Marito di Asia Bibi: Italia aiutaci. Salvini: ci siamo

C’e’ l’Italia nei sogni di Asia Bibi e della sua famiglia. Ashiq Masih, il marito della donna cattolica ancora trattenuta in Pakistan nonostante l’assoluzione della Corte Suprema dall’accusa per blasfemia, ha paura e invoca l’aiuto del governo italiano. “Aiutateci a fare uscire dal Pakistan me e la mia famiglia perché siamo in pericolo. Abbiamo difficoltà anche a trovare da mangiare” dice in un video messaggio inviato alla fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre e che in febbraio lo aveva invitato in Italia assieme alla figlia Eisham. Da governo e opposizione la risposta e l’impegno sono trasversali a partire dal ministro dell’Interno Matteo Salvini che assicura: “Ci stiamo lavorando con altri Paesi occidentali, con discrezione per evitare problemi in loco alla famiglia che vuole avere un futuro”. La minaccia arriva dagli estremisti islamici che hanno invocato l’impiccagione di Asia anche dopo la sentenza che ne ha decretato l’innocenza. Le proteste dei gruppi radicali islamici e degli estremisti sunniti di Tehreek-e-Labbaik, che hanno bloccato il Paese per tre giorni dopo l’assoluzione del 31 ottobre, ha costretto il governo del premier Imran Khan a trattenere Asia e ad avviare una procedura di riesame del verdetto da parte della Corte Suprema. E i mandanti per liberarsi della scomoda presenza sua e della sua famiglia non mancano in un Paese ai primissimi posti nel mondo per intolleranza religiosa. Tanto che il suo legale, Saif ul-Malook, minacciato di morte, è dovuto scappare dal Pakistan tre giorni fa. Sulla necessità di proteggere Asia e di accoglierla in Italia il mondo politico è compatto. Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi segue la situazione con “massimo impegno e attenzione” e la Farnesina è “pronta a dare seguito alle determinazioni che il governo potrà assumere”. L’esecutivo ” faccia subito tutti i passi necessari per accogliere in Italia Asia Bibi” incalza su twitter Paolo Gentiloni. E Laura Boldrini (LeU) chiede di firmare una petizione perché “il governo italiano compia ogni sforzo per accogliere Asia, il marito e i suoi cinque figli nel nostro Paese”. Presa di posizione netta anche da parte del parlamento europeo con il presidente Antonio Tajani che ha invitato a Bruxelles o a Strasburgo marito e figli di Asia. “Chiedo alle autorità del Pakistan di rilasciare i documenti di viaggio necessari. Le regole europee prevedono protezione per chi è minacciato a causa della propria fede”, scrive Tajani in un tweet postando la lettera inviata al marito della donna. Dove sia esattamente ora Asia non è chiaro. In un luogo protetto, secondo alcuni. Ancora dietro le sbarre per la sua ‘sicurezza’, secondo altri. Ma il cedimento del governo alle proteste degli islamisti non promette nulla di buono. Dopo la condanna all’impiccagione nel 2010, otto anni di carcere e la gioia per l’assoluzione con la liberazione che sembrava dietro l’angolo, di certezze non ce ne sono. A parte l’odio che ha portato in piazza decine di migliaia di persone con le foto del volto di Asia circondato da un cappio e la scritta: “impicchiamola”.(ANSA).