Pensioni, Cisl: quota 100 penalizza giovani e donne

Quota 100 penalizza giovani e donne. Uno studio contenuto nel “Barometro” della Cisl si sofferma sul caso di un lavoratore che raggiunga la soglia a gennaio 2019 con 62 anni di eta’ e 38 o piu’ anni di contribuzione, anticipando la pensione di vecchiaia di 5 anni rispetto alle regole della legge Fornero. La perdita pensionistica lorda, calcola il sindacato di via Po, va da un minimo del 17,8% per chi ha 42 anni di contribuzione a un massimo del 25,4% per chi ha 38 anni di contribuzione. La perdita pensionistica al netto dell’Irpef nazionale varia invece da un minimo del 15,8% a un massimo del 22,45%. Sempre con riferimento a un’eta’ di 62 anni, diversi tra uomini e donne sono invece gli anni di anticipo rispetto alla pensione anticipata dato che le donne possono uscire con questo canale un anno prima. In questo caso, le perdite nette per le donne vanno da un minimo del 3% a un massimo del 18%, mentre per gli uomini variano tra il 3,5 e il 20%. Nella legge di bilancio il governo ha istituito un fondo per finanziare quota 100 con una dotazione di 6,7 miliardi di euro per il 2019 e di 7 miliardi per gli anni seguenti. Ma, secondo la Cisl e’ presto per fare i conti con precisione: il costo effettivo della nuova prestazione dipendera’ dalle condizioni a cui sara’ possibile accedervi e dai tempi di erogazione. Eventuali finestre comportano minori ratei di pensione da pagare mentre, a esempio, l’introduzione di divieti di cumulo retribuzione/pensione possono scoraggiare il ricorso a quota 100. Senza finestre e/o condizioni limitanti la somma stanziata per il 2019 sarebbe insufficiente, afferma la Cisl. Con i risparmi prodotti dalle finestre e da una percentuale di adesione non prossima al 100%, date le perdite nel rateo di pensione e la possibile introduzione del divieto di cumulo, le risorse stanziate potrebbero invece bastare. Maggiori interrogativi suscitano le risorse stanziate per gli anni successivi. Chi e’ andato in pensione con quota 100 nel 2019, osserva la Cisl, continuera’ naturalmente a percepirla negli anni successivi, questa volta per tutti e dodici i mesi a prescindere da eventuali finestre nel 2019. A queste pensioni si aggiungeranno quelle di nuovi lavoratori che matureranno quota 100 nel 2020. Alla spesa per le prime si accumulera’ quindi la spesa per le seconde e le risorse stanziate a partire dal 2020 potrebbero essere insufficienti. Lo studio sottolinea inoltre che il nuovo canale di uscita e’ condizionato tuttavia da un elevato numero di anni di contribuzione richiesti. Per chi non raggiunge questa anzianita’ contributiva l’unica possibilita’ di pensionamento e’ data dalla pensione di vecchiaia. La riforma del 1995 assicurava invece una flessibilita’ in uscita tra i 57 e i 65 anni con un minimo di anzianita’ contributiva: era quindi una flessibilita’ aperta a tutti. Questa flessibilita’ e’ stata eliminata dalla riforma Maroni del 2004 e, nonostante, le richieste, mai ripristinata. Quota 100, sostiene la Cisl, e’ una risposta positiva alla richiesta di flessibilita’, ma risponde solo a chi ha la possibilita’ di carriere lavorative continue. Per gli altri e per i giovani che avranno la pensione totalmente contributiva la strada non puo’ che essere il ritorno a una flessibilita’ modello 1995. La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, sulla base di questi dati evidenzia anche che la proposta avanzata dalla confederazione di via Po, “intende favorire le donne, inserendo all’interno delle regole del pensionamento lo sgravio di un anno di contributi per ciascun figlio allo scopo di riequilibrare il montante contributivo delle lavoratrici. Quota 100”, rileva la sindacalista, “dovra’ essere valutata attentamente sulla base dei dettagli che ancora il governo non ha esitato alle parti sociali e come tali ci riserveremo di dare un giudizio piu’ compiuto non appena ne conosceremo gli aspetti piu’ precisi. Solo allora potremo valutare con piu’ compiutezza le convenienze reali rispetto allo strumento che comunque rappresenta un ulteriore opzione all’uscita dal mercato del lavoro e riscontra una proposta che gia’ nel 2015 prevedeva la piattaforma pensionistica del sindacato. I patronati, in particolare l’Inas Cisl, potranno aiutare i lavoratori e le lavoratrici in una scelta meditata. Riguardo all’iter normativo e’ fondamentale poi per la Cisl rifinanziare l’opzione donna, garantire anche per il 2019 e per gli anni successivi la possibilita’ di accesso all’Ape sociale, garantire l’apertura di un confronto sul tema della pensione contributiva di garanzia per i giovani e della previdenza complementare, valorizzare ai fini pensionistici il lavoro di cura, adeguando le pensioni in essere attraverso forme perequative non penalizzanti per i pensionati e le pensionate. La piattaforma unitaria prevede la necessita’ di sviluppare un ragionamento sull’accesso al pensionamento con 41 anni di contributi a prescindere del’eta’. Auspichiamo che si possa approfondire con questo governo il tema della gravosita’ dei lavori, e quello del superamento del meccanismo automatico di aumento dei requisito per aspettativa di vita”, conclude Furlan.