Referendum su Tav: da Meloni a Chiamparino fino a +Europa

Matteo Salvini non arriva primo. L’idea di lasciare ai cittadini l’ultima parola sulla Tav e’ infatti stata gia’ proposta da altri esponenti politici, in uno ‘schieramento’ trasversale che va da Giorgia Meloni a Sergio Chiamparino. Innanzitutto, pero’, va ricordato che il referendum consultivo non puo’ essere indetto a livello nazionale, in quanto non previsto dalla Costituzione. I referendum consultivi possono essere promossi solo a livello locale e riguardare quindi le popolazioni di un Comune o di una Regione. Per consultare tutta la popolazione regionale o una porzione di essa, dunque, come nel caso delle varie aree interessate dalla Tav, dovrebbe essere la Regione ad attivarsi. Senza tornare troppo indietro nel tempo, e partendo dalla nascita del governo gialloverde, tra le prime a proporre un referendum sull’Alta velocita’ Torino-Lione e’ stata la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che lo scorso giugno ha annunciato che il suo partito aveva depositato in tutti i capoluoghi di provincia del Piemonte una mozione a sostegno della Linea ad Alta Velocita’, lanciando un appello a tutte le segreterie regionali dei partiti piemontesi per organizzare insieme il ‘Tav day’. “Rimettiamo nelle mani dei cittadini del Piemonte il loro futuro attraverso un esperimento di democrazia diretta, ovvero un referendum coordinato sulla Tav, preceduto da una ampia informativa sull’opera, sui costi della stessa e sui vantaggi attesi”, ha spiegato in quell’occasione Meloni. Poco dopo, a luglio, e’ il presidente della regione Piemonte, Sergio Chiamparino, di fronte alle forti criticita’ espresse dai 5 stelle, a proporre il referendum: “Se il governo blocchera’ la Torino-Lione io sono pronto ad andare fino in fondo e convocare un referendum popolare”, sono state le sue parole. Proposta subito accolta – con rivendicazione di ‘paternita” – da FdI, ma anche da Forza Italia, con il piemontese Osvaldo Napoli. Oggi e’ Matteo Salvini a rilanciare l’ipotesi di un referendum sulla Tav (“aspettiamo l’analisi costi-benefici. L’unica cosa da non fare e’ rimanere in sospeso. Al massimo, come esempio di democrazia, si puo’ dare la voce ai cittadini”), e subito Chiamparino raccoglie il ‘guanto di sfida: “non sia un alibi da parte del governo per non assumersi la responsabilita’ di decidere”, altrimenti “io per primo chiedero’ al Consiglio regionale di indire un referendum”. Intanto, proseguono le raccolte di firme: i Radicali Italiani e +Europa Torino hanno depositato in comune la richiesta di referendum comunale consultivo, con in calce le firme di 991 cittadini torinesi (ne occorrevano 300). Analoga richiesta referendaria e’ stata presentata presso gli uffici della Citta’ Metropolitana di Torino. Sono invece oltre duemila le firme raccolte da FdI per la richiesta di referendum a sostegno della Tav.