Congresso Pd, Renzi si tiene le mani libere: pronti alla ‘nuova Cosa’

Quarantotto ore di tempo. E’ quanto si sono presi i renziani per decidere il da farsi dopo la decisione di Marco Minniti di fare un passo indietro dalla corsa alla segreteria dem. Una delle ipotesi – quella di chiedere di congelare il congresso e di puntare su Paolo Gentiloni come traghettatore fino alle Europee o come figura unitaria per tenere unito il Pd – e’ tramontata. Anche perche’ il diretto interessato, riferiscono fonti dem, e’ contrario. Al momento l’iter congressuale non si modifica. E allora i fedelissimi dell’ex segretario dem si stanno interrogando. E si stanno anche dividendo. Sono piu’ di cento i parlamentari che hanno iniziato questa legislatura al fianco del senatore di Scandicci. Ma in tanti stanno prendendo le distanze. Alla Camera in diversi hanno fatto pervenire ai vertici un messaggio chiaro: qualsiasi fuga in avanti e’ prematura, noi restiamo nel partito. Altrettanto sconcerto c’e’ al Senato, con il tentativo in atto di ‘compattare’ le truppe. Ma l’ex presidente del Consiglio oggi non ha chiarito con i suoi interlocutori le sue intenzioni. Si tiene le mani libere. Smentendo sia di voler partecipare al progetto promosso da Gozi il 16 dicembre, sia di voler accelerare a gennaio. In realta’ l’ex premier non avrebbe indicato una data ma chi promuove i comitati per la ‘resistenza civile’ non esclude affatto che dopo Natale si possa partire con la ‘nuova Cosa’, in vista delle Europee. Si rincorrono le voci. Una delle tante: Renzi avrebbe intenzione di lasciare all’inizio del prossimo anno il gruppo Pd a palazzo Madama ed iscriversi al gruppo Misto per far capire che non vuole coinvolgere altri nelle sue scelte. Ma anche chi alimenta queste indiscrezioni sottolinea come ogni ipotesi del genere sia prematura. “Io – afferma Renzi – non mollero’ mai, non lascero’ mai il mio ruolo di senatore dell’opposizione, tutto il resto appartiene al chiacchiericcio”. Ed ancora: “Quando ho qualcosa da dire la dico, non mi manca la possibilita’ di parlare e dire la mia, e ci metto la faccia: quello che voglio dire non lo affido a retroscena o a fonti segrete”. Al momento la volonta’ di Renzi dunque e’ quella di non dover trattare con le correnti o essere influenzato dal dibattito congressuale. Nel mirino c’e’ il governo giallo-verde. Solo che i renziani, disorientati, si confrontano con il tema congresso e sul tavolo c’e’ anche l’ipotesi di non presentare alcuna candidatura. Una mossa che potrebbe essere interpretata come l’anticamera di una ‘separazione’ ma rappresentare anche una strategia per convergere su Martina, qualora l’ex ministro dell’Agricoltura decidesse di aprire. Il piano B e’ una candidatura Guerini che pero’, tra l’altro, e’ presidente del Copasir. Da molti dirigenti dem e’ arrivato l’invito a Renzi a non evocare una scissione. Non ci crede Delrio, non ci crede Richetti, ma il diretto interessato non smentisce alcuna strada. Intanto il giorno dopo la rinuncia di Minniti e’ il momento dei sospetti e dei veleni. Tra i renziani c’e’ chi ipotizza che l’ex responsabile dell’Interno avesse gia’ un accordo con Zingaretti, altri addirittura vedono la ‘mano’ di D’Alema. Tesi smentite da alcuni ‘big’ che tra l’altro stanno lavorando per trovare una soluzione. Si sono mossi Lotti, Marcucci, Rosato e Guerini ma non c’e’ ancora una ‘exit strategy’. Anche perche’ – ripetono nel Pd – Renzi si sta muovendo da solo. “Qual e’ il modello di partito che vogliamo? Quello del ‘900 con le correnti? No”, sostiene. “Io non mi metto a fare il piccolo indiano di un congresso il cui obiettivo sembra essere discutere tra correnti. Si discuta tra idee”, ribadisce. Per chiudere il ‘caso Minniti’: “Io non ho proteso un mio candidato al congresso”.