Elezioni Europee, Tajani: “Cerchiamo voti tra Pd e Lega e cambiamo simbolo di FI”

“Avere un leader come Berlusconi candidabile ci rafforza di certo. E poi vogliamo allargare le liste, stiamo parlando con l’Udc, stiamo facendo incontri con l’area moderata, con organizzazioni legate al Ppe, con liste civiche. Per fare le liste Altra Italia alle europee. E rappresentare tutta una fetta elettorale che sta tra la Lega e il Pd. Con qualche riferimento nel simbolo: stiamo valutando se cambiare simbolo o rinnovarlo, senza rinunciarea Forza Italia”. Lo dice il presidente del Parlamento europeo, vicepresidente di FI, Antonio Tajani, in un’intervista a ‘La Stampa’. Continuerà il soccorso azzurro al governo in Parlamento, specie al Senato? “Sulle cose di centrodestra votiamo a favore ma ce ne sono poche. Siamo fedeli all’ impegno preso con gli elettori. Siamo sempre gli stessi. Non inseguiamo la Lega. Siamo un’altra cosa – risponde – Siamo alleati nelle regioni, siamo contro il partito unico che non esiste. Abbiamo la possibilità di aggregare mondi che loro non possono aggregare, una fetta di mondo cattolico e di area liberale”.

Dopo questa esperienza di governo gialloverde, esisterà ancora il centrodestra? “Noi vorremmo che la Lega tornasse presto nel centrodestra – risponde Tajani – il suo alveo naturale è l’alleanza con noi. Ora c’è un accordo di potere, ma contro natura. E ricordo che già con il governo giallo-verde in carica abbiamo vinto Molise, Friuli e anche Trentino con alleanze di centrodestra”. Se cadesse il governo dopo una tempesta finanziaria ci sarebbe un esecutivo di emergenza o il voto? “Certamente non si farebbe un altro governo Lega- M5S: si potrebbe cercare di fare un governo di centrodestra con persone di buon senso che non vogliono distruggere il paese. Parlamentari che sostengano una maggioranza, di gruppi diversi. E il governo dovrebbe essere politico, non tecnico, sottolinea.

Cosa rischia davvero l’Italia in questa situazione? Una procedura d’infrazione per debito o ci sono speranze di ridurre la botta? “Adesso vediamo le trattative. Mi auguro che la sanzione sia la meno rigida, ma se si dichiara guerra a Bruxelles, come se la cosa prioritaria fosse la ricerca di consensi per la campagna elettorale, cosa si pretende? Pure Mussolini aveva la gente in piazza che inneggiava alla guerra, ma poi si è visto che le imprese velleitarie non portano lontano”. I vicepremier, sottolinea Tajani, “sottovalutano questo e anche le conseguenze della manovra. Come creano le imprese posti di lavoro? La pressione fiscale resta la stessa, non ci sono agevolazioni per assunzioni. Succederà che l’Italia sotto procedura sarà per anni sotto controllo, con una serie di limitazioni. Lo scontro porta a un vicolo cieco. Se l’Italia crollasse, si trascinerebbe dietro per effetto contagio anche altri e questo non fa piacere a nessuno ovviamente. Per questo siamo isolati”. “Fare lo strappo – conclude – sarebbe un suicidio politico perché, anche se c’è malcontento, imprenditori e partite iva, artigiani e commercianti non vogliono uscire dall’ euro. Il 95 per cento sono contro”.