare una disciplina irragionevole e, dati i valori in gioco, avremmo una disciplina incostituzionale cosa che noi non vogliamo”. Se la Lega, dunque, punta ad approvare in tempi brevi la legittima difesa, i 5 stelle sono determinati a incassare entro gennaio i primi via libera di Camera e Senato alle riforme costituzionali. La commissione Affari costituzionali di palazzo Madama ha gia’ licenziato lo scorso 19 dicembre il testo base sulla riduzione del numero dei parlamentari (dagli attuali 315 senatori e 630 deputati a 200 e 400), ma l’approdo in Aula non e’ ancora stato fissato. Alla Camera, invece, il ddl sulle leggi di iniziativa popolare e il referendum propositivo ha gia’ una data segnata sul calendario: l’esame da parte dell’Assemblea iniziera’ mercoledi’ 16 gennaio. Il testo, tuttavia, e’ ancora in commissione e gli emendamenti potranno essere presentati entro lunedi’ prossimo alle 10. Gia’ approvato in prima lettura dal Senato lo scorso 6 dicembre, il ddl Concretezza (tra le novita’ la videosorveglianza e le impronte digitali contro i ‘furbetti’ del cartellino) e’ ora all’esame della commissione Affari costituzionali della Camera. Altro provvedimento caro al governo e, in particolare, ai 5 stelle che del taglio delle leggi ne hanno fatto un cavallo di battaglia, e’ il decreto Semplificazioni (una sforbiciata di 500 leggi e l’avvio di nuovi “codici” per materia che sostituiranno lo strumento dei testi unici), varato dal Cdm lo scorso 12 dicembre e ora all’esame del Senato, dove approdera’ in Aula martedi’ 15 gennaio con voto finale previsto l’indomani. Tempi stretti per l’ok definitivo: il decreto scade infatti il 12 febbraio. Da lunedi’ 7 gennaio inizieranno in commissione a palazzo Madama le audizioni. Dovrebbe vedere la luce nei primi mesi del 2019 anche la proposta di legge pentastellata sulle cosiddette ‘elezioni trasparenti’: gia’ approvata lo scorso ottobre dalla Camera, e’ ora all’esame della commissione Affari costituzionali del Senato. Dalle cabine in plexiglass alle nuove norme su scrutatori e presidenti di seggio le novita’ contenute nel testo. Sempre di materia elettorale, ma del sistema di voto, si occupa anche la proposta di legge targata M5s che mira a rendere applicabili le leggi elettorali a prescindere dal numero dei parlamentari. Presentato a fine ottobre, il ddl e’ ora all’esame della commissione Affari costituzionali di palazzo Madama. “L’obiettivo e’ di rendere neutra, rispetto al numero dei parlamentari fissato in Costituzione, la normativa elettorale per le Camere. Si tratta cioe’ di ritornare alla tradizionale impostazione in base alla quale tale disciplina e’ sempre applicabile a prescindere dal numero dei membri che compongono il Parlamento”, si legge nella relazione introduttiva. In base allo schema proposto, “eventuali modifiche del numero dei deputati e dei senatori non richiederanno specifici interventi di armonizzazione della normativa elettorale che diversamente sarebbero necessari per evitare problemi di funzionamento del sistema. In questo modo si garantisce che il Parlamento sia in ogni momento rinnovabile e dunque che il potere presidenziale di scioglimento delle Camere non sia mai paralizzato da un eventuale vuoto legislativo in materia elettorale”. Sempre all’esame del Senato un altro provvedimento caro ai pentastellati: la class action. Approvato lo scorso ottobre dalla Camera, il testo e’ ora in commissione Giustizia. Il termine per la presentazione degli emendamenti scade alle 10 del 14 gennaio. Infine, resta piu’ incerto il destino di due provvedimenti il cui iter ha subito diversi stop and go: il ddl Pillon sull’affido condiviso e le diverse proposte di legge, tra cui quelle a prima firma Lega e M5s, sulle chiusure domenicali dei negozi. Il ddl Pillon e’ arenato da mesi in commissione Giustizia del Senato, dopo la netta presa di posizione contraria da parte di alcuni esponenti di governo, fra cui il sottosegretario Vicenzo Spadafora. Le varie proposte di legge per una nuova regolamentazione degli orari e delle aperture e chiusure degli esercizi commerciali – fortemente sponsorizzate dai 5 stelle e dallo stesso leader Luigi Di Maio mesi or sono – sono ancora all’esame della commissione Attivita’ produttive della Camera, ma dopo una partenza sprint e un lunghissimo ciclo di audizioni hanno subito una sorta di ‘congelamento’. l’iter potrebbe riacquistare velocita’ nei primi mesi dell’anno, anche se la riforma delle liberalizzazioni volute da Monti non ha incassato un grande favore da parte degli addetti ai lavori.