Aborto, celibato, migranti, abusi. Papa Francesco a tutto campo di ritorno da Panama

Come sempre al ritorno da un viaggio apostolico il Papa incontra i giornalisti sul volo papale e con loro si intrattiene in conferenza stampa. E anche stavolta Francesco non ha mancato alla tradizione, affrontando molti argomenti: dagli abusi sui minori al celibato sacerdotale, dai migranti a – ovviamente – la GMG di Panama.

Uno dei temi che Francesco affronta è l’aborto. “Il messaggio della misericordia – spiega è per tutti. Dopo aver fatto questo fallimento c’è misericordia pure. Ma una misericordia difficile perché il problema non è dare il perdono, ma accompagnare una donna che ha preso coscienza di aver abortito. Sono drammi terribili. Bisogna essere nel confessionale e tu lì devi dare consolazione. Per questo io ho aperto la potestà di assolvere l’aborto per misericordia. Io consiglio tante volte quando hanno questa angoscia: tuo figlio è in cielo, parla con lui. Cantagli la ninna nanna che non hai potuto cantargli. E lì si trova una via di riconciliazione della mamma con il figlio. Con Dio c’è già il perdono, Dio perdona sempre. Ma la misericordia, che lei elabori questo. Il dramma dell’aborto, per capirlo bene, bisogna essere in un confessionale”. E il Pontefice rileva poi l’importanza di una buona educazione sessuale: “nelle scuole bisogna dare educazione sessuale, il sesso è un dono di Dio, non è un mostro, è un dono di Dio per amare. Che poi alcuni lo usino per guadagnare soldi o sfruttare è un altro problema. Ma bisogna dare un’educazione sessuale oggettiva così come senza colonizzazione ideologica. Se inizi dando un’educazione sessuale piena di colonizzazione ideologica distruggi la persona. Ma il sesso come dono di Dio deve essere educato”.

Si è parlato anche di vocazione sacerdotale e celibato. E qui il Papa ribadisce la posizione della Chiesa. “Nel rito orientale della Chiesa cattolica” i sacerdoti possono sposarsi, “si fa l’opzione celibataria prima del diaconato. Nel rito latino mi viene in mente una frase di san Paolo VI: preferisco dare la vita prima di cambiare la legge del celibato. È una frase coraggiosa. Personalmente penso che il celibato sia un dono alla Chiesa. In secondo luogo, dico che non sono d’accordo di permettere il celibato opzionale”.

Sacerdozio, celibato ma anche i tanti giovani che si allontano dalla Chiesa. E questo accade per tanti motivi – osserva Francesco – tra cui “la mancanza di testimonianza dei cristiani, dei preti, dei vescovi. Se un pastore fa l’imprenditore o l’organizzatore di un piano pastorale, o se un pastore non è vicino alla gente, questo pastore non dà testimonianza di pastore. Il pastore deve essere con la gente, pastore e gregge. Ma se un pastore non vive con passione, la gente si sente abbandonata”. E il Papa parla di “cattolici ipocriti” che “vanno tutte le domeniche a messa poi non pagano la tredicesima, ti pagano in nero, sfruttano la gente, poi vanno nei Caraibi a fare le vacanze, con lo sfruttamento della gente. Se tu fai questo dai una contro-testimonianza. E questo è a mio parere quello che più allontana la gente dalla Chiesa”.

Papa Francesco non ha mancato poi di parlare dello spinoso tema degli abusi, anche in vista del vertice in Vaticano nel mese di febbraio. Faremo “una catechesi che si prenda coscienza del dramma, cos’è un bambino abusato, una bambina abusata. Secondo: che sappiano cosa si deve fare, la procedura perché tante volte il vescovo non sa cosa fare. Ma prima di cosa si deve fare, quello che ho detto prima, prendere coscienza. Poi lì si farà preghiera, ci sarà qualche testimonianza per aiutare a prendere coscienza e poi qualche liturgia penitenziale per chiedere perdono per tutta la Chiesa. Ma  stanno lavorando bene nella preparazione di questo. Io mi permetto di dire che ho percepito un po’ una aspettativa gonfiata. Bisogna sgonfiare le aspettative perché il problema degli abusi continuerà, è un problema umano, ma umano dappertutto e dobbiamo prendere coscienza. Anche noi risolvendo il problema nella Chiesa, ma prendendo coscienza, aiuteremo a risolverlo nella società, nelle famiglie dove la vergogna fa coprire tutto. Ma prima dobbiamo prendere coscienza, avere i protocolli e andare avanti”.

Ecco poi un altro tema caro al cuore del Papa: i migranti. “E’ vero che il problema dei migranti è un problema molto complesso, ci vuole memoria: domandarsi se la mia patria è stata fatta da migranti. Il governante deve usare la prudenza perché la prudenza è la virtù del governante. E’ un problema di carità, di amore, di solidarietà e io ribadisco che le nazioni più generose nel ricevere, altro non sono riuscite a farlo tanto, sono state l’Italia e la Grecia. Un modo di risolvere il problema delle migrazioni è aiutare i paesi da dove vengono. I migranti o vengono per fame o vengono per guerra, investire dove c’è la fame e l’Europa è capace di farlo e è un modo. Aiutare a crescere ma sempre c’è, parlando dell’Africa, sempre c’è quell’immaginario collettivo che noi abbiamo nell’inconscio: l’Africa va sfruttata”.

Francesco poi assicura di appoggiare “tutto il popolo venezuelano, che sta soffrendo”, e infine il bilancio della GMG di Panama. “La mia missione – spiega – è la missione di Pietro, che è confermare nella fede. E questo non si fa con comandi freddi e ordini ma lasciandosi toccare il cuore e rispondendo quello che ti viene. Io non concepisco che qualcuno possa compiere una missione solo con la testa. Per adempiere una missione bisogna sentirla, e quando la senti ti colpisce. Io non so fare un bilancio della missione, con tutto questo vado alla preghiera e rimango là davanti al Signore, a volte mi addormento, ma gli affido la missione. Così è come concepisco la missione del Papa e come io la vivo”. (ACI STAMPA)