Dossier Parità, basso numero donne in Regioni: maglia nera al Sud

Le donne con incarico da assessore nelle giunte regionali al momento sono 55, il 32,54% del totale. Lo rileva il dossier AGI/Openpolis, ‘Trova l’intrusa – 2018′ sugli effetti delle leggi sulla parita’ di genere. La percentuale delle donne assessori e’ piu’ alta di quella delle donne ministro nel governo Conte (27%) e anche considerando sottosegretari e viceministri, la percentuale di donne negli ultimi governi – Letta 29,03%, Renzi 27,87%, Gentiloni 28,33%, e Conte 17,19% – appare inferiore a quella di assessori regionali donna. In media il 14% dei Comuni italiani sono guidati da donne, in linea con il trend europeo: solo Spagna, Lettonia, Slovacchia, Paesi Bassi, Finlandia e Ungheria hanno percentuali oltre il 20%. E’ quanto emerge dal dossier AGI/Openpolis, ‘Trova l’intrusa – 2018′ dedicato agli effetti delle leggi sulla parita’ di genere. Nove Comuni capoluogo di provincia hanno un sindaco donna: si tratta di Ancona, con la sindaca Valeria Mancinelli, Carbonia con Paola Massidda, Lodi con Sara Casanova, Piacenza con Patrizia Barbieri, Roma con Virginia Raggi, Savona con Ilaria Caprioglio, Torino con Chiara Appendino, Verbania con Silvia Marchionini e Vercelli con Maura Forte.

Nei Comuni e’ migliorata la parita’ di genere nelle liste dei candidati in seguito all’approvazione della legge nel 2012. Dal 2009 al 2012, infatti, la percentuale di uomini era costantemente oltre il 70%, raggiungendo un picco notevole nel 2010, quando un solo candidato su 4 era donna. Nel primo anno di applicazione della legge per la prima volta le donne hanno superato il 30% di rappresentanza nelle liste dei candidati, segnando quindi un forte cambio di passo. Dal 2009 al 2016, inoltre, si e’ registrato un +26,89% delle donne candidate. E’ quanto risulta dal dossier AGI/Openpolis ‘Trova l’intrusa – 2018′, in cui si osserva poi che se dal 2009 al 2012 le candidate erano il 25%, per le elette il dato scendeva al 20%. Fino a 6 anni fa infatti 8 consiglieri comunali su 10 erano uomini. Con l’approvazione della legge il balzo in avanti e’ stato notevole, anche se comunque la via per la piena parita’ di genere appare molto distante. Nel 2016, ultimo anno preso in considerazione, le donne elette erano il 30,40%, con un balzo del 40% rispetto al 2009, ma nei consigli comunali di 11 Regioni su 20 gli uomini rappresentano oltre il 70% degli eletti. Inoltre, nei Comuni con una popolazione che oscilla tra 5.001 e 15.000 abitanti l’indice di successo delle donne e’ di 1, quindi con una piena corrispondenza tra candidate ed elette, nei Comuni piu’ grandi (oltre 15 mila abitanti) crolla a 0,75.

Nelle tornate elettorali dal 2012 al 2015, rispetto a quelle che sono avvenute dal 2008 al 2011, la percentuale di donne elette sul totale nei consigli regionali e’ aumentata del 55%, passando dall’11,38% al 17,60%, ma il dato, per quanto in crescita, e’ comunque molto basso se confrontato con quello dei consigli comunali in cui le donne sono circa il 30%. Gli uomini nei consigli regionali in media continuano inoltre a rappresentare oltre l’80% degli eletti. E’ quanto riporta il dossier AGI/Openpolis ‘Trova l’intrusa – 2018′, in cui si evidenzia anche che il dato piu’ problematico per quello che concerne le regioni e’ l’indice di successo, che mette a confronto la quota di donne candidate con quella delle elette: infatti, si legge nel rapporto, mentre in tutti gli organi istituzionali analizzati il dato delle donne e’ sensibilmente in crescita, e sempre piu’ vicino al valore di 1 (ossia la perfetta corrispondenza tra quota di candidate e di elette), nei consigli regionali si aggira intorno allo 0,47 e rispetto alle tornate elettorali che si sono svolte tra il 2000 e il 2001, quando l’indice di successo delle donne era dello 0,52, il dato e’ persino diminuito.

E’ ancora attuale “l’enorme difficolta’” delle donne nel farsi eleggere nei consigli regionali, specialmente al Sud dove il dato sull’indice di successo – ossia il rapporto tra il numero di candidate e quello delle elette – e’ fermo allo 0,31. Centro (0,60) e Nord-Est (0,58) sono le macro aree in cui si registra il valore piu’ alto, ma si tratta di cifre comunque ben lontane da quanto avviene nelle elezioni degli altri organi di rappresentanza territoriale. Lo sottolinea il dossier AGI/Openpolis ‘Trova l’intrusa – 2018′, in cui si osserva che, considerando l’ultima tornata elettorale del 2016, solamente il consiglio regionale dell’Emilia-Romagna aveva registrato una percentuale di donne elette che superava il 30%. Molto distanti le altre Regioni sul podio: Toscana (26,80%) e Piemonte (25,50%). Nel 55% delle Regioni, nelle tornate elettorali prese in considerazione dalla ricerca, oltre 8 consiglieri regionali su 10 erano uomini. Il dato piu’ basso e’ quello fatto registrare dalla Basilicata, che nel 2013 ha eletto zero donne nel consiglio regionale. Per quanto riguarda invece le candidature alle elezioni comunali, mentre alcune Regioni avevano percentuale di donne candidate che superavano il 30% gia’ nel 2009 – come Toscana ed Emilia-Romagna – altre hanno a malapena raggiunto questa percentuale nel 2016, come Abruzzo, Calabria e Molise. E’ proprio in Toscana ed Emilia-Romagna che si e’ registrato il dato piu’ importante, quando nel 2016 oltre il 40% dei candidati erano donne. A segnare la maggiore crescita tra il 2009 e il 2016 sono state la Puglia (+72%, passando dal 27,4% al 38,4%) e la Campania (+76%, dal 18,4% al 32,4). Le Regioni ad aver registrato la crescita piu’ bassa dei dati in seguito all’approvazione della riforma del 2012 sono invece la Liguria (+16,30%, dal 24% al 32,9%) e il Piemonte (+19.85%, dal 28,7% al 34,4%). Anche per quanto riguarda gli eletti alle comunali si rilevano notevoli differenze territoriali: nel 2009 al Sud le donne erano il 14,1% del totale, nelle isole si scendeva persino al 13,8%, ma il dato piu’ basso da questo punto di vista si era registrato in Campania (11,6%) e in Sicilia (12,1%). Nel dossier si mette in evidenza la percentuale fatta registrare nel 2016 dal Nord-Est, con il 34,7% di donne sul totale degli eletti, dovuto soprattutto alla performance di Emilia-Romagna (36,8%), Friuli-Venezia Giulia (36,4%) e Veneto (34,3%), mentre particolarmente negativi sono i dati riguardanti Calabria e Molise. Nel 2016 nei consigli comunali di entrambe le regioni, infatti, il 75% degli eletti erano uomini. In forte crescita invece la percentuale in Sicilia, che ha triplicato i suoi numeri: le elette sono passate dall’essere il 12,1% del totale al 37,8%, dato piu’ alto in Italia nel 2016.

La parita’ e’ ancora lontana, ma la crescita e’ esponenziale. Dopo una presenza iniziata in sordina nell’anno del primo insediamento dell’assemblea nel 1979, il numero di deputate all’Europarlamento, salvo una frenata negli anni ’90, e’ progressivamente in aumento. Le donne, che rappresentano oltre il 50% della popolazione europea, ricoprono oggi poco piu’ di un terzo dei seggi del Parlamento Europeo: sono il 37,3% dei 751 deputati europei che siedono tra i banchi di Bruxelles e Strasburgo. Il dato del 2014 e’ migliore rispetto alla legislatura precedente, quando le parlamentari erano il 34%. E la quota di seggi assegnati alle donne e’ piu’ che raddoppiata rispetto al 1979, prima legislatura della storia, quando in Europa arrivarono solo 68 deputate, poco piu’ del 16% dell’intera assemblea. Fu una donna pero’, a presiedere la prima seduta del nuovo Parlamento appena insediato, Simone Veil, che oggi riposa tra i grandi di Francia al Pantheon. Il trend generale e’ confermato dalle presenze femminili italiane: su 73 parlamentari italiani sbarcati a Strasburgo nel 2014, 28 (il 38,4%) sono donne. Anche qui la tendenza e’ in netta crescita, l’Italia infatti aveva eletto solo il 14% di donne nella prima legislatura del 1979. La presenza femminile e’ calata nelle tornate successive fino all’11% del 1999 per poi risalire al 21% del 2004, al 25% del 2009 e al 38,4% di oggi. Una percentuale non troppo lontana da quella di Spagna, Regno Unito, Olanda e Francia, ma decisamente al di sotto di Finlandia (che vanta il 61,5% di parlamentari donne) e Irlanda (54,5%). Parita’ assoluta si registra solo in tre Paesi, Estonia, Lettonia e Austria. La presenza femminile e’ legata anche alle diverse leggi elettorali di ciascun Paese: la parita’ di rappresentanza e’ attualmente prevista solo nei sistemi di voto di Belgio e Francia, anche se poi l’ultima scelta resta dell’elettore in quanto legata alla preferenza. La legge italiana per le elezioni del 2014 prevedeva la nullita’ della scheda se delle tre preferenze possibili almeno una non fosse stata assegnata a una donna. Le forze politiche, non senza polemiche, decisero di rinviare al 2019 la presenza paritaria nelle liste e l’alternanza uomo-donna tra i capolista. Nell’attuale Parlamento, tra le truppe di eurodeputati italiani, il gruppo parlamentare piu’ ‘rosa’ e’ quello dei socialisti: l’Alleanza progressista dei Socialisti e Democratici schiera infatti 13 eurodeputate, 12 del Pd, ( Simona Bonafe’, Mercedes Bresso, Renata Briano, Caterina Chinnici, Silvia Costa, Isabella De Monte, Elena Gentile, Michela Giuffrida, Cecile Kyenge, Alessia Mosca, Pina Picierno e Patrizia Toia), e una di Possibile, (Elly Schlein). Quattro le parlamentari del Ppe, Laura Comi, Elisabetta Gardini e Barbara Matera di Fi e Alessandra Mussolini indipendente. Il M5S schiera sei eurodeputate (Isabella Adinolfi, Laura Agea, Tiziana Beghin Rosa D’Amato, Eleonora Evi e Laura Ferrara) piu’ due fuoriuscite, Daniela Aiuto e Giulia Moi. Due eurodeputate infine per la sinistra di Gue, (Barbara Fiorenza della Lista Tsipras e Barbara Spinelli indipendente) e una per la Lega, Mara Bizzotto.