Sollievo M5S: Raggi ‘assolta’. La sindaca di Roma: “Avanti a testa alta”

Tra paura e sollievo, tra emergenza e rilancio: in un sabato “manicheo” il M5S torna in qualche modo a “dipendere” da Virginia Raggi. E’ una giornata a due facce, quella per il Movimento, che vede la sindaca di Roma passare da casus belli per una rovinosa caduta, a trampolino da cui ripartire tornando a brandire la spada dell’ “onestà”. “Tutto è bene quel che finisce bene”, è il mantra che, a tarda sera, unisce i pentastellati mentre Riccardo Fraccaro, probiviro ed ex “dioscuro” del M5S in Campidoglio, chiarisce un concetto fino a qualche ora per nulla scontato: “sosterremo sempre Raggi”. Già, perché alla vigilia della sentenza, dalle parti del Movimento, l’impressione era un’altra. I contatti tra i vertici e la sindaca erano assenti e l’intenzione dei primi, in caso di condanna, era “scaricare” Virginia chiedendo il ritorno alle urne. Per il M5S sarebbe stata una strada obbligata: una nuova deroga al Codice etico, proprio mentre va in scena il braccio di ferro con la Lega sulla giustizia, sarebbe stato l’ennesimo colpo per la militanza “gialla”. Strada obbligata ma perdente, perché il ritorno alle urne avrebbe probabilmente agevolato l’ascesa della Lega, pronta a “prendersi” la Capitale. Anzi, nel M5S c’era chi non escludeva, con un crescente timore, che in caso di condanna, dal ritorno alle urne a Roma alle elezioni politiche il passo sarebbe stato quasi automatico. Così, però, non è stato. E il sospiro di sollievo del Movimento risuona nei social, negli “abbracci” virtuali lanciati da Beppe Grillo, Luigi Di Maio e da Alessandro Di Battista, nell’attacco frontale alla stampa con cui i Cinque Stelle programmano la loro “mediatica” rivincita. Certo, i rapporti tra i vertici del M5S e Raggi restano piuttosto tiepidi e, non a caso, la sindaca di Roma nei prossimi giorni potrebbe dar vita ad un rimpasto che ha, nel mirino, proprio quegli assessori in qualche modo imposti dal Movimento. Qualcuno tra i “big” 5 Stelle chiama la sindaca nel pomeriggio ma nessuno si fa vedere in Campidoglio dove a festeggiare sono i consiglieri. E la Lega? Prende l’assoluzione con una certa filosofia. “Non mi piace chi vuole vincere con le sentenze, la giudichino i cittadini”, sottolinea Matteo Salvini dando quasi per scontato che, quel giudizio, nella Lega, è negativo. Ma forse, anche per il Carroccio, un voto a stretto giro non sarebbe stato del tutto vantaggioso: troppo poco il tempo per organizzarsi con una coalizione del centrodestra mai così fragile come in questo periodo. L’attacco della Lega, invece, è altrove: a Torino dove a sfilare sono migliaia e migliaia di “Si Tav” sostenuto da un centrodestra che sotto la Mole torna unito. E’ lì che, a fine giornata, si addensano le nubi per il M5S. Perché sulla Tav Salvini non ha alcuna intenzione di cedere, soprattutto dopo “l’investitura popolare di oggi. E a Di Maio & Co. non resta che prendere tempo, in bilico tra la rottura con l’alleato e un placet che, dopo il sì al Tap, costerà ai 5 Stelle diverse migliaia di voti.

[], [], [], []